Roberto De Zerbi è tornato in Italia. L'allenatore dello Shakhtar Donetsk, al pari del suo staff, è sbarcato in patria dopo essere fuggito dall'Ucraina e dal conflitto generatosi dopo la questione russa. Passato alla guida del club arancionero dalla scorsa estate, l'ex tecnico del Sassuolo era a Kiev quando è iniziato tutto.
Lo Shakhtar, infatti, era reduce dal ritiro in Turchia, vista la sosta invernale del torneo ucraino: da metà febbraio si trovava a Kiev. Lunedì la conferenza stampa di Putin, nella quale evidenziava il riconoscimento del Dumbass. Un primo segnale per De Zerbi, di quello che sarebbe accaduto nelle prime ore di giovedì 24.
De Zerbi ha raccontato a 'Radio 105' le giornate a Kiev:
"Erano di 24 ore, ma passavano molto molto lentamente anche perché non dormivi, la notte si sentiva di tutto. C'era chi dormiva in bunker e chi in camera. Io dormivo in camera per capire cosa succedeva fuori dall'hotel, quando sentivo un boato andavo nel bunker. Poi tornavo in camera dopo qualche ora".
Alla fine, De Zerbi e il suo staff, aiutati dall'ambasciata e dalla UEFA, hanno organizzato la fuga:
"Senza farsi prendere dall'ansia, cercando di essere lucidi. Si poteva fare quando si voleva, almeno fino a quando non è entrato in vigore il coprifuoco, però fuga voleva dire magari stare 4, 5 giorni sulla strada senza scorte di cibo e di acqua. I benzinai erano presi di assalto e quindi non potevi fare scelte dettate solo dalla paura. Dovevi rimanere tranquillo, preparare le mappe degli itinerari che dovevi seguire. La nostra ambasciata ci ha aiutato per quello che poteva, eravamo oltre 2000 italiani. Siamo tornati a casa grazie all'impegno del presidente della Fifa Ceferin che è stato di un'umanità, di una sensibilità incredibile, ha organizzato tutto nei minimi dettagli e anche l'Ambasciata ci ha trattato bene".
De Zerbi ha sentito di essere responsabile per i suoi ragazzi:
"Lì ho solo pensato solo che avevo delle responsabilità. È vero che faccio l'allenatore e l'allenatore non deve per forza averne fuori dal campo, però io e il mio staff tutto compatto ci siamo messi a servizio dei calciatori che hanno l’età dei nostri figli. Non ho mai avuto paura di non tornare. Ho avuto paura che saltasse la linea internet, che staccassero la luce in città, mancasse l'acqua calda o finissero le scorte di acqua e di cibo. I brasiliani sono andati via un giorno prima di noi tramite Romania-Parigi-Brasile, ci sentiamo sempre".
In Ucraina si combatte da giorni dopo l'invasione russa:
"Stanno difendendo la libertà e chi difende la libertà parte avvantaggiato. Certo, la differenza di potenziale di armi sposta tutto. Per quello che ho visto io, possono continuare non si sa per quanto. Sono davvero tosti: il campione di pugilato (sindaco di Kiev, ndr) si è messo a combattere, un mio magazziniere giovane con una figlia piccola, ha preso il fucile pronto a combattere".


