Milan-Spezia è anche Maldini contro Maldini, da una parte ovviamente Paolo, ex bandiera rossonera e oggi dirigente del club. Dall'altra il figlio Daniel, che l'anno scorso ha conquistato il tricolore col Diavolo ma in questa stagione gioca in prestito proprio in Liguria.
Intervistato in esclusiva da 'Sportweek', è lo stesso Daniel a raccontare quanto possa essere impegnativo portare un cognome che ha scritto la storia del calcio italiano dato che prima di papà Paolo era toccato al nonno Cesare.
"È certamente diverso che averne un altro, ma dipende da come la vivi. Io la vivo bene. Ho imparato a viverla bene. A volte è più pesante, altre è più facile. Come tutte le cose, ha i suoi pro e i suoi contro".
E riguardo alle voci secondo cui giocherebbe ad alti livelli solo perché raccomandato dal padre, Daniel tira dritto per la sua strada.
"Non credo smetterà mai. Ovvio, dipende anche da me che finisca. Conta sempre chi le dice, certe cose. A volte ho pensato: magari è vero. È vero e io non me ne accorgo. Ma la maggior parte delle volte me ne sono fregato".
Non mancano, ovviamente, i retroscena sugli allenamenti con i campioni del Milan e in particolare su Zlatan Ibrahimovic, vero spauracchio dei giovani rossoneri.
"Ibra ti sprona fino a insultarti, ma non te la prendi perché sai che lo fa a fin di bene. Poi finisce l’allenamento e recupera. Ti viene vicino, ti abbraccia. Certo, quando è arrivato nessuno voleva fare le partitelle nella sua squadra. “Speriamo che oggi non tocchi a me”, ci dicevamo".
Gli amici fuori dal campo invece sono due, Rafael Leao e Saelemaekers, con i quali si è creato un rapporto molto stretto durante i mesi in rossonero.
"Rafa mi fa ridere perché non pensa a niente. Zero, zero, zero. È bello stare con lui. All’inizio portavo lui e Alexis in giro per Milano per fargli conoscere la città, i posti dove andare, i miei amici… È finita che Saelemaekers usciva da solo con loro".




