GOALTra le componenti fondamentali che formano la carriera di un calciatore c'è senza alcun dubbio il tempismo.
Si può capitare al momento giusto nel momento sbagliato e veder ampiamente ridimensionata la propria sorte sportiva, oppure capitare a fagiolo in un contesto in cui tutto funziona alla perfezione.
"The man in the place to be", direbbero nel mondo anglosassone. In quest'ottica, Mickaël Cuisance rappresenta l'esempio perfetto di un ragazzo che ha raccolto il massimo dalla sua carriera, pur avendo ancora dimostrato solo qualche sprazzo delle sue qualità.
Nato fisicamente a Strasburgo e calcisticamente a Nancy, a nemmeno 18 anni ha lasciato la Francia per trasferirsi al Borussia Moenchengladbach. Fisicamente strutturato, dotato di ottimo passo e tecnica in entrambi i piedi, Cuisance viene individuato dall'allora tecnico del Gladbach, Dieter Hecking, come uomo ideale per il suo centrocampo a tre nel ruolo di mezz'ala.
E la fiducia che gli viene donata la ripaga con un rendimento di tutto rispetto per un ragazzino che ancora non ha nemmeno completato gli studi né preso la patente.
Le premesse per un suo exploit, già ai tempi delle giovanili della nazionale francese, c'erano tutte. La prima stagione in Bundesliga si conclude con 24 presenze e la sensazione in Renania di aver trovato il futuro crack del centrocampo per i prossimi anni.
Il secondo anno dovrebbe essere quello della consacrazione. Si rivela quello dell'involuzione.
Tutta colpa di quel caratterino non proprio conciliante, che lo porta ad arrivare allo scontro con la dirigenza del Borussia bianconero. Cuisance chiede un contratto più consistente, ma dall'altra parte della scrivania fanno orecchie da mercante.
Questo incide sul suo rendimento. I "capricci" si protraggono al punto da andare a intaccare il suo minutaggio. Hecking non può fare altro che tenerlo in panchina per non minare l'equilibrio dello spogliatoio.
Un anno tra panchina e tribuna non sembra però fa svanire l'hype che generano i ricordi e i video delle sue giocate, e anche il borsino di analisti e osservatori sulla sua futura riuscita come calciatore di livello internazionale fa registrare segno positivo.
Se la sua stella sia effettivamente brillante non lo abbiamo ancora capito, ma con una certa dose di sicurezza possiamo affermare che sia fortunata.
Nell'estate del 2019 si interessa a lui il Bayern Monaco. I bavaresi versano quasi 10 milioni di euro al Moenchengladbach per portarselo all'Allianz Arena. Una cifra alta per un neo diciottenne reduce da un anno sabbatico. Ma fargli da sponsor e uno che dentro il club più prestigioso di Germania ha un certo peso: Hasan Salihamidzic, per gli amici Brazzo.
Il bosniaco ex calciatore va pazzo per le qualità di Cuisance e si prende la responsabilità del suo trasferimento in Baviera.
Salihamidzic non spende soltanto denaro sonante, ma anche bellissime parole per il giovane centrocampista francese.
"La sua qualità si vede quando porta palla. Ha una tecnica sorprendente, un sinistro fantastico e grande forza mentale. Ha potenziale e abbiamo l’idea che che compagni del Bayern possano aiutarlo a salire un gradino. Lui ha preso questa opportunità molto seriamente".
Un endorsement importante, che arriva da una figura di spicco del Bayern attuale e passato, frutto del suo lavoro da calciatore prima e da dirigente poi.
L'entusiasmo di Salihamidzic, però, si ridimensiona partita dopo partita per via del rendimento non all'altezza di Cuisance.
L'allenatore Niko Kovac gli concede poco spazio, ancora meno gliene dà il sostituto Hansi Flick. Le sue decantate qualità non si intravedono se non in qualche rara occasione, tipo la sfida in casa del Wolfsburg.
