La scuola italiana dei portieri è sempre stata a eccellente livello e ha spesso esportato talenti anche all'estero, soprattutto in Inghilterra. Negli ultimi 20 anni si ricordano - più o meno giovani - tra gli altri Cudicini, Taibi, Amelia, Padelli, Gollini. Chi per un motivo o per l'altro ha scelto la Premier League: per crescere, per rilanciarsi, per provare un'esperienza diversa. In quest'ultima categoria rientra anche Emiliano Viviano, che nell'estate 2013 ha scelto l'Arsenal. Per la verità, senza troppa fortuna. O forse sì.
A spingerlo verso Londra fu la sua passione per la Premier League, un campionato in cui avrebbe voluto provare ad emergere. La storia, in realtà, andò diversamente. Firmò l'ultimo giorno di mercato, il 2 settembre 2013, e Wenger da subito sottolineò - forse inconsciamente - come il classe 1985 sarebbe stato un'ottima alternativa a Szczesny, il titolare di allora, e Fabianski, portiere di coppa (Champions a parte). Un ruolo quest'ultimo che, data la crescita e l'intoccabilità del giovane collega e connazionale, oggi titolare della Juventus, non va comunque sottovalutato.
In quella stagione infatti i 'Gunners' tornarono a sollevare un trofeo dopo 9 anni di astinenza, il primo dopo il trasferimento all'Emirates Stadium avvenuto nel 2006. E fu proprio la FA Cup. Lo vinsero in finale contro l'Hull City, dopo una rimonta quasi insperata, ai supplementari: il 3-2 di Wembley lo firmò Ramsey. Viviano, che fino ai quarti di finale si era sempre seduto almeno in panchina, vide semifinali e finale dalla tribuna: l'alternativa di Fabianski in quelle occasioni fu proprio Szczesny.

Quella partita rimarrà in qualche modo nella storia personale del portiere nativo di Fiesole. La medaglia di vincitore del trofeo più antico del mondo è l'unica che nella sua carriera è riuscito a mettersi al collo. Fu anche l'ultima partita con la maglia dell'Arsenal, l'ennesima vista senza mettere piede in campo. In tutta la stagione, Viviano non è mai riuscito a giocare nemmeno un minuto. Giocò soltanto una partita con l'Under 21 a dicembre. Risultato: sconfitta con 5 goal subiti.
Per il resto, il bilancio è stato di due panchine e 33 tribune in Premier League, una panchina in Champions League e 6 nelle due coppe nazionali sommate. Insomma, non propriamente un'esperienza da sogno e nemmeno secondo quelle che erano le sue aspettative. Anche se, alla 'Gazzetta dello Sport', Viviano ha in seguito sottolineato l'importanza di quell'esperienza per la sua carriera.
"A Londra non giocavo, ma mi allenavo con preparatori diversi. Non mi è mai successo di stare fermo a guardare, lì mi è tornata l’ambizione. È stato il punto più basso, ma per la mia crescita è stato l’anno più importante".
Quel 'punto più basso' gli è anche valso l'unico trofeo nel palmarès personale, cosa che non era riuscito ad ottenere tra Bologna, Palermo, Fiorentina e Sampdoria. Ora, da svincolato, Viviano rimane in attesa di una nuova chiamata per potersi rimettere in gioco, magari per conquistarne altri. Possibilmente, con qualche presenza in più.


