Esclusiva - Joe Tacopina a Goal: “Voglio il Catania per renderlo grande”

Torre del GrifoCalcio Catania

8 stagioni consecutive in Serie A, le vittorie contro le big, allenatori del calibro di Mihajlovic, Simeone e Montella, i goal di Maxi Lopez, i numeri di Barrientos e Papu Gomez, le punizioni di Lodi, i lanci di Almiron. E tanto altro. Il Catania ha regalato grandi soddisfazioni ai suoi tifosi tra il 2006 e il 2013 per poi implodere su se stesso fino a quasi disintegrarsi.

I tifosi rossazzurri, dopo la doppia retrocessione e lo scandalo “Treni del Gol”, qualche mese fa hanno rischiato addirittura di veder sparire anche la loro amata matricola 11700, salvata soltanto sul gong dalla SIGI, una S.p.A. costituita da un gruppo di imprenditori locali proprio allo scopo di salvare la storia del club etneo.

Ancor prima che la SIGI si aggiudicasse l’asta fallimentare, però, Joe Tacopina aveva manifestato il proprio interesse per il Calcio Catania, interesse divenuto sempre più grande col passare del tempo e che, adesso, si è tramutato in un’offerta per l’acquisizione del club.

Tre offerte, per l’esattezza. Consegnate ai soci della SIGI nei giorni scorsi e relative a tre diverse percentuali di acquisizione. Adesso, il celebre avvocato italo-statunitense attende risposte entro la fine del mese e, intanto, svela in esclusiva a Goal.com i suoi progetti. Nel suo american english con sprazzi di italiano, ma senza tanti giri di parole.

Joe TacopinaGetty

“Sì, la mia priorità è quella di acquisire dalla Sigi tutte le quote del Calcio Catania. Ho presentato la mia offerta e adesso resto in attesa di una risposta che spero sarà positiva. Mi sono confrontato tante volte con Gaetano Nicolosi (il socio principale della SIGI, ndr) e spero che l’affare si farà”.

E se invece la SIGI non volesse cederle l’intero pacchetto di quote?

“Oh, è possibile. E allora lavorerò con chi manterrà le quote. Vado molto d’accordo con Nicolosi. Lui è very good”.

Cosa l’ha spinta ad interessarsi ad una realtà come il Catania, che non attraversa un grande momento?

“Tu sei di Catania, sì. Quindi la risposta la sai già. È una città bellissima, emozionante. Mia madre è nata in Sicilia e mi sono sempre sentito molto legato a questa terra. E poi, ho visto quel video su YouTube che mi ha fatto capire il calore di questa tifoseria...”

Si riferisce al famoso Roma-Catania?

“Sì, mi riferisco a ciò che è successo nel settore ospiti dello Stadio Olimpico quel giorno. La squadra perdeva: 3, 4, 5-0 e sugli spalti cantavano sempre più forte. Alla fine la partità finì 7-0 per la Roma, ma i tifosi non smettevano di cantare. Più goal subivano e più sostenevano la squadra. Non avevo mai visto una cosa simile, è stato scioccante. “Forza Catania”, “Alè Catania” (canta, ndr)... l’ho visto tante volte quel video. Quello è amore puro”.

Quello che forse non ha trovato a Venezia...

“Esatto. Venezia è una città bellissima e anche la tifoseria è una bella tifoseria, ma allo stadio erano sempre in pochi e non c’era quel calore che piace a me. Non è colpa di nessuno, ma un calore del genere non si trova in tutte le città”.

Ci sarà anche qualcosa che non le piace di Catania...

“No, niente”.

Nemmeno la categoria?

“Mmm, no! Nemmeno quella. Perchè fa parte dello sport e della vita dover superare degli ostacoli per tornare in alto. Noi siamo qui per scrivere un altro capitolo della storia del Catania e, partendo dal basso, lo scriveremo di nostro pugno”.

Senza troppi giri di parole: per tornare in alto bastano organizzazione e programmazione oppure è necessario investire?

 “La programmazione è importante, ma i soldi servono. Serve investire, investire e investire. Per vincere il campionato di Serie C e per conquistare poi la promozione in A. È inutile negarlo”.

Ci racconti un po’ le sue idee in merito alla gestione del club. Partiamo da Torre del Grifo...

