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Lampard disallowed goal World Cup 2010Getty

Dieci anni dal goal di Lampard non assegnato: la goal-line-technology è la vera rivoluzione

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A seconda della vostra età, della vostra passione a tutto tondo per il calcio e di come siate entrate nel mondo del pallone, forse vi ricordate dei pugni sbattuti sul tavolo, delle grida scandite al ritmo di una sola richiesta: la moviola in campo. Noi l'abbiamo chiesta per prima. No, noi l'abbiamo pretesa dall'alba dei tempi. Poi, compianti uomini di sport non sono riusciti a vederla arrivare per vie traverse, prima in un modo e poi nell'altro, sul terreno di gioco. Prima del VAR, la goal-line technology: l'ammazza goal-fantasma. L'ammazza proteste alla Frankie Lampard.

Era il 27 giugno 2010, era un Germania-Inghiterra valido per il Mondiale. Era un 2-1 nel primo tempo a favore di un gruppo tedesco successivamente possessore della medaglia di bronzo. Era il minuto 38, e Lampard tirava una sassata da fuori esplosa sulla traversa prima di finire in mille pezzettini oltre la linea di porta. Un grande goal, un grande pareggio e un grande scandalo. Pallone entrato di circa mezzo metro, ma l'arbitro Larrionda disse no, niente rete. Impossibile, a meno di tilt alla Skynet, al giorno d'oggi. Ma allora risate isteriche per nascondere la pazzia di chi vedeva un goal del genere annullato. Finì 4-1 e cominciò la corsa alla goal-line-technology.

A quanto serve la goal-line-technology nel mondo del calcio? A livello omega, indecifrabile. Perchè azzera i racconti mitologici su quella rete che avrebbe potuto cambiare la storia, lasciando piene le fosse del senno di poi, elimina completamente le polemiche da bar, almeno relativamente a quello specifico punto della lite calcistica. Cancella dagli spicchi del pallone (ah, sembrano non ci siano più) il dubbio, soppiantato dal progresso.

Per alcuni la tecnologia è regresso, per altri è sempre progresso. Davanti a quei fluttuanti milioni dell'industria calcio però ogni goal può cambiare la storia ed ogni goal dev'essere esattamente giusto, se giustamente segnato. Lampard ancora immagina cosa sarebbe successo dieci anni fa con la goal-line--technology. Forse la Germania avrebbe vinto 8-2 o forse l'Inghilterra avrebbe visto i Tre Leoni sbranare tutte le contendenti. Chissà.

muntari juventussocial

Fatto sta che da allora, escludendo sparuti casi in cui la tecnologia per un attimo va in tilt portando grossi problemi e ovviamente i campionati in cui per questioni economiche non viene utilizzata, i goal-fantasma sono morti. Le nuove generazioni, i millenials, non sanno quasi neanche cosa significhi quel neologismo. Provate, vedere per credere. Forse un goal sbagliato? Un goal soave o strano? No, entrato, ma non assegnato.

Dalla Champions League ai Mondiali, passando per la Serie A, molti goal sembravano goal, molte reti non sembravano affatto essere tali. Ma l'orologio sul polso dell'arbitro vibra e suona, eccome se lo fa, quando la palla entra. Sia un cm, siano 2 millimetri, tutta la sfera deve essere oltre il bordo dell'universo linea di porta per essere assegnato. Altrimenti tutto da rifare, da una parte o dall'altra.

Quando si parla di goal-fantasma, non si può non citare quello di Muntari. Si potrebbe anche scrivere tutto attaccato, ilgoaldiMuntari, tanto è famoso. Vidal alza il braccio, Buffon la manda fuori, si va avanti, la Juventus vince lo Scudetto. Sì, ora sarebbe impossibile da negare. Come non potrebbe essere assegnato un altro celeberrimo, quello dell'Empoli contro la Juventus nel 1998. O parlando di Inghilterra, quello di Hurst in finale dei Mondiali 1966 che diede l'unico titolo importante nella storia britannica (qualcuno ha detto vendetta?).

E' cambiato tutto, in maniera così spropositata da rendere sconcertante vedere un goal-fantasma in giro per il mondo. Purtroppo non tutti possono farlo proprio a causa degli enormi costi, ma una rete non assegnata o maldestramente data per errore fa storcere il naso alquanto. Perchè tutto porta ad un principio: l'abitudine. L'abitudine è tutto, e una volta raggiunta difficilmente si può tornare indietro, con tutti i pro e i contro del caso.

Se il VAR ha dilatato in maniera incredibile e soggettivamente forse esagerata la convalida di una rete, la goal-line-tecnhnology, prima-semi moviola in campo, ha portato a qualche secondo di attesa, delle facce che cercano una risposta con gli occhi sgranati e il cuore a mille. Chiedere ad esempio ai tifosi della Juventus, nell'ambito della rimonta contro l'Atletico Madrid del 2019. Colpo di testa di Cristiano Ronaldo, Oblak respinge. A tutti, o quasi, sembra una grande parata. Invece no, Kuipers indica il cerchio di centrocampo. Dove l'occhio non vede, la pupilla virtuale non fa cilecca.

Due anni prima, mentre prendeva piede ovunque e camminava pian piano senza aiuti esterni la goal-line, in Liga nessuno si azzardava ancora a dare l'ok. Poi, quasi fossero Hurst, Lampard e Muntari insieme, la svolta impossibile da negare. C'è il complottismo, e ci sono i dati scientifici da sbattere in faccia. E quella rete non assegnata a Messi contro il Valencia, nonostante fosse dentro di parecchi cm, dovette far cambiare idea a tutti. Fosse successo in un match tra Granada ed Eibar, mah. Ma, senza la h, con  il Barcellona in campo, si parla, si espande, si decide. E dentro anche lì.

Perchè senza la goal-line-technology ci possono essere le chiacchere e le discussioni, ma non c'è soggettività. Già dal replay successivo ad un errore arbitrale, questo è evidente e impresso nella mente. Ma come si fa? Assurdo, clamoroso, impossibile. E giù di titoli e polemiche. Perchè una era la decisione e una non è stata presa. Si rispetta l'idea quando è condivibile e non quando è oggettivamente sbagliata.

Dall'avvento della goal-line-technology, dai dieci anni di Lampard e dagli otto di Muntari, dai 64 di Hurst, il miglioramento è netto e totale. La rabbia per un mancato goal è umana, la tristezza capibile. Ma ha cambiato tutto il meglio riuscendo veramente a salvare la faccia del movimento, senza dare possibilità di scavare nei se, nei ma e nei forse, nei dubbi esistenziali.

La serie di goal assegnati grazie alla tecnologia non è infinita, ma è decisamente sostanziosa. Perchè solo alcune volte il pallone danza tra la traversa e i pali. Sulla linea di porta, indecisa su dove andare. Un piccolo aiutino è necessario, l'orgoglio di chi deve prendere una posizione doveva essere messo da parte. Per lasciare spazio alle verità.

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