Ogni calciatore delinea il post carriera a modo proprio. C’è chi sceglie di lasciare il mondo del pallone e chi di rimanerci, come allenatore, tecnico, dirigente, procuratore, agente, oppure opinionista. E chi, invece, punta a migliorarlo, aprendo start-up. Tra questi ultimi rientra Elvis Abbruscato. Un nome che non ha bisogno di presentazioni - e neanche di spiegazioni. Un passato da calciatore tra Serie A e Serie B. Oggi, invece, allenatore e soprattutto imprenditore.
La carriera dell’attaccante, nato a Reggio Emilia e cresciuto nella Reggiana, si è sviluppata soprattutto in B: 220 presenze e 72 goal, che gli sono valse anche delle chances in A con Chievo, Pescara e Torino, fino a segnare 8 goal in 78 presenze. Ha legato il suo nome all’Arezzo, con il quale ha giocato per due anni e mezzo andando sempre in doppia cifra dopo aver centrato una promozione. Poi la chiamata del Torino, la risalita verso la A, le esperienze con Lecce e Chievo prima di tornare in B e farsi amare a Vicenza: 32 goal in due stagioni, valse il ritorno in A a Pescara.
Una carriera terminata nel 2015, in Serie D, con il Fiorenzuola. Una carriera che lo ha portato a vestire 13 maglie a livello professionistico, più alcune convocazioni in Under 20. Quella stessa Under 20 che ora allena, da vice di Daniele Franceschini, dopo averlo affiancato anche in Under 18. Ha studiato a Coverciano da allenatore, ha conseguito il patentino da compagno di banco di giocatori come Cambiasso, Ibou Ba, Zampagna e tanti altri. Allenatore. Ma anche imprenditore. Di certo non contadino, come aveva dichiarato una decina d’anni fa.
“Fare il contadino è una mezza idea che ho da tempo: una casa con la terra e gli animali. Ma non faccio progetti, Dio potrebbe aver qualcosa di diverso per me”.
Proprio così, in effetti. Oggi Elvis Abbruscato ha una start-up chiamata ‘BeCoach’, della quale è il CEO. Obiettivo, citando testualmente: “Migliorare la comunicazione dall’interno dello spogliatoio, gestendo il carico cognitivo e il fattore motivazionale”. Una piattaforma mobile di comunicazione tra gli allenatori e i giocatori. Abbruscato lo ha spiegato a ‘Forza Italian Football’.
“Ci sono troppi gruppi di WhatsApp collegati a una squadra di calcio. Metti insieme allenatori, giocatori, manager, persino genitori. Inizi a parlare di calcio e prima di rendertene conto, stai discutendo di politica o di altro. In questo modo i giocatori perdono la loro attenzione e non prestano attenzione ai dettagli, come un video o semplici informazioni come dove sarà la sessione di allenamento. Al giorno d'oggi, è obbligatorio per i club avere una comunicazione efficiente”.
Un progetto avviato con degli Ambassadors prestigiosi come Ogbonna, Sorrentino, Zaccardo e molti altri ex calciatori coinvolti nel progetto di Abbruscato. Che è molto attivo sui social, LinkedIn in particolare, per promuovere la piattaforma di comunicazione. Da attaccante a CEO. Per la casa con gli animali c’è ancora tempo.
