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Aurelio De LaurentiisGetty

De Laurentiis: "Con regole diverse avremmo già portato lo Scudetto a Napoli"

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+19 sulla Lazio in campionato, semifinale di Champions League da conquistare contro il Milan ai quarti: la stagione del Napoli può davvero assumere una piega leggendaria, qualcosa di inimmaginabile quando, nel 2004, Aurelio De Laurentiis assunse le redini della società.

In occasione del Premio Bearzot consegnato a Luciano Spalletti, il patron partenopeo ha ricordato quei momenti concitati: un'acquisizione effettuata nonostante il volere contrario dei familiari.

"Siamo partiti dal basso. Nel 1996 sognavo di unire cinema e calcio e nel 1999 mi presentai con un assegno da 125 miliardi: Ferlaino mi fece causa (ride, n.d.r.). Me ne ero dimenticato perché i miei figli si stavano laureando a Los Angeles. Nel 2004 ero in vacanza a Capri e non sapevo che il Napoli fosse fallito, Gaucci voleva comprare il club per 5 milioni. Contro il parere di mia moglie e mio figlio Luigi, che non voleva mi 'incasinassi', andai avanti e gli dissi: 'Figlio mio, cosa vuoi che sia il calcio rispetto al cinema che è così complesso?'. Così 18 anni fa è partita questa bellissima avventura. Da Los Angeles andavo a prendermi sputi in testa in questi campetti del sud: bel passaggio di carriera, pensai. Alla fine mia moglie è diventata tifosa e si strappa i capelli mentre gioca il Napoli, io invece ho un approccio più 'inglese'".

L'agognato Scudetto, già sfiorato in passato, è ormai a un passo.

"Se le regole del calcio fossero state diverse, forse lo avremmo portato a Napoli già altre volte".

L'opera di convincimento di Spalletti iniziò durante la breve era Gattuso.

"Sono felice per il premio vinto da Spalletti, ho avuto un'intuizione felice e ho dovuto depistare tutti. Allora Gattuso non si sentiva bene e andai al Bosco Verticale per incontrare Spalletti, che mi disse 'no' già prima di andare alla Roma. Mi aprì e gli dissi: 'Luciano ho un grosso problema, se non si dovesse sentire bene Gattuso ho bisogno di te'. E lui: 'No, a giugno arrivo'. Alla fine ottenni un 'sì' anche nell'immediato se fosse servito. Poi siamo andati avanti fino a giugno perché sono un gentiluomo e non ho voluto segare Gattuso: forse se l'avessi fatto prima sarei andato in Champions. Per depistare tutti passai per Conceição, per Allegri che venne a farmi lezione di calcio nei miei uffici e poi alla fine arrivò il bravo Luciano a riportarci tra i primi tre in Italia: anche l'anno scorso sarebbe potuto accadere qualcosa di diverso".

Premio prestigioso per Spalletti, il cui pensiero non può non essere rivolto anche al percorso degli azzurri in Champions League.

"E' una cosa che va vissuta totalmente, non vediamo l'ora di andarci a confrontare. Sono cose bellissime che in 64 anni non ho mai vissuto. Pure i calciatori devono stare attenti, il tempo passa per non ripassare più e queste sono partite bellissime".
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