Davide Petrucci, il "nuovo Totti" sedotto dallo United: oggi gioca in Israele

"United grab new Totti"

12 anni fa, il 13 giugno del 2008, il 'Daily Mail' titolava così un articolo riguardante l'ultimo colpo di mercato (sì, all'epoca pareva davvero esserlo) dei Red Devils. "Il Manchester United si prende il nuovo Totti". Al secolo, Davide Petrucci. 16 anni, romano, trequartista degli Allievi Nazionali della Roma allenati da Andrea Stramaccioni. Un piccolo fenomeno, si pensa all'epoca. Tanto che lo United non si lascia scappare la possibilità di strapparlo all'Italia e portarlo, per quasi 100mila sterline a stagione, nell'Eldorado della Premier League.

Salto in avanti. 13 anni più tardi, il "nuovo Totti" veste la maglia dell'Hapoel Be'er Sheva, nella massima serie israeliana,  celebre per aver battuto l'Inter in due occasioni durante la fase a gironi dell'Europa League 2016/2017. Un mesto ritorno alla realtà dopo anni in cui, lentamente e inesorabilmente, il sogno a tinte rosse si è sgretolato fino a diventare un pallido ricordo. Davide oggi ha 30 anni, e tra Manchester e le Marche ha girato mezza Europa: Belgio, Romania, Turchia e Israele appunto. Ha vestito anche la maglia del Cluj, già avversario in Europa League dei giallorossi nella passata stagione.  

In quel 2008, il quotidiano giallorosso 'Il Romanista' definisce Petrucci "probabilmente il miglior prodotto del nostro settore giovanile. Tra tre o quattro anni, varrà 100 volte di più". Un gioiello "rubato da sotto il naso" dal Manchester United. Ed in effetti le polemiche non mancano: Bruno Conti dà dell'ipocrita a Sir Alex Ferguson, che in quei giorni si sta costantemente lamentando per l'assedio del Real Madrid nei confronti di Cristiano Ronaldo. Ma tant'è: gli inglesi approfittano della maggiore flessibilità delle leggi d'Oltremanica, che consentono ai club di offrire un contratto da professionista anche ai giovani sotto i 17 anni, e convincono Davide a compiere il grande salto.

"Era dura dire di no, anche se sono un tifoso della Roma e avrei vestito quella maglia per tutta la mia carriera. Lo United ha offerto a mio padre Stefano un lavoro da giardiniere. Un mese fa la Roma mi ha offerto un contratto a salario minimo senza nemmeno dirmi la durata. Ho chiesto un po' di tempo per pensarci, visto che lo United aveva già avanzato la propria offerta, ma loro mi hanno dato solo tre giorni. La Roma mi ha chiuso le porte, lo United me le ha aperte. Avrebbero potuto offrirmi una considerazione più elevata”.

Maggiore considerazione, un lavoro per il padre e, come detto, quasi 100mila sterline a stagione. Et voilà, il gioco è fatto: Petrucci lascia l'Italia e approda all'estero. Non è l'unico: in quegli anni la 'fuga' comprende anche i vari Camilleri, Zamblera, Lupoli, Macheda, Scamacca, oltre a Pepito Rossi, il più bravo e famoso di tutti.

Bravo lo è anche Petrucci, regolarmente convocato dalle nazionali giovanili italiane fino al 2010. Ma al Manchester United non funziona praticamente nulla. A partire da un insidioso e fastidiosissimo infortunio muscolare che nel 2009 lo costringe a fermarsi addirittura per otto mesi, nemmeno un anno dopo aver conquistato la Milk Cup (torneo riservato agli Under 16) in Nord Irlanda e proprio mentre Ferguson lo inserisce nella lista per la fase a eliminazione diretta di Champions League.

Davide Petrucci - Manchester United

Non è l'inizio della fine, non ancora, ma di certo non è un buon modo di presentarsi alla nuova realtà. L'avventura di Petrucci prosegue fino alla formazione Riserve, senza andare oltre. Qualche convocazione in prima squadra, ma l'esordio così sognato e così voluto non arriva mai. Il tutto nonostante il portale inglese 'football deluxe', che evidentemente crede ancora in maniera cieca nelle sue qualità, nel 2012 lo presenti come "il futuro capitano del Manchester United”.

A Manchester, comunque, gli incontri illustri non mancano. Uno su tutti: quello con Cristiano Ronaldo. Uno, aspirante campione. L'altro, fuoriclasse destinato a dominare la scena europea per un altro decennio.

“Sir Alex Ferguson, CR7 e tutti gli altri leader dello spogliatoio ti mettevano ogni giorno a tuo agio, ti davano consigli e ti insegnavano a vincere, mantenendo sempre lo stile dello United sia in campo che nella vita” (intervista a 'Tuttomercatoweb' del 2018)

Nonostante i celeberrimi dissapori con Nani, che nel 2012 gli rifila un pugno al termine di una lite in partitella, allo United Petrucci si fa anche degli amici. Uno su tutti: Paul Pogba, dal quale lo separa un anno e mezzo di differenza anagrafica. I due condividono sia l'appartamento che il centrocampo delle Riserve e, assieme a Macheda, Davide insegna a Paul a parlare il romanesco. Poi il francese vola a Torino per dare il via a una carriera di lusso e le strade si separano.

“È stato divertente vivere insieme, ci insegnavamo la nostra lingua a vicenda. Quando Paul è andato in Italia sapeva già parlare un po' di italiano, quindi la gente si chiedeva come fosse possibile per un francese che viveva in Inghilterra. Andavamo a scuola insieme per studiare l'inglese e, quando eravamo a casa, io cercavo di imparare il francese e di insegnargli l'italiano. Nel calcio hai compagni di squadra provenienti da tutto il mondo, quindi più lingue conosci, più è facile comunicare con tutti (intervista a 'Yahoo Sports' del 2015)

Yasin Oztekin Davide Petrucci Caykur Rizespor Galatasaray 02182017

Il sogno di Petrucci di diventare qualcuno al Manchester United inizia a sfaldarsi nel gennaio del 2013, quando il club lo cede in prestito al Peterborough, in Championship: quattro presenze e una rete, peraltro decisiva, al Leicester. Quindi i belgi dell' Antwerp, club affiliato allo United, e il Charlton, ancora in Championship. Fino alla definitiva separazione del settembre 2014, qualche settimana dopo aver svolto il precampionato con la prima squadra. Uno strappo voluto dallo stesso giocatore, che a 23 anni non è ancora riuscito a esordire in partite ufficiali e, dunque, decide di dare un taglio a un rapporto senza futuro.

Da lì, è un peregrinare continuo: Cluj in Romania, ma anche Caykur Rizespor in Turchia. Fino all' Ascoli, al Cosenza e  infine all'Hapoel Be'er Sheva. Davide non è più 'il nuovo Totti': è solo Petrucci. E non è più nemmeno la stella della trequarti, bensì un regista davanti alla difesa. Uno con piedi buoni, intelligenza calcistica, discreta stazza. Con il sogno di risalire la china e approdare in Serie A, dopo aver sognato la Premier League. Dipende da lui.