Alla Volkswagen-Arena, il francese si iscrive al tabellino dei marcatori con un sinistro dalla distanza talmente preciso che sembra telecomandato. Peccato che a vederlo dal vivo non ci sia nessuno se non i compagni di squadra e gli avversari, date le porte chiuse negli stadi che caratterizzarono la prima stagione calcistica post Covid.
La sua bacheca però si incrementa di titoli in maniera inversamente proporzionale al suo casellario di presenze. Nel biennio bavarese si porta a casa cinque trofei, tra cui la Champions League vinta in finale contro il PSG a Lisbona.
Metabolizzato il fatto che la Bundesliga, a determinati livelli, non è ancora pane per i suoi denti, Cuisance cerca ristoro a casa sua. Viene ceduto in prestito con diritto di riscatto al Marsiglia.
Al Velodrome e sotto la guida di André Villas-Boas (un altro bravo a fasi alterne, ma sicuramente fortunato), il centrocampista sembra essersi finalmente ritrovato. Ma nel momento di risalita, arriva un sisifesco Jorge Sampaoli a farlo ritornare a fondo valle.
Il tecnico argentino lo silura, rispedendolo in fretta e furia a Monaco. Qui nel frattempo è arrivato Julian Nagelsmann, che gli fa capire di non prevedere la sua presenza in formazione per la stagione 2021/2022.
Cuisance risponde a modo suo, con comportamenti da bad boy come il lancio di borracce e pettorine in direzione del tecnico al momento delle sostituzioni nelle poche partite che Nagelsmann decide di concedergli, prima di capire che è il caso che le strade si separino.
"Ho un bel rapporto con Nagelsmann e non gli mancherei mai di rispetto. Voglio giocare più minuti, più partite. Qui ho avuto poche occasioni, ma non ho rimpianti. Forse devo fare un passo indietro e ripartire”: parole dette alla Bild per placare le acque, ma la realtà dice altro. Anche e soprattutto nei comportamenti.
Cuisance si rivela ineducabile non solo calcisticamente, ma anche su temi sensibili come la lotta al Covid. Il francese rifiuta il vaccino e viene messo fuori squadra senza stipendio nel periodo di quarantena che è costretto a trascorrere per via delle circostanze.
Un ulteriore incentivo all'esodo il francese lo ottiene con un'entrata da codice penale fatta in allenamento sul terzo portiere Ulreich. Ad uscire malconcio dalla collisione è quest'ultimo, che ci rimette i legamenti del ginocchio.
E' troppo, anche per chi ha fatto di tutto per concedergli credito extra. Spunta dunque il Venezia, in piena lotta per non retrocedere dopo la faticosa risalita in Serie A.
Un trasferimento che sorprende molti. Per ripartire, Cuisance si vede costretto non a uno, ma almeno a due o tre passi indietro nelle sue prospettive.
In Laguna, il francese si presenta bene e Zanetti prova a metterlo al centro del suo progetto. Titolare fisso, l'ex Bayern Monaco mette a disposizione dei compagni di squadra la sua tecnica e la sua esperienza malgrado la giovane età.
Il suo innesto però non evita il ritorno in Serie B del Venezia. E anzi, con il passare delle partite si riduce gradualmente anche il suo impiego da parte dell'allenatore.
In un anno e mezzo, Cuisance passa dunque dal gradino più alto del calcio europeo alla Serie B. Ma nonostante questo ha deciso di non andarsene per cercare l'ennesima ripartenza della sua carriera, bensì di restare in Laguna anche nella stagione 2022/23 disputando il campionato di Serie B (pur con una parentesi in prestito in A, nella seconda parte di annata, alla Sampdoria). Palcoscenico sul quale si metterà alla prova anche nell'annata 23/24. Sempre e comunque al 'Penzo'.
Parliamo in ogni caso di un classe 1999, che ha ancora la possibilità di raddrizzare un percorso che ha fin qui previsto un po' troppe sbandate. Il tempo c'è, ma stringe. Cuisance deve riuscire a tutelare il suo talento prima che si usuri per sempre. Un po' come il Venezia.
