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StjarnanGetty

Dallo Stjarnan all'Azzurro: la grande avventura di Marta Carissimi

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Considerata uno dei gioielli della Fiorentina Women’sMarta Carissimi sta vivendo uno dei periodi più prolifici della sua carriera: con il club viola nella scorsa stagione ha portato a casa lo Scudetto e la Coppa Italia e quest’anno punta a ripetersi, ma anche a contribuire alla qualificazione al Mondiale del 2019 in Francia con la Nazionale. Andiamo dunque alla scoperta di una delle centrocampiste più talentuose e d’esperienza del calcio femminile italiano, sensibile alla tematica dei diritti delle donne nel panorama sportivo nostrano.

"Per quanto riguarda la nostra stagione, ovviamente l’obiettivo è quello di ripetersi. La squadra è in gran parte quella dello scorso anno, non è così facile e scontato mantenere la stessa concentrazione e la voglia di primeggiare. Ci sono avversari come il Brescia, che abbiamo incontrato lo scorso anno, che nonostante abbiano perso molte giocatrici, ne hanno acquistate altre altrettanto forti. Dall’altro lato c’è la Juventus, che ha acquistato un grosso blocco di giocatrici dal Brescia e altre sempre nel giro della Nazionale".


"Brescia e Juventus sono le nostre rivali più dirette per lo scudetto. Abbiamo cambiato poco, non sarà facile mantenere la stessa concentrazione dell'anno scorso"


"Gli obiettivi sono sempre gli stessi: vogliamo provare a rivincere tutto, anche se ovviamente non ci siamo solo noi. Con Brescia e Juve saranno gli scontri diretti a fare la differenza, ma quello che non avevamo messo in conto era il pareggio a Verona e per vincere il campionato dobbiamo cercare di non perdere punti con le squadre più piccole per poter giocarsi tutto negli scontri diretti. Quindi vorrà dire che ora non perderemo più…"

Marta Carissimi Fiorentina WomenGoal

Alle porte c'è ora la doppia sfida di Champions League contro il Wolfsburg: non è andata benissimo ma è giusto provarci... " Sì, il sorteggio non è stato fortunato, già partendo in seconda fascia c’era la probabilità di incontrare squadre fortissime. Si sperava tra le forti di non prendere il Wolfsburg e il Lione e invece abbiamo pescato la seconda più ostica. Il Wolfsburg non ha neanche bisogno di presentazione: negli ultimi cinque anni ha vinto quattro Coppe di Germania, tre campionati, ha giocato tre finali di Champions League, vincendone una. È una corazzata, che si è anche rinforzata questa estate grazie a nuovi acquisti dall’estero".

"Noi dovremo fare una partita tatticamente perfetta, dove non potremo sbagliare niente, ancora di più di quanto abbiamo fatto contro il Fortuna. Dall’altra parte sarà compito degli allenatori darci un assetto che possa contenere la potenza fisica – ma anche tecnica e tattica - delle nostre avversarie. Sono veramente forti, non ci possiamo nascondere… poi ovvio, la palla è rotonda e ogni partita ha una storia a sé. Le probabilità di passare sono pochissime, però l’obiettivo è quello di fare bella figura e di non perdere 12-2, come ha fatto recentemente l’Atletico Madrid".  


"Il Wolfsburg è una corazzata, le probabilità di passare sono pochissime, ma il nostro obiettivo è innanzitutto quello di fare bella figura"


Marta Carissimi non si è distinta soltanto in club italiani – come la Fiorentina Women’s stessa e l’AGSM Verona - ma anche all’estero, in uno dei campionati più interessanti e suggestivi del panorama europeo, quello islandese. Tre anni fa, dopo l’esperienza all’Inter, ha deciso di accettare la proposta dello Stjarnan per mettersi alla prova: con la società di Garðabær ha conquistato il titolo della Úrvalsdeild kvenna (la massima serie islandese) e la Coppa nazionale. Ha esordito in campionato il 6 giugno 2014, segnando due delle quattro reti con cui lo Stjarnan si è imposto sull'FH, e ha ben figurato in Champions contro le russe del Zvezda 2005 Perm' ai sedicesimi di finale. L’esperienza allo Stjarnan, tuttavia, è stata breve: a stagione conclusa, la Carissimi è tornata in Italia per firmare con l’AGSM Verona.

