L FootballQuesto è l'anno zero del calcio femminile. Questa frase, ripetuta un'infinità di volte in questi ultimi 2-3 anni, è diventata oramai un mantra. Forse per esorcizzare chissà quali fantasmi, si continua a spostare in avanti l'inizio di un processo già in corso, una trasformazione già in atto. Il calcio femminile è in crescita. Sta crescendo nel mondo, in Europa e in Italia.
L'aumento del numero delle tesserate (in Italia +7% dal 2013 al 2017); la crescita del pubblico televisivo e dal vivo; l'incremento di interazioni e di follower dei profili social media di società e atlete; il rinnovato e sempre più accesso interesse di media e sponsor, sono tutti indici di una realtà in costante ascesa.
Dal 2015 – vero anno zero per il calcio femminile nazionale, con l'ingresso del primo club professionistico maschile, la Fiorentina – è in atto un processo di trasformazione, che ha subito una repentina accelerazione negli ultimi due anni.
Primo motore e molla del cambiamento, è stato senza dubbio il sistema di affiliazioni che ha permesso l'avvento dei club maschili. Che sia stato per imposizione, come sostengono alcuni, o per reale interesse, è innegabile che l'impegno dei club professionistici ha portato concreti vantaggi e notevoli miglioramenti per tutto il movimento.
Il calcio femminile ha saputo trarre il meglio dal rapporto con le società maschili, mantenendo inalterati i suoi tratti peculiari. Strutture di allenamento più adeguate; nuove tecniche e metodologie di allenamento; affinamento degli schemi tattici; migliori accordi economici per le calciatrici, hanno portato a una più completa maturazione atletica e tecnica delle calciatrici.
L'affiliazione con la controparte maschile è stata fondamentale soprattutto per restituire la dignità di atlete alle calciatrici, riconoscendone l'impegno, gli sforzi e le fatiche profuse quotidianamente.
Senza voler togliere nulla a nessuna società, ciascuna delle quali ha contribuito ognuna a suo modo al processo di crescita (per esempio si potrebbe citare l'ottimo lavoro svolto dalla Roma nella comunicazione; la gestione dei social media da parte dell'Atalanta-Mozzanica, o il gran lavoro dell'Inter con le squadre giovanili), sono due le società che hanno contribuito maggiormente alla trasformazione del calcio femminile: la Fiorentina e la Juventus.

Le due società, spesso contrapposte in virtù della loro rivalità sportiva, rappresentano due diversi momenti fondamentali della crescita del movimento nazionale.
La Fiorentina è stato il primo club a credere nelle potenzialità del femminile. Ha posato la prima pietra. È il precursore. Ha innalzato non solo gli standard qualitativi tecnici e tattici, ma anche quelli della comunicazione e del marketing. È stata la prima società a far giocare la squadra femminile nello stadio riservato ai colleghi uomini. Tuttavia con il passar degli anni, la società gigliata si è concentrata maggiormente sullo sviluppo del progetto tecnico.
La Juventus non è entrata nel calcio femminile. Ha fatto irruzione, prepotentemente. Un tackle deciso e imperioso. Ha travolto come una valanga anche critiche e polemiche. Ha calamitato e cannibalizzato l'attenzione di media, tifosi e appassionati. Un progetto globale che si è rivelato da subito vincente. Se in Europa il gap con le altre squadre è ancora troppo grande, in Italia la Juve non ha avuto rivali: 2 scudetti e 1 Coppa Italia in due anni sono lì a testimoniarlo. Seguendo suggestioni d'oltremanica e confermando un recente rapporto di Deloitte, il club bianconero ha saputo cogliere le nuove opportunità di marketing che il calcio femminile può offrire, attivando una partnership con la Mars Inc. (già sponsor nel maschile) che prevede la presenza del marchio M&M's sulle maglie delle bianconere fino al 2021. Inoltre per il futuro si sta pensando alla costruzione di un nuovo stadio da 5.000 posti da condividere con la squadra u23.
Fiorentina e Juventus si dividono il posto nella storia. 23 marzo 2019, sfida scudetto, Allianz Stadium tutto esaurito: 39.027 biglietti staccati per il record assoluto di spettatori in Italia. Una giornata di festa, dominata da un'atmosfera onirica che ha visto le bianconere trionfare sul rettangolo di gioco.
I club maschili hanno avuto anche il merito di resuscitare l'interesse dei media, che nel nuovo millennio, se non proprio morto, era in preda a un grasso torpore. Il calcio femminile ha così riconquistato spazi televisivi, dapprima con la Nazionale e poi con il campionato di massima serie.
E che sia in atto un processo di trasformazione culturale lo si nota anche da altri importanti episodi, come la Barbie dedicata a Sara Gama, creata da Mattel lo scorso anno; o dall'inclusione delle squadre femminili nell'album di figurine Panini.
In ambito culturale la battaglia più grande deve essere ancora disputata. La crescita del calcio femminile in questi ultimi anni ha il grande merito di aver riacceso il dibattito sulla disparità di genere nello sport. La figura delle calciatrici, dilettanti per status, ma sotto contratto con società professionistiche, ha riacceso i riflettori sul dibattito mancato accesso delle donne al professionismo nello sport. Una situazione figlia di una legge sul professionismo sportivo, vecchia di quasi trent'anni e oramai obsoleta e superata dai tempi. Una legge che sulla carta non impedisce alle donne di diventare atlete professioniste, ma che di fatto le relega al dilettantismo per via degli elevati investimenti economici, che le società dovrebbero sostenere soprattutto per adempiere agli obblighi fiscali che la legge comporta.
A prescindere dalla legge e dal loro status giuridico, la via per il futuro del calcio femminile sembra essere tracciata e porta inevitabilmente al professionismo. Ai nastri di partenza della prossima stagione nella massima serie solo 2 club su 12 non hanno ancora un'affiliazione con un club maschile. Questa convivenza tra dilettanti e professionisti è destinata a scomparire: l'aumento degli standard tecnici e l'elevata competitività porteranno inevitabilmente a investimenti economici sempre maggiori, che difficilmente saranno sostenibili da club dilettantistici.
C'è ancora tanto lavoro da fare, tanta strada da percorrere, soprattutto per ridurre il gap con il resto d'Europa. Bisognerebbe ad esempio riuscire ad aumentare il numero degli spettatori allo stadio e far crescere ancor di più il numero delle tesserate, magari riuscendo a raddoppiarlo nel prossimo quinquennio come da programmi Uefa.
I progressi registrati in questi anni, la volontà di investire dei grandi club e l'ottimo lavoro svolto nei settori giovanili, fanno guardare in avanti con rinnovato ottimismo e la forte speranza di uno sviluppo ancor più rapido nell'immediato futuro.
L Football



