
Ora la lingua da imparare è il tedesco, mettendo così da parte l'italiano: Matthijs De Ligt è un giocatore del Bayern Monaco, che ha raggiunto l'accordo con la Juventusper il trasferimento del difensore.
Un'intesa veloce che ha cambiato i connotati di un'altra trattativa, quella che ha portato in bianconero Gleison Bremer al termine di un duello d'altri tempi con l'Inter.
Il brasiliano ha ereditato la maglia numero '3' di Chiellini e raccolto l'eredità di De Ligt, che si mette alle spalle tre stagioni dal sapore agrodolce e con i riflettori puntati costantemente sul suo rendimento: un'attenzione 'speciale', riservata ad un ragazzo che, a soli 19 anni, sbarcò in Serie A per 75 milioni più bonus dall'Ajax, cifra mai del tutto rispecchiata dalle prestazioni sul terreno di gioco.
Soprattutto nella stagione d'esordio, caratterizzata da tre rigori provocati per tocchi con le braccia sottolineati con puntualità dagli sfottò avversari: il primo nel successo esterno contro l'Inter ad ottobre 2019, a cui sono seguiti quello sul campo del Lecce e l'episodio (ininfluente) nella vittoria per 4-1 nel derby col Torino. Tendenza tornata di moda quest'anno.
Una sequenza incredibile di episodi simili che ha strappato più di un sorriso allo stesso De Ligt, giunto addirittura a scherzarci su in un'intervista concessa a DAZN.
"Se non avessi fatto il calciatore forse sarei stato un pallavolista. Tutti parlano dei miei falli di mano".
Una dote, l'autoironia, che De Ligt ha sfruttato a suo favore per ridere nei momenti negativi, con l'apice raggiunto lo scorso 11 maggio in occasione della finale di Coppa Italia vinta dall'Inter: in quella circostanza è stato punito l'intervento imprudente su De Vrij, che ha portato a sette il totale dei penalty causati in tre anni. Senza dimenticare il tocco su Lautaro nell'azione del primo rigore, un concorso di colpe con Bonucci.
Parecchie sviste ma anche molte ottime prestazioni col passare del tempo e il progressivo aumento della conoscenza di un campionato completamente diverso da quello olandese: da qualsiasi angolazione si voglia commentare, resta l'abilità di De Ligt in fase di marcatura e il suo elevato peso specifico all'interno della retroguardia bianconera, accentuato dalle difficoltà incontrate dalla squadra durante la sua assenza.
Il pensiero va alla stagione 2020/2021, iniziata in netto ritardo per guarire completamente da una spalla operata in agosto, oppure all'ultima Supercoppa Italiana, persa dalla Juventus che non ha potuto averlo in campo per via della squalifica frutto dell'espulsione rimediata nel precedente match di campionato con la Roma.
Sarebbe un errore mettere in discussione il valore effettivo di De Ligt che, in questi tre anni, non è però mai venuto fuori del tutto: ora è il Bayern Monaco a sperare in una definitiva consacrazione, stimolata da un contesto diverso che potrebbe fare il gioco dell'olandese.