 “Torre del Grifo è un centro sportivo incredibile, straordinario, non credo ce ne siano tanti del genere. Ma deve essere anche una fonte di guadagno per il club e farò il possibile affinché lo diventi. Ho un progetto molto chiaro e in questo mi aiuterà il mio amico e partner Sean Largotta, che sarà il responsabile dello sviluppo di Torre del Grifo. Sean è il fondatore di Crown Group Hospitality, che possiede ristoranti e locali a Londra, a Manhattan e non solo. Mi affiderò a lui”.

Torre del GrifoCalcio Catania

E in merito allo stadio, invece? Ha in mente un nuovo impianto?

“Non subito, perché il Massimino comunque non è affatto un brutto stadio, anzi. E poi so che lì dentro c’è tanta storia, non sono uno di quelli che dimentica la storia facilmente. Tuttavia staremo al passo coi tempi: il Massimino per il momento va bene, ma nei prossimi anni l’idea sarà quella di pensare anche a costruire un nuovo stadio”.

Stadio Angelo MassiminoGetty


Dato che parliamo di ‘progetti a lungo periodo’, lei ha parlato di un Catania in stile Atalanta, mi dica di più. Secondo lei quanti anni servono al Catania per poter riuscire ad approdare in Europa?

“Eh, domanda difficile. Facciamo dieci? (ride, ndr). Ovviamente questo non posso dirlo adesso, però quando parlo di modello Atalanta penso alla loro gestione del club: mi piace molto e spero sia possibile replicarlo. I punti chiave devono essere lo scouting e gli investimenti nel settore giovanile finalizzati alla crescita dei calciatori. E tutto ciò possiamo farlo sfruttando al meglio proprio Torre del Grifo. E poi dobbiamo sviluppare la cultura del club”.

Quando parla di cultura del club si riferisce anche al brand Calcio Catania, immagino.

“Esattamente. È un brand sottostimato, sottovalutato. Catania è una delle città più grandi d’Italia ed ha il diritto di ambire ad avere una delle squadre più forti d’Italia. Le potenzialità ci sono, perchè nel calcio le potenzialità di una piazza le fa per buona parte la passione dei tifosi. E quella non manca di certo”.

Tanti investitori statunitensi si stanno interessando al calcio italiano, come mai?

“Anche in questo caso credo che il perché sia legato al fatto che, in relazione alla grande passione degli italiani per il calcio, il suo valore sia sottostimato. Il calcio italiano ha un grande valore inespresso e grandi potenzialità”.

A proposito del brand Catania: il suo arrivo porterebbe inevitabilmente il club rossazzurro a beneficiare di attenzioni anche in America. Sarà possibile sfruttare il mercato americano anche come brand?

“Esatto. Esatto. Negli Stati Uniti ci sono tantissime persone di origine siciliana, sarebbe bello farle affezionare al Catania, del quale finora hanno magari sentito parlare poco ma che potrebbe diventare una passione anche per loro, in onore alle loro origini”.

E poi, in futuro, prendere qualche giocatore statunitense. Magari un Nazionale...

“Ottima intuizione. Chiaramente è troppo presto per parlare anche di questo ma sì, rientra tra le possibilità che valuteremo tra qualche anno. Quando la Roma ha preso Bradley, molti americani hanno iniziato a seguire la Roma. Sicuramente potrebbe accadere lo stesso”.

Tornando al futuro più imminente: ha parlato di Giovanni Gardini. Può confermare che punterebbe su di lui?

“Sì, e il fatto che una persona che ha lavorato con Inter e Lazio come Giovanni Gardini sia così entusiasta di lavorare al Catania mi fa capire una volta di più le grandi potenzialità che ci sono”.

Allo stato attuale, però, non c’è un direttore sportivo. L’avete già individuato?

“Sì, ho parlato con diverse persone e anche su questo ho le idee chiare. Per ora parliamone off records, quando sarà il momento giusto sveleremo tutto”.

 La gestione dell’aspetto sportivo del club, con SIGI, è stata affidata a Maurizio Pellegrino e Vincenzo Guerini. Pensa di puntare ancora su di loro?

