Kopa, Amancio, Juanito, Butragueno, Cristiano Ronaldo. Soprattutto, Raúl. La maglia numero 7 del Real Madrid è passata su spalle larghe. Nomi pesanti, record-man, simboli dei Merengues e della loro storia infinita. Eppure, uno più degli altri la rappresenta. Più dei goal di CR7, più del Buitre e della 'Quinta', della classe di Amancio e di Juanito. Raúl, simbolo del Madridismo , primo per presenze nella storia del club, secondo dietro solo a Cristiano per goal segnati. Vent’anni di successi, da quando a 15 anni lasciò l’Atlético per il Real dopo la soppressione delle giovanili del club in crisi. Real. Sei trionfi in Liga, tre Champions, Supercoppe, Intercontinentali. Sempre con la sette sulla schiena. O quasi.
Era il 29 ottobre 1994 quando, per la prima volta, Raúl vestì la Camiseta Blanca in una partita ufficiale. Avversario: il Real Saragozza. Jorge Valdano lo schierò dal primo minuto. Giocò in tandem con Ivan Zamorano, con Laudrup in rifinitura. Per la prima volta indossò la 7. Al tempo, però, i numeri in Spagna non erano fissi, ma variavano di partita in partita: dall’1 all’11 i titolari e così via. Fino alla stagione 1995/96. La seconda di Raúl col Madrid.
29 ottobre, dicevamo. Nel 3-2 finale il futuro capitano del Real non riuscì a segnare. Se la cavò con un assist a Zamorano , anche se non fu sufficiente per evitare la sconfitta. Il protagonista quel giorno fu un altro: Juan Eduardo Esnaider. Argentino, anche lui canterano del Madrid, ceduto nel 1993 proprio al Real Saragozza. Un paio d’anni, più di qualche goal: 42. Due dei quali proprio contro il Real. Decisivo. Tanto da convincere la Casa Blanca a riportarlo alla base nel 1995. E non solo.
Getty ImagesValdano aveva deciso di insistere sulla coppia d’attacco che nel 1995 lo aveva portato al titolo: Raúl più Zamorano. Esnaider partì da riserva, ma il club gli riservò la numero 7. Togliendola, virtualmente, dalle spalle di Raúl, che dovette accontentarsi del 17 dopo averla vestita frequentemente nella stagione prima. Certo, l’abito non fa il monaco. Soprattutto quando si parla di numeri nel calcio.
La stagione dell’allora giovane talento (aveva 18 anni all’inizio della stagione) e dell’Argentino furono all’opposto. Esnaider giocò da titolare per 8 volte su 20 presenze complessive, segnando soltanto un goal nella Liga e zero nelle coppe. Raúl, invece, ne segnò 26. Non bastarono per portare il club a vincere un trofeo, ma furono sufficienti per riconquistarsi la 7 nella stagione successiva, quando Esnaider fu ceduto all'Atlético Madrid. Quella 7 che da lì in avanti non avrebbe mai più mollato per tutto il resto della sua carriera. Anche quando arrivò Cristiano Ronaldo e i due condivisero lo spogliatoio per una stagione: fu il portoghese a cambiare, prendendo la 9 e diventando CR9 per un anno.
La stagione 1995/96 rimane l’unica nella quale il recordman di presenze del Real Madrid non ha portato il suo numero sulla schiena. ‘Rubatagli’ da Esnaider, una delle tante meteore del Madrid. Uno che poi si è rilanciato all’Atlético, ha tentato la fortuna all’Espanyol, Saragozza, Porto, Ajaccio, Murcia. In mezzo, anche due anni con la Juventus, dal 1999 al 2001. Esperienza, anche stavolta, da dimenticare: 25 presenze, un paio di goal, nessuno trofeo. Un posto tra le meteore. Stavolta, però, senza rubare numeri a nessuno.


