Com'è strana la vita di un calciatore, certe volte. Prendete Alex Meret: non doveva essere lui il portiere del Napoli tritatutto, il proprietario dei pali di una squadra che sta collezionando record su record, provando ad ammazzare il campionato con mesi d'anticipo. Solo qualche mese fa, il suo destino sembrava essere altrove. Anzi: era altrove. Apparentemente senza alcun ripensamento.
Tra luglio e agosto, Meret era praticamente un giocatore dello Spezia. Era (quasi) tutto fatto: c'era l'accordo con il giocatore, c'era anche l'accordo tra i due club. Solo che Provedel si è messo di mezzo, rifiutando di compiere il percorso opposto. Aveva già dato la propria parola alla Lazio e non se l'è voluta rimangiare. E così i liguri hanno cambiato direzione, chiudendo per Dragowski.
“Parlandone oggi - ha detto qualche settimana fa Federico Pastorello, l'agente di Meret, a 'Tuttomercatoweb' - vedendolo titolare della squadra prima in classifica che ha vinto il suo girone di Champions davanti al Liverpool, suona un po’ strano il fatto che potesse finire allo Spezia, però in quel momento lì i segnali che avevamo da parte della società non erano chiari“.
Anche il modo in cui Meret avrebbe approcciato la nuova stagione non era chiaro, a dire il vero. L'ex portiere della SPAL aveva ancora in testa l'incubo di Empoli, con quel goal regalato ai toscani in un pomeriggio che, di fatto, aveva tolto agli uomini di Spalletti qualsiasi speranza di vincere lo Scudetto. E poi un precampionato pieno di dubbi, di errori in amichevole, di critiche su una presunta incapacità di gestire la pressione della grande squadra. Ecco perché il Napoli voleva prendere un sostituto: Keylor Navas in primis, ma anche Kepa.
Sei mesi più tardi, tutto è cambiato. Meret ha appena collezionato il nono clean sheet di questo assurdo e travolgente campionato. Proprio al Picco di La Spezia, proprio in quello stadio che avrebbe dovuto essere la sua casa. Non è stata la sua domenica più complicata, questo no. Però il discorso è più ampio: Alex si è preso il Napoli, ha annacquato il ricordo di Ospina e oggi nessuno si sognerebbe mai di metterlo in discussione.
Le 9 volte in cui ha tenuto la porta chiusa vanno a inserirsi in un contesto difensivo che, in fondo, sta rappresentando una delle chiavi del Napoli capolista. Come sottolinea Opta, da quando Luciano Spalletti è arrivato sulla panchina azzurra, e dunque dall'estate del 2021, sono 25 i clean sheet collezionati in Serie A. Come la Juventus sparagnina di Massimiliano Allegri. Ma il Napoli in questo periodo di tempo ha la difesa meno battuta di tutti: 46 reti al passivo. Nonostante la partenza di Koulibaly. Nonostante l'infortunio di Rrahmani, anche se durato solo poche settimane. E nonostante questo Kim, in fondo, lo conoscessero in pochi.
Ecco: ci sono Kvaratskhelia e Osimhen, c'è la capacità di chiudere le partite al momento giusto, c'è un gioco che ricorda molto gli ingranaggi di un perfetto orologio. Ma c'è anche una difesa che ha imparato l'arte della solidità. E c'è un Meret che pareva essersi perduto, schiacciato dai giudizi e da un carattere apparentemente timido e introverso, ma che ha saputo ritrovarsi. Proprio quando le strade col Napoli erano sul punto di dividersi.