“Li ho incontrati e sono due persone che mi sono piaciute. Su cosa succederà in futuro non posso rispondere, posso solo dire – e vale per tutti e non soltanto per loro due – che le persone brave e capaci continueranno a far parte del Catania. É troppo presto per prendere decisioni del genere, per ora sono focalizzato sulla trattativa. Ripeto, però, le persone brave e capaci resteranno”.

Tacopina CataniaGoal

Ha seguito le prime partite della nuova stagione?

“Sì, le ho viste”.

E che idea si è fatto della squadra. Ha bisogno di innesti?

“Mi è piaciuta molto ma si può sempre migliorare, sempre. Di questo però ne parleremo più avanti, il campionato è appena iniziato”.

E mister Raffaele, invece? Le piace?

“Moltissimo. È really really really good. Mi piace davvero tanto il suo stile di gioco. Tantissime persone mi hanno detto che è bravissimo, tante persone che lavorano nel mondo del calcio sono sicure che è un bravissimo allenatore”.

Tornando al brand, avrà saputo che adesso il Catania deve fare i conti anche con una reputazione non eccellente, legata ai recenti problemi economici e allo scandalo legato alla retrocessione in Serie C.

“Sì, lo so. È un peccato che sia così, ma è un altro dei nostri obiettivi. Bisogna far capire a tutti che il Catania conserva la sua storia, la sua identità, ma che adesso è iniziato un nuovo capitolo e bisogna far sì che non vengano a pesare gli errori della vecchia proprietà. Gli errori pesano già parecchio sui bilanci e sulla situazione debitoria e credo che bisognerà far subito capire a tutti che adesso questo club, pur conservando la sua storia affascinante, inizia adesso un nuovo corso”.

È più difficile il salto dalla C alla B o quello dalla B alla A?

“Guarda, io ho sono diventato presidente del Bologna nel 2014 e a fine stagione siamo andati in A. Poi, l’anno dopo, ho vinto il campionato di Serie D col Venezia. L’anno dopo ancora, insieme a Pippo Inzaghi, abbiamo vinto quello di Serie C e siamo tornati in B. Quindi in tre anni ho fatto tre promozioni, in tre campionati diversi. È un record, no? Un record, credo”.

Joe Tacopina BolognaGetty

In questo modo crescono ancora di più le aspettative...

“Le ambizioni sono tante, alte, lo so, ma ovviamente niente è semplice. E ripeto, bisogna investire. Servono i soldi per rendere un club importante, per vincere e andare in Serie A. La politica è quella: investire”.

A proposito di aspettative: avrà già notato che Catania è una piccola Roma, in questo senso. Il seguito è tanto, anche a livello giornalistico. Assolutamente diverso rispetto a Venezia. Lo preferisce o le dà fastidio?

“No, lo adoro. Mi piace. A Venezia non mi piaceva il fatto di non ricevere mai domande “dure” dai giornalisti, invece mi piace riceverle. Non si può dire che vada sempre tutto bene: è giusto che se fai bene venga riconosciuto, ma anche evidenziare che se fai male devi fare meglio. È stimolante”.

Allora gliela faccio io una domanda difficile: se diventerà il proprietario del Catania, si trasferirà a vivere a Catania?

“Bravo. Sì. Ti rispondo di sì. Farò come ho fatto quando ero a Bologna in quello che rappresenta l’anno più bello della mia vita. Trascorrerò a Catania il 50% del mio tempo. Vivrò per metà del tempo negli Stati Uniti, dove svolgo le mie mansioni da avvocato, e per l’altra metà a Catania. È una città bellissima. Ma tu questo lo sai bene...”

Lo sa che a inizio novembre c’è il derby contro il Palermo? Potrebbe essere la sua prima partita da presidente?

“Ottimo promemoria! So quanto è importante questa partita per i tifosi e sicuramente la vedrò. Ma è presto però per dire se sarò io il presidente, i tempi tecnici non sono brevi...”

Cosa si sente di dire ai tifosi del Catania?

“Mantenete la passione. Non chiedo pazienza, chiedo calma. I risultati arriveranno. So che le ultime stagioni non sono state belle per loro, ma chiedo loro di capire il mio progetto. Io voglio un rapporto diretto coi tifosi, sono loro la forza del Catania e il motivo per cui io sono qui. Meritano un club alla loro altezza. E lo avranno”.