L'azzardato e ormai celebre accostamento a 'Robben' è la chiara testimonianza di un talento che avrebbe sicuramente potuto dare di più al nostro calcio: Alessio Cerci aveva abbagliato e illuso tanti addetti ai lavori, poi quello sfortunato 2014 che di fatto ha segnato l'inizio di un lento e graduale declino nella sua carriera.
Tanti, troppi alti e bassi nella strana parabola che disegna la vita calcistica dell'esterno destro classe '87. Cresce calcisticamente nelle giovanili della Roma, dove diventa anche campione d'Italia nella formazione Primavera nella stagione 2004/2005. Dopo il primo prestito a Brescia conosce per la prima volta Giampiero Ventura a Pisa, poi l'Atalanta e il ritorno nella capitale.
Nel 2010 inizia l'avventura alla Fiorentina, dove si ferma due stagioni e mostra le prime interessanti cose: il punto più alto lo tocca però al Torino, dove ritrova Ventura e colleziona 21 reti in 73 presenze, conquistando anche la qualificazione in Europa League.
GettyLe ottime prestazioni convincono Cesare Prandelli, che nell'estate del 2014 lo convoca per la spedizione azzurra ai Mondiali in Brasile. Un cammino che si rivelerà fallimentare per tutto il gruppo italiano, disastroso dal punto di vista personale per il giocatore granata, che resta in ombra nel poco minutaggio avuto.
Emblematiche le dichiarazioni che lo stesso Cerci concede ai giornalisti dopo la clamorosa disfatta contro il Costa Rica: "Colpa mia? Mi viene da ridere, io ho giocato 20 minuti, non scherziamo...".
Da questo momento la carriera dell'esterno classe '87 andrà incontro a un irreversibile trend negativo: pochi mesi dopo arriva la prestigiosa chiamata dell'Atletico Madrid del Cholo Simeone, ma nella capitale spagnola le cose vanno nel peggiore dei modi.
La sua avventura con la maglia dei Colchoneros dura soltanto sei mesi, durante i quali colleziona appena 284 minuti dilazionati in 11 presenze, con un solo goal all'attivo. Complici anche alcuni fastidiosi problemi fisici, il nativo di Velletri non riesce a entrare stabilmente nelle rotazioni di mister Simeone.
Twitter/@AtletiUn'esperienza difficile anche dal punto di vista mentale: Cerci inizia a essere addirittura deriso dai suoi stessi tifosi, che spesso ne chiedono ironicamente l'ingresso in campo e lo prendono di mira anche durante gli allenamenti.
Inevitabile l'addio alla prima finestra di mercato disponibile: arrivano poi altri sei mesi disastrosi al Milan in prestito, prima di un'altra mezza stagione al Genoa. Nel 2017 il Verona scommette su di lui senza troppi risultati: Cerci decide allora di volare in Turchia per ritrovare sé stesso nell'Ankaragucu fino all'agosto del 2019, quando arriva la chiamata della Salernitana di mister Ventura, l'unico vero allenatore capace di tirare fuori il meglio dalle sue caratteristiche.
A quasi 33 anni l'ex Atletico Madrid riparte dal basso, nella speranza che il peggio sia alle spalle e che gli ultimi anni di carriera possano regalare quelle gioie negate dalle ultime confuse e rocambolesche stagioni.


