![]() | Sergio Stanco Editorialista Goal Italia |
La partita contro il Portogallo ha bene o male confermato i timori della vigilia. E per vigilia intendiamo anche quella di Spalato, dove in realtà la Nazionale è andata oltre le più rosee previsioni, giocando una gara tosta e coraggiosa. Non si può dire lo stesso della partita di Ginevra.
Alibi ce ne sono tanti – Nelle amichevoli non diamo mai il massimo, le assenze hanno pesato, siamo a fine stagione, etc etc – Ma valgono per noi tanto quanto per il Portogallo. Di solito si dice che nel calcio moderno non ci siano prime e seconde linee, l’aggettivo panchinaro è stato bandito perché non politically correct, idem l’accezione di “riserva”. Oggi al massimo ci sono “titolarissimi” e “titolari”. A volte è così, altre meno. E nel caso della nostra Nazionale è… meno.
Il gruppo di Conte non abbonda in qualità generale, se è vero che siamo ancora abbarbicati a Buffon, Pirlo, De Rossi, manca anche di capacità di rigenerarsi, di quel ricambio generazionale che, invece, altre nazionali – vuoi per una maggiore attenzione ai vivai (leggasi Germania), o anche solo grazie ad una “suerte” benevola (vedasi Spagna) - sono riuscite invece a garantirsi.
Noi non abbiamo un Morata sulle spalle del quale caricare le nostre ambizioni e il peso delle aspettative (peso che tra l’altro Alvaro dimostra di sopportare con grande personalità) e non abbiamo neanche i Muller, i Gotze, i Neuer, campioni già di “seconda generazione”. Noi, dietro i totem, abbiamo un baratro. Potrebbe sembrare una visione un po’ disfattista della situazione, ma se la partita di Ginevra ci doveva qualche risposta, beh non ne ha date di molto positive. Nella migliore delle ipotesi, tutti gli “esperimenti” di Conte sono da “rivedere”.
Promosso Candreva (che esperimento non è più da tempo) a Spalato, rimandato a Ginevra; clamorosamente bocciato Ranocchia, ancora una volta sottotono e confusionario; rimandati anche De Sciglio, Soriano e Bertolacci; barlumi di speranza li ha regalati El Shaarawy, mentre Immobile ha confermato la sua incomprensibile involuzione tecnico-tattica. Segnali non incoraggianti per il nostro CT, che ha uno zoccolo duro a cui affidarsi - Buffon, Bonucci, Chiellini, Pirlo (ancora tu?), De Rossi, Candreva - sul quale, però, fatica a incastonare giovani di buona prospettiva, ma che danno la sensazione di difettare in personalità. E parliamo di giovani nell’accezione italica, cioè gente che a 23-24 anni dovrebbe aver già formato carattere, carisma, “cazzimma”.
Tra le nuove leve, sinceramente, i soli Darmian, Verratti e forse Berardi, Romagnoli, Cataldi, Sturaro e Rugani ci sembrano avere le stigmate di potenziali campioni (ma solo i primi due sono già pronti per palcoscenici importanti). Quelli che, per intenderci, ci attendono il prossimo giugno. I vari Zaza, Immobile, Soriano, Bertolacci, Gabbiadini, El Shaarawy, Eder, Vazquez, Sansone, hanno ancora un anno per dimostrarci che ci sbagliamo. E, ovviamente, è quello che ci auguriamo di tutto cuore.




