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Del Piero BernabeuGoal

La notte in cui Del Piero tornò Pinturicchio: la standing ovation del 'Bernabeu'

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Due anni prima la discesa agli inferi con la sua Signora, dal trono del mondo alla Serie B. Due anni più tardi, con un'insolita maglia color oro sulle spalle, la conquista di Madrid grazie a una doppietta da sogno che permette alla Juventus di espugnare il 'Bernabeu' dopo quasi mezzo secolo.

Quelle che Del Piero si è appena lasciato alle spalle la sera del 5 novembre 2008 sono stagioni difficili durante le quali, da vero capitano, ha sempre trascinato Madama: prima la promozione immediata con tanto di titolo di capocannoniere, poi il ritorno in Champions League.

E proprio in Champions League il numero 10 bianconero torna a essere definitivamente Pinturicchio, ovvero l'uomo che aveva dipinto tante notti europee bianconere con la classica mossa: finta, controfinta, tiro a giro di destro sul palo più lontano e palla nell'angolino alla sinistra del portiere.

La Juventus si presenta a Madrid dopo aver superato l'Artmedia di Bratislava nel turno preliminare. I bianconeri, inseriti nel girone insieme a Real, Zenit e Bate Borisov, sono allenati da Claudio Ranieri che quella sera schiera un solido 4-4-2: Mellberg e Molinaro terzini, Legrottaglie e Chiellini al centro della difesa davanti a Manninger, che sostituisce l'infortunato Buffon.

Sulla destra non c'è Camoranesi, non al meglio: gioca Marchionni con Nedved dall'altro lato. A centrocampo i due nuovi acquisti Tiago e Momo Sissoko. Davanti, insieme a capitan Del Piero, fiducia ad Amauri che in bianconero non confermerà quanto di buono fatto vedere al Palermo. Pinturicchio è la bandiera della squadra. L'unico ad aver già vinto il trofeo nel 1996, ma allo stesso tempo sulla sua pelle bruciano ancora le tre finali perse contro Borussia Dortmund, Real Madrid e Milan.

Dall'altra parte invece l'esperienza abbonda: da Casillas a Raul, passando per il grande ex Fabio Cannavaro e gli olandesi Snejider e Van Nistelrooy. Senza ovviamente dimenticare Sergio Ramos e Marcelo. Schuster, allora tecnico del Madrid, perde all'ultimo momento Robben che viene rimpiazzato da Drenthe. A gara in corso subentrerà anche un giovanissimo Gonzalo Higuain. Il pronostico, nonostante il blasone di entrambe le squadre, sembra già scritto. O quasi. Il quasi si chiama Alex Del Piero.

Alessandro Del Piero - Real Madrid v Juventus - UEFA Champions LeagueGetty

Dopo un buon avvio dei padroni di casa, alla prima occasione la Juve passa quando Marchionni recupera palla e serve il capitano. Del Piero si invola verso l'area avversaria e piazza un sinistro dai venti metri che non lascia scampo a Iker Casillas. Il Real non ci sta e attacca ma la difesa bianconera regge bene fino al 67': l'arbitro fischia una punizione per la Juve dai venticinque metri, Del Piero sistema il pallone, Casillas piazza (male) la barriera e Pinturicchio lo beffa firmando una storica doppietta che ammutolisce il 'Bernabeu'.

Il numero 10 avrebbe addirittura l'occasione di portarsi a casa il pallone ma la tripletta viene solo sfiorata. Il meglio però arriverà in pieno recupero quando Ranieri richiama in panchina Del Piero per inserire De Ceglie. Un semplice cambio per guadagnare qualche minuto e blindare una vittoria insperata che diventerà leggenda. O almeno così sembra.

Al comparire del numero 10 sulla lavagnetta elettronica invece il sempre esigente pubblico del 'Santiago Bernabeu' si alza in piedi per tributare una standing ovation all'assoluto protagonista della serata. Gesto ricambiato da Del Piero con un inchino 'Real' e indimenticabile anche nelle ricca carriera di un campione assoluto, tanto che il diretto interessato qualche tempo fa ha ammesso come quella serata sia per lui seconda solo a un'altra notte da ricordare.

"Il momento più emozionante è stato il goal alla Germania nel Mondiale del 2006 per la situazione e l’importanza della gara. Poi c’è sicuramente la standing ovation al Bernabeu".

Grazie a quella vittoria, peraltro, la Juventus accede agli ottavi di Champions League da prima del girone salvo essere eliminata dal Chelsea: sconfitta 1-0 a Londra, pareggio per 2-2 a Torino. Anche in campionato, dopo un ottimo avvio durante cui i bianconeri tengono testa all'Inter, la situazione precipita tanto che a due giornate dalla fine la società esonera Ranieri per affidare la panchina a Ciro Ferrara. Ma quella è un'altra storia.

Questa parla di un cavaliere che ha accompagnato la sua Signora: dal paradiso agli inferi e ritorno, fino alla notte della conquista di Madrid. Pinturicchio, olio su tela, novembre 2008.

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