Se si tenessero in considerazione l'entusiasmo e la voglia di Commisso, trovarsi in alto sarebbe ovvio. Invece la Fiorentina deve fare i conti con una realtà dura e preoccupante, resa ancor più buia dallo 0-6 di Napoli.
Difficoltà a creare gioco, un'identità che tra Iachini e Prandelli ancora latita, un organico con qualità ma palesemente poco omogeneo, i calciatori di maggior spessore alle prese con acciacchi e una carta d'identità non proprio 'adolescenziale': un mix complicato, che colloca i viola appena sopra la zona retrocessione.
Il tutto a dispetto di proclami ed ambizioni, capeggiati da una proprietà a stelle e strisce desiderosa di affermarsi nel calcio italiano e riportare Firenze nei posti in cui merita: al netto della passione e degli investimenti, però, questa prima parte di stagione ha messo a nudo limiti ed errori commessi. Sia sul mercato che nella gestione delle partite.
Napoli è stata la punta di un iceberg che sta pian piano sciogliendosi e sgretolandosi col passare delle giornate: l'impresa dello 'Stadium', visto il rendimento inanellato dopo Juve-Fiorentina, dà l'impressione di essere un episodio isolato.
Una Viola in difficoltà, sia tecnica che mentale, che nemmeno il ritorno al timone di Prandelli è riuscita a risollevare. Anzi, sotto la lente stanno finendo proprio le scelte dell'allenatore bresciano, comprese quelle di Fuorigrotta.
Se in gare contro rivali sulla carta di pari livello o addirittura alla portata si è optato per un atteggiamento maggiormente coperto, contro il Napoli ecco scendere in campo un 11 titolare ricco di qualità, talento e nomi, agli atti pratici però vulnerabile e privo di certezze.
GettyA sollevare dubbi è in primis la collocazione di Gaetano Castrovilli, professione fantasista - o al massimo mezzala - impiegato in una mediana a due al fianco di Amrabat (irriconoscibile rispetto all'annata super di Verona) e con scarsa propensione a far filtro: un modo per favorire l'impiego contemporaneo di Callejon e Ribery, ma a discapito delle capacità del 10 gigliato di potersi inserire e spaccare le linee.
Callejon dicevamo: lo spagnolo, fuori forma e costante equivoco tattico dal suo arrivo in Toscana, è diventato uno dei due trequartisti del 3-4-2-1 voluto da Prandelli. Lui, uomo di fascia, senza cambio di passo e con poco campo per dar vita ai tagli che l'han reso un pilastro a Napoli sembra depotenziato.
Capitolo Ribery: il francese, seppur a mezzo servizio, appare l'unico in grado di fornire imprevedibilità a questa Fiorentina in difficoltà, ma al 'Diego Armando Maradona' la sua partita è durata un tempo. Una scelta spiegata da Prandelli nel post-gara.
"E' un campione, però non lo conosco bene e tante volte quando si ferma e si tocca la gamba non capisco se ha dei problemi o meno. E’ capitato già tre volte in altre partite che chiedesse il cambio, anche questa è una situazione che va valutata attentamente".
Vlahovic gode di piena fiducia, ma è poco servito e pecca in continuità (6 goal con 3 rigori), Kouamè invece da investimento per il futuro si è ritrovato sulla lista dei partenti. Se a ciò si aggiungono pedine dalle caratteristiche pressochè similari (Bonaventura è un altro enigma di difficile risoluzione), la mancanza di un vero 'play' (Pulgar garantisce più quantità che tempi di gioco, il Borja Valero attuale - in ritardo di condizione - non sembra il regista ideale) ed errori difensivi, la crisi diventa una naturale conseguenza.
In campionato 4 vittorie, 6 pareggi e 8 sconfitte in 18 giornate, con un allarmante +5 sul Torino terzultimo, mentre da quando c'è Prandelli in panchina - oltre al blitz di Udine in Coppa Italia - il ruolino recita appena 2 successi, 4 pari e 5 ko. Troppo poco, la Viola ha l'obbligo di reagire.


