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Dzeko Milan InterGetty Images

Fattore Dzeko: sempre decisivo nelle notti più importanti dell'Inter

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Il primo atto della semifinale di Champions League sorride ad un'Inter per larghi tratti dominante - soprattutto nella prima frazione di gioco - ai danni di un Milan decisamente sottotono.

Nella notte di San Siro ha brillato, ancora una volta, la stella di Edin Dzeko che dopo otto giri d'orologio ha impresso il proprio marchio sul match ponendo solide bassi per il successo interista che vale un'ipoteca sulla finalissima di Istanbul in programma il prossimo 10 giugno.

Uno 0-2 dal peso specifico inestimabile in vista del match di ritorno in programma martedì prossimo e che costringerà il Milan al miracolo sportivo se i rossoneri vorranno ribaltare le sorti di una qualificazione che sembra già fortemente indirizzata. La via l'ha tracciata proprio Dzeko che sugli sviluppi di un corner battuto da Calhanoglu si è esibito in una splendida volée mancina, liberandosi della marcatura di Calabria per poi scaricare in rete un bolide imparabile per Maignan.

Il bosniaco ha saputo ripagare nel migliore dei modi la fiducia concessagli da Simone Inzaghi che l'ha preferito a Lukaku in qualità di partner d'attacco di Lautaro Martinez. In altre parole una mossa azzeccatissima nella serata dai contorni del tripudio a tinte nerazzurre. Nonostante una carta d'identità che recita anni 37, Dzeko si conferma un fattore d'importanza primaria all'interno del reparto offensivo interista. Perché quando la posta in palio si alza, il numero 9 è puntualmente tra gli attori protagonisti. Esattamente come successo sempre contro il Milan ma in Supercoppa a Riyad:

"Quanti anni ho? Lo sapete, ma mi sento bene. Quello è importante. Mi sentivo più fresco, perché forse ho riposato tre giorni fa. C’ero io, ma tutta la squadra era carica. Non succede spesso di fare un derby in semifinale, eravamo concentrati tutti e questo ci ha ripagato", le sue parole nel post partita.

E a proposito di numeri, la splendida girata mancina che ha inferto il primo scossone al Diavolo è sfociata nella rete numero 400 della sua carriera, ovvero la numero 336 con le squadre di club alle quali si aggiungono le 64 messe a referto con la maglia della Nazionale bosniaca. Dzeko, inoltre, ha interrotto un prolungato digiuno di goal a San Siro che durava ormai da oltre 4 mesi: l'ultima volta che l'ex Roma ha fatto esplodere il Meazza è stato lo scorso 4 gennaio, quando il suo colpo di testa mandò al tappeto il Napoli poi campione d'Italia.

Per Dzeko l'EuroDerby ha rappresentato l'occasione giusta per stabilire un nuovo record per quanto riguarda l'Italia in Champions. Il classe 1986 è diventato l'unico giocatore a segnare in una semifinale con due squadre italiane diverse: nella stagione 2017/18, infatti, con la maglia della Roma andò a segno contro il Liverpool sia all'andata che al ritorno, ma i suoi squilli non sono bastati per centrare l'atto conclusivo del torneo. Un finale di copione che ora Dzeko sogna di cambiare aprendosi la possibilità di giocare la prima finale di Champions League della sua carriera.

Esperienza, goal e leadership. Principi che vanno a comporre un pacchetto di primissima qualità perché Dzeko non è solo goal, belli e pesanti che siano, ma è un elemento funzionale alla manovra. Dzeko è regia offensiva, sponde, sportellate, tecnica e cambi campo. Un attaccante semplicemente completo. E Inzaghi se lo tiene stretto.

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