"Rispetto al campionato italiano, a fare la differenza è soprattutto il gioco, perché in Islanda – come in tutti i Paesi nordici – la fa da padrona la fisicità e anche i capovolgimenti di fronte: la palla viaggia molto in verticale, con passaggi lunghi e molto meno fraseggio, al contrario di come avviene in in Italia. A livello di campionato, noi stiamo vivendo un momento di ristrutturazione, di transizione, cominciato già dai club maschili. In Islanda sono dilettanti tanto quanto lo siamo noi, ma su 350mila abitanti 8.000 circa sono le ragazze che praticano, una percentuale molto più alta rispetto all’Italia".


"In proporzione, ci sono molte più calciatrici in Islanda che in Italia, stanno raccogliendo i frutti di un programma avviato molti anni fa. Spero che in futuro anche i club italiani possano giocarsela con le big europee"


"Là il calcio femminile è molto più seguito per una questione di cultura. I risultati che la nazionale islandese ha ottenuto sono frutto di progetti che sono stati avviati diversi anni fa, a partire dagli impianti sportivi all’avanguardia, e ora sta raccogliendo i frutti. Mi auguro che anche qua in futuro, quando incontreremo il Wolfsburg, invece di pensare “che sfortuna, non passeremo mai”, ci verrà da dire “bene, ce la giochiamo”. In Italia stiamo parlando di progetti che altrove hanno cominciato dieci o venti anni fa".

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La centrocampista viola è anche uno dei capisaldi della Nazionale Italiana, impegnata in questo periodo nelle qualificazioni ai Mondiali che si terranno in Francia nel 2019. La situazione attuale vede le azzurre in testa al girone a quota 9 punti insieme al Belgio. E sono proprio le Red Flames le più temute dall’Italia: solo la prima squadra del Gruppo (composto anche da Romania, Moldavia e Portogallo) accederà direttamente ai Mondiali, le migliori due seconde si giocheranno invece tutto ai playoff.

"Cabrini aveva fatto un lavoro di cinque anni e creato un gruppo che ha ben figurato all’Europeo, la Bertolini ha ereditato quel gruppo e l’ha mantenuto identico, aggiungendo qualche giovane emergente che si è distinta nelle giovanili. Penso che in questo momento ci sia un ottimo mix di gente più esperta e di giovanissime: quando parlo di esperte faccio riferimento a giocatrici come me, ma anche a ragazze di 25-26 anni, in Nazionale da almeno 4-5 anni. Milena Bertolini ha cambiato modulo, punta sulla tecnica, sul fraseggio e cerca di tirar fuori il meglio di noi in base alle nostre caratteristiche. L’obiettivo della qualificazione è possibile ma non scontato, perché dovremo affrontare il Portogallo, che negli ultimi anni sta uscendo fuori, e il Belgio che anche all’Europeo ha fatto molto bene. Sicuramente queste sono le due squadre con cui lotteremo per superare il girone".

A proposito di Nazionale, hai viaggiato con Ventura e gli azzurri: com’è stata quell’esperienza? "È stata molto bella, con me c’era anche Cecilia Salvai. La Federazione ha voluto promuovere gli Europei facendoci viaggiare con la nazionale maschile che era impegnata in un’amichevole: siamo state con i ragazzi in Olanda per spingere alcune iniziative legate all’evento. Non capita tutti i giorni di affiancarsi ai calciatori, il loro entourage mediatico non è lo stesso che abbiamo noi. Nei due giorni che abbiamo trascorso con la Nazionale maschile abbiamo ricevuto un riscontro dai media importante e allo stesso tempo dato un segnale al mondo sportivo riguardo alla volontà della Federazione di far crescere il calcio femminile anche con questo tipo di accostamenti".

