Pubblicità
Pubblicità
Frank De Boer InterGetty Images

De Boer e gli 84 giorni all'Inter: storia di un amore mai sbocciato

Pubblicità

"Il nostro obiettivo è quello di provare a dominare l'avversario. Sono qui per vincere. Questa squadra può seguire la mia filosofia di gioco".

Partiva così l'avventura di Frank de Boer all'Inter, alla vigilia della prima giornata della stagione contro il Chievo, partita che poi per la cronaca (e lo ricorderanno sicuramente i tifosi nerazzurri) finì 2-0 per i clivensi, con la doppietta di un indemoniato Birsa. Fu il presagio di quasi tre mesi più neri che azzurri per l'Inter.

Non siamo certo qui a dirvi che l'esperienza di Frank de Boer all'Inter fu negativa, questo è sotto gli occhi di tutti da quattro anni; ma vogliamo ripercorrere le tappe più significative della sua avventura. A sua discolpa c'è sicuramente da dire, e non è una cosa di poco conto, che arrivò a Milano il 9 agosto, dopo che si chiuse con largo ritardo la telenovela estiva di Roberto Mancini.

De Boer arriva sicuramente tardi, quando mancano 12 giorni a inizio campionato, arriva accompagnato dal suo staff e con un contratto triennale. Ma senza praticamente avere voce sul calciomercato e sulla programmazione.

Frank de Boer InterGetty Images

Non proprio gli ingredienti per far partire nel modo giusto una stagione. Ed infatti la sua esperienza all'Inter parte male e finisce anche peggio. Da subito si ha l'impressione che Frank de Boer sia il tipico allenatore integralista: quello fermo sulle sue idee, quello che non cambia il proprio calcio in base al campionato o all'avversario; per non parlare di metodi e abitudini.

In Italia non viene accolto bene, per usare un eufemismo, ma l'olandese ci mette del suo con dei metodi forse troppo distanti dal nostro calcio. Non riesce nemmeno ad entrare nel cuore dei suoi giocatori, non parla bene la lingua. Insomma, un disastro annunciato.

In totale il suo bilancio è il seguente: 14 gare ufficiali, 5 vittorie, 7 sconfitte, 2 pareggi. La sua sconfitta più pesante è sicuramente quella rimediata in Europa League contro il modesto Hapoel Beer Sheva (forse il punto più basso della storia recente dell'Inter). Quella sera gli israeliani usciranno vittoriosi da San Siro per 0-2.

Ma c'è anche una vittoria che invece fu tanto inattesa quanto importante: il 2-1 contro la Juventus (capolista in quel momento) firmato dalle reti di Ivan Perisic e Mauro Icardi. Dalle stalle alle stelle quindi, ma questo non fu il trampolino di lancio dell'avventura di de Boer, bensì semplicemente il suo punto più alto.

In mezzo a questi risultati, tra sconfitte e poche vittorie, emblematici i casi relativi a Gabigol e Joao Mario: acquistati di fatto già da prima del suo arrivo, presentati dalla gestione Thohir come grandi stelle ai tifosi nerazzurri. Loro non riescono ad inserirsi in Serie A, de Boer non riesce completamente a trovare la loro quadratura. I due non risulteranno mai importanti nella sua gestione, e a dire la verità nemmeno dopo...

Ma non solo il mancato ambientamento dei nuovi arrivi: de Boer si dimostra sergente di ferro con tutti. Marcelo Brozovic viene fatto fuori dai convocati per atteggiamento poco professionale, Kondogbia sostituito con Gnokouri dopo 28 minuti contro il Bologna perché "non ascolta e non può stare in campo", Felipe Melo mai considerato (anche se fondamentale nella gestione Mancini di un anno prima).

"Manco di umiltà nella gestione dello spogliatoio. Ho provato umiliazione dopo quel cambio e soprattutto ciò che ha detto alla stampa dopo la partita non mi era piaciuto", racconterà Kondogbia qualche tempo dopo.

Tantissimi equivoci, che si protrarranno fino al suo esonero: la dirigenza lo difende a parole fino all'ultimo momento, ma poi gli dà il benservito poco prima della sfida di Europa League contro il Southampton, chiamando in fretta e furia Stefano Vecchi dalla Primavera,

"Peccato che sia finita così. Per portare avanti questo progetto serviva più tempo. Voglio ringraziare tutti i tifosi per tutto il supporto che mi avete dato questi mesi. Forza Inter".

Lui saluterà con queste parole, anche se poi nell'immediato futuro (e non solo) sarà molto duro con l'Inter e con la vecchia dirigenza nerazzurra.

Pubblicità
0