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Gabigol Inter

Flop all'Inter, re al Flamengo: Gabigol sfida il River per entrare nell'Olimpo

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Da baby prodigio a peggior giocatore del campionato. Da bidone a beniamino totale. E capocannoniere. Non una volta, ma due di seguito. Più che un inizio di carriera, è un precoce e piuttosto adrenalinico viaggio sulle montagne russe. Ed è un'esperienza che Gabriel Barbosa, per tutti Gabigol, 23 anni, ha sperimentato e sta sperimentando tra Italia e Brasile. Tra Inter e Flamengo. Due mondi opposti, due visioni del mondo opposte. Sputato fuori senza remore dalla Milano nerazzurra, accolto come un re dalla Rio de Janeiro rossonera. Che ora sogna, dopo 38 anni di spasmodica attesa, di sedersi nuovamente sul trono del Sudamerica.

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Protetti dalle braccia allargate del Cristo Redentore, Gabigol e il Flamengo stanno vivendo un'annata trionfale. Stravinto di forza il Brasileirão dopo un decennio esatto d'astinenza (manca solo la matematica per certificare un dominio senza discussioni), sabato i rubronegros dell'ex Benfica Jorge Jesus sfidano a Lima, per la prima volta nella storia in gara secca e non in 180 minuti, il River Plate campione in carica. In palio c'è la Copa Libertadores, il trofeo più importante del Sudamerica. Il Fla l'ha alzato solo nel 1981, contro i cileni del Cobreloa; 4 sono invece i successi del Millo, vincitore anche nella scorsa edizione in un'indimenticabile - in tutti i sensi... - doppia finale-derby contro il Boca Juniors.

Sfida equilibrata, senza possibilità di pronostici secchi e definitivi. Ma il giocatore più impattante e decisivo, in questo momento, fa parte della rosa del Flamengo. A 23 anni, Gabigol ha trovato una continuità, sia di prestazioni che realizzativa, mai conosciuta prima. 22 reti in campionato a 5 giornate dal termine, qualcosa che non è mai riuscito nemmeno a sua maestà Zico, più altre 7 in Libertadores. Se nel Brasileirão non sta avendo rivali, in coppa l'ex nerazzurro si è scatenato strada facendo: dopo un solo golletto nei gironi, è andato a segno in tutte le fasi a eliminazione diretta, punendo l'Emelec negli ottavi, l'Internacional nei quarti e il Gremio in semifinale. Totale: 7 centri. Miglior marcatore pure lì.

Un mondo completamente rovesciato rispetto al ricordo lasciato da Gabigol a Milano e pure a Lisbona, sponda Benfica. 10 spezzoni di partita e poco più di 100 minuti complessivi suddivisi in due stagioni: un calvario. E quel premio poco onorevole di bidone della Serie A, assegnatogli nel gennaio del 2018 dal sito 'calciobidone.it'. Il mancino di São Bernardo do Campo aveva perso anche il treno Seleção, dopo aver partecipato alla (disastrosa) spedizione in Coppa America nel 2016. E dunque il ritorno in patria, prima al Santos e poi al Flamengo, veniva visto come un modo per resettare, per ricominciare dall'inizio, per ritrovare se stesso e quel talento perduto tra una panchina e l'altra. Missione compiuta.

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È come se in Gabigol esistessero due anime. Dottor Gabriel e mister Barbosa. Anche se le motivazioni della sua rinascita brasiliana, in realtà, sono da ricercarsi in aspetti più tecnici. Fiducia, intanto: ecco la parola chiave. Quella che l'ex nerazzurro non ha mai avvertito in Europa e che il Flamengo, dov'è imprescindibile, ha completamente riposto sulle sue spalle. Uno dei tanti all'Inter, il più bravo al Fla. “Hoje tem gol do Gabigol” è un famoso striscione che campeggia al Maracanã. Oggi segna Gabigol. Vero: è accaduto quasi sempre. L'ex interista, inoltre, riveste un ruolo centrale anche tatticamente: a Rio, così come aveva già fatto nella sua seconda avventura al Santos, giostra nella posizione di terminale offensivo di un 4-2-3-1 'fluido', senza dunque duver fungere da supporto esterno di un vero centravanti come nei primissimi anni della propria carriera.

Come in un cocktail ben riuscito, un ingrediente fondamentale è il contesto. Completamente differente rispetto a quello europeo. In Brasile vige una mentalità diversa, meno professionale, affascinante ed esotica ma lontana dal rigore del nostro calcio. Anche tatticamente. Ed è soprattutto per questo, mica perché gli mancassero le qualità tecniche, che Gabigol ha fallito in Serie A. Il livello tecnico, poi, è oggettivamente basso. Ricordate Oliver Hutton che, nell'anime Holly e Benji, sognava di approdare in Brasile? Bene: oggi il discorso è opposto. Appena sorge un potenziale craque, l'Europa se l'è già aggiudicato. È accaduto recentemente con Vinicius Junior e Rodrygo, accalappiati dal Real Madrid in tenera età. I giovani di talento se ne vanno e rimangono i mestieranti. O gli emigrati di ritorno dall'Europa. Come Gabigol, appunto.

In un contesto del genere, il Flamengo spadroneggia. Consolidatosi economicamente dopo anni difficili, con possibilità di spendere sul mercato cifre che le concorrenti possono sognarsi, o mais querido ha compiuto finalmente il salto di qualità, costruendo uno squadrone senza precedenti. In campo, oltre a Gabigol, anche l'ex portiere del Valencia Diego Alves, i terzini Rafinha (ex Genoa e Bayern) e Filipe Luis, quest'ultimo reduce dalla Copa America conquistata con la nazionale di Tite, e poi il mancino Everton Ribeiro, il nazionale uruguaiano de Arrascaeta, il vice-capocannoniere Bruno Henrique. Un'armata che si avvia a conquistare il primo Brasileirão dal 2009 e il primo trofeo dal 2013. E che, senza rivali in patria, vuole diventare la migliore anche in Sudamerica.

Insomma, il presente di Gabigol è più che mai roseo. Dimenticate le amarezze di Milano e Lisbona, a Rio è tornato il sorriso. E il futuro? Quello è ancora tutto da scrivere. L'Inter è rimasta scottata e ha già fatto capire di non voler puntare su di lui, preferendo monetizzare dalla sua cessione. Il Flamengo, al contrario farebbe carte false pur di tenerselo stretto. Facile immaginare che un'intesa, prima o poi, si troverà. E l'Europa? Gabigol non pare aver fretta: ha trovato il proprio habitat naturale in Brasile, al Fla, e non ha intenzione di accelerare il processo di rientro nel calcio più importante. E poi, in ogni caso, di tutto ciò si inizierà a discutere davvero tra qualche giorno. Prima c'è una finale da conquistare: 90 minuti che possono collocare l'ex bidone Gabigol nell'Olimpo. Impensabile, appena un paio d'anni fa.

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