"Siamo state molto rispettose nei loro confronti, i ragazzi stavano preparando la partita ed erano molto concentrati: Buffon e Chiellini hanno subito cercato di relazionarsi con noi, Astori conosceva la nostra realtà e abbiamo parlato molto. Ho avuto conferme di quello che pensavo anche di Parolo, che è stato disponibile, così come lo stesso De Rossi. Tutti giocatori maturi, curiosi di conoscere un mondo di cui sanno poco".

Ha stupito molto nelle scorse settimane la decisione della Norvegia di garantire lo stesso stipendio ai giocatori e alle giocatrici della Nazionale: grazie a un accordo tra la Federcalcio e le associazioni di calcio locale, dal 2018 le ragazze avranno gli stessi diritti degli uomini. Ma non solo, i calciatori contribuiranno economicamente alle retribuzioni delle colleghe. Una vera e propria rivoluzione, quindi, che ha scatenato un acceso dibattito in Italia, coinvolgendo anche alcuni politici. Ma la riduzione del divario salariale in realtà apre alcuni spunti per un dibattito più ampio, che Marta Carissimi ha tenuto ad approfondire.

Marta Carissimi Fiorentina Women

"Penso che la discriminazione sugli stipendi non sia da fare tra calcio maschile e femminile, ma tra il calcio e tutti gli altri sport. Il calcio viaggia su dei livelli inaccettabili, fuori da ogni logica e da ogni realtà. Mi auguro che l’uguaglianza da questo punto di vista non arrivi mai, perché significherebbe portare il ‘male’ nel calcio maschile all’interno del calcio femminile. Quello che è stato fatto in Norvegia è diverso, si tratta di un risultato storico, ma non sono le stesse cifre che ha a disposizione la Federazione italiana. Sicuramente noi siamo discriminate rispetto ai maschi, ma è una questione di legge: qualsiasi sport praticato dalle donne in Italia non viene considerato professionistico".


"Il problema delle donne sportive è uno: non siamo considerate professioniste. Si stanno facendo passi avanti, ma sotto ogni aspetto - non solo monetario - siamo ancora molto indietro rispetto agli uomini, anche se qualcosa si sta muovendo"


"Pertanto anche la Schiavone o la Pellegrini, ad esempio, non sono considerate professioniste. Il problema sta lì: noi possiamo giocare una vita, ma senza avere una tutela a livello previdenziale. Lo scorso anno, grazie all’Associazione Calciatori, abbiamo conquistato la tutela sulla maternità e questo è un risultato storico: se una ragazza resta incinta, ora percepisce lo stipendio, mentre prima venivano sospesi i pagamenti. Lo sport ci impegna come un lavoro, per cui in questo momento il discorso è più complesso e non si può banalizzare soltanto per quanto riguarda l’uguaglianza dei salari".

"Purtroppo le società femminili non riescono ad avere le stesse strutture di quelle maschili, perché per quanto organizzate siano non hanno a disposizione i loro mezzi. Per noi – parlo di società come la Fiorentina e la Juventus – allenarsi in un centro sportivo come si deve, avere a disposizione uno staff medico che ti consenta di far subito controlli e terapie, fare trasferte senza dover partire alle quattro del mattino… sono tutte cose che fanno la differenza. Un domani quando ci sarà una Serie A composta da squadre completamente professioniste, si potrà pensare ad avere altri contratti e stipendi. Ma questi sono discorsi da affrontare tra molti anni. Credo che il modello inglese sia quello da seguire, che ha imposto alle squadre di Super League di avere dei requisiti (academy, fair play finanziario) da professioniste".

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