Rispetto al passato, la Serie A che inizia questo pomeriggio presenta diverse novità sotto il profilo delle proprietà dei club, e di conseguenza di chi finanzia le società calcistiche.
Mentre in passato dominava il mecenatismo, ora, secondo un'analisi riportata da 'La Gazzetta dello Sport', questo è un modello diffuso soprattutto fra i club medio piccoli, mentre fra le big dominano l'autofinanziamento o gli investimenti da parte di gruppi esteri.
Con la fine delle ere Moratti e Berlusconi, è tramontanto definitivamente il mecenatismo milanese che aveva caratterizzato per un trentennio il calcio italiano. Il modello più diffuso fra le grandi oggi è così quello del fai da te: si pensi alla Juventus, con la famiglia Agnelli, che grazie ai grandi successi degli ultimi 6 anni e al sistema di introiti e ricavi ha raggiunto un buon equilibrio fra entrate e uscite. L'ultimo aumento di capitale per i bianconeri, pari a 120 milioni di euro, risale addirittura al 2011.
Casi particolari di Napoli e Lazio con De Laurentiis e Lotito. In queste 2 ultime situazioni fai da te fa rima con 'austerity'. Il primo ha versato 16 milioni nelle casse del Napoli ai tempi della Serie C, poi basta. Il secondo non ha mai dovuto supportare di suo la società biancoceleste.
Il mantra dell'autofinanziamento vige anche in casa Roma, ma in questo caso non sempre ha dato i frutti sperati: nell'ultima stagione, a causa del mancato ingresso in Champions, Pallotta ha dovuto sborsare 86 milioni di euro di suo, e ora fioccano le cessioni. Si autofinanziano anche il Chievo e in parte il Crotone. Sistema misto per il Torino, dove Cairo è intervenuto di tasca all'inizio della sua gestione, per poi affidarsi all'autofinanziamento negli ultimi anni.
Getty ImagesDiscorso particolare va fatto per Inter e Milan, che beneficiano, in maniera diversa, degli investimenti di grandi gruppi esteri. Se il Gruppo Suning ha immesso massicce dosi di denaro nelle casse nerazzurre per ripianare le perdite, la proprietà cinese dei rossoneri ha disposto un aumento di capitali subito (60 milioni, di cui 22 versati) e si è avvalsa del sostegno del gruppo speculativo statunitense Elliott.
Il mecenatismo resiste in Provincia, con Sassuolo e Bologna gestite da Squinzi e Saputo. Discorso simile va fatto per Benevento e SPAL, gestite da gruppi industriali solidi come Maluni e Vetroresina. Ma fra le piccole è il sistema del trading, basato sulle plusvalenze di calciomercato, ad andare per la maggiore. È il caso di Atalanta, Udinese, Sampdoria e Cagliari, anche se gli isolani stanno cercando di differenziare gli introiti per avere un sistema di autofinanziamento.
Quasi nessuno dei 20 club di A, tuttavia, può fare a meno delle banche: Inter e Roma su tutte hanno ricevuto consistenti finanziamenti da parte di Goldman Sachs e messo in pegno gli asset più rilevanti.

