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Miralem Pjanic Luca Antonelli Juventus MilanGetty

Da Mandzukic al centrocampo: Juventus, col 4-2-3-1 è un'altra musica

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" Se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa ". La massima di Gregg Edmund Easterbrook, giornalista e scrittore statunitense, calza a pennello con l'attualità targata Juventus . 4-2-3-1, i numeri che confessano come la Vecchia Signora sia riuscita a svoltare tatticamente, proponendo un prodotto spettacolare e, per certi versi, anche innovativo.

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I ceffoni, alle volte, possono rivelarsi salutari e quello rimediato a Firenze ha costretto Massimiliano Allegri a rivedere i suoi piani. Enorme dose di coraggio, scelte rischiose e sfrontatezza. Ecco la svolta 'rock' proposta dal tecnico toscano, sedotto dalla possibilità di sfoggiare un capo griffato, mettendo nell'armadio un completino raffazzonato dalle toppe.


SI SCRIVE MANDZUKIC, SI LEGGE IMPRESCINDIBILE


Mario Mandzukic Juventus Atalanta Coppa ItaliaGetty Images

Antonio Conte in una battaglia non avrebbe mai fatto a meno di Arturo Vidal. Il condottiero livornese, dal canto suo, non si priverebbe per nulla al mondo del centravanti croato. Dopo lo sbarco estivo di Gonzalo Higuain nel capoluogo piemontese, un top attaccante avrebbe chiesto immediatamente la cessione. Ma la follia, alle volte, rende sani di mente.

Nessuna bacchetta magica, solo tanto lavoro quotidiano alla base del discorso. Mandzukic, che nelle gerarchie embrionali era al terzo posto dopo il Pipita e Paulo Dybala , è riuscito clamorosamente a ritagliarsi uno spazio fondamentale nell'assetto base. Come? Costringendo la Juventus a studiare un nuovo impianto di gioco. Tutti importanti, Super Mario fondamentale.

E più passa il tempo più questa corrente di pensiero acquisisce peso specifico. Caratteristiche uniche, generosità commovente e letture tattiche da Master Uefa Pro. Nel 4-2-3-1 i goal li dovrà segnare principalmente l'ex top player del Napoli, mentre il 30enne di Slavonski Brod dovrà occuparsi della corsia mancina.

Indovinando la mosse delle mosse, José Mourinho nell'Inter del Triplete era riuscito a rendere Samuel Eto'o un esterno alto diligente in ambedue le fasi. Insomma, andare oltre col pensiero può rivelarsi un'arma vincente.


TECNICA AL POTERE


Senza tanti giri di parole: una squadra come la Juventus, plasmata di anno in anno chirurgicamente, in Italia può permettersi il lusso di vincere anche senza convincere. E, giustappunto, l'andazzo generale della prima parte di stagione non ha premiato né la creatività né la grandiosità. Non che lo spettacolo sia sinonimo di successo, ma aspettarsi qualcosina in più da una rosa pregna di campioni è assolutamente lecito.

A Firenze, surclassata in lungo e in largo, è emersa un'incontrovertibile verità: il 3-5-2, modulo che per annate ha fatto le fortune della Vecchia Signora ma che fisiologicamente ha perso brio ed imprevedibilità (nonché tasselli primari finiti in altre squadre), è morto e sepolto.

La rosa s'è evoluta, oggi sono presenti giocatori che sanno dare del “tu” al pallone, acquisiti dagli uomini di corso Galileo Ferraris proprio per cercare di vincere pure fuori dai confini nostrani. Il Maestro Carlo Ancelotti ha una filosofia chiara e consolidata: " Metti in campo i calciatori di maggiore qualità, poi con gli allenamenti una quadra la trovi ". Insegnamento che deve aver fatto scuola a Milanello, centro sportivo in cui Allegri ha operato per tre anni e mezzo.


MENTALITA' EUROPEA


E' l'innovatore del calcio moderno, uno che ha vinto, tra i vari trofei, due Coppe dei Campioni con un Milan stellare. Arrigo Sacchi, il vate di Fusignano esteta del bel gioco, da sempre impegnato nella battaglia anti-atteggiamento remissivo, non ha mai lesinato critiche nei confronti di Allegri, reo - a detta dell'ex c.t. azzurro - di essere una via di mezzo fra innovatore e orecchiante.

La storia recente dice che, pur ottenendo l'ennesima sconfitta, la Juventus è riuscita ad arrivare a Berlino offrendo un calcio non sovversivo ma produttivo. Imperativo categorico: migliorare ma senza possedere la presunzione di voler apportare una svolta epocale. Il Max, zitto zitto, ha (ri)portato i bianconeri ad esprimersi degnamente in Champions League: ko contro il Barcellona, impresa sfiorata all'Allianz Arena.

La prova del nove è dietro l'angolo, alle spalle una campagna acquisti faraonica - al netto della partenza di Paul Pogba - ideata proprio per cercare di mettere le mani sull'obiettivo degli obiettivi. Allegri sembra essere orientato a giocarsi le sue carte con il 4-2-3-1. Audacia. Per non avere rimpianti.


ENTUSIASMO


La depressione a Vinovo non è di casa. I penta-campioni, manifestando una superiorità disarmante, hanno reso l'élite nostrana noiosa e scontata. I passi falsi si contano sulle dita di una mano, qualche timido barlume di speranza per chi vuole illudersi, la consapevolezza di chi è forte e alla fine si ritroverà in piazza a festeggiare.

Questa è la Juventus, regina incontrastata del calcio italiano, pronta a spiccare il volo in Europa dopo un proficuo apprendistato. La linea guida è fissata, bisogna conquistare un posto nella leggenda, ovvero mettere le mani sul sesto Scudetto consecutivo, e a meno di grossi colpi di scena Buffon e compagni non avranno problemi.

Ma per emulare Gianluca Vialli, ultimo capitano bianconero ad aver alzato al cielo la Champions League, occorre altro. “ Eravamo diventati troppo conservativi ”. Le parole pesano come macigni, e quelle di Allegri il più delle volte non sono banali. Il mister zebrato, optando con decisione per il 4-2-3-1, ha voluto spedire un chiaro segnale all'intero ambiente, responsabilizzando contestualmente tutti gli effettivi a disposizione.

Si può osare. Si possono schierare contemporaneamente diversi elementi offensivi. Si può vivere di trasporto; in campo e sugli spalti. La novità del momento ha catturato l'attenzione di tutti, aria fresca e nuova linfa.


CENTROCAMPO A DUE, ANELLO FORTE


Miralem Pjanic Luca Antonelli Juventus MilanGetty

Mistificare la realtà? Quasi. Allegri a Berlino s'affidava a Pirlo in cabina di regia, Pogba e Marchisio mezze ali, Vidal finto trequartista. Linea metodista smantellata e mal rimpiazzata. L'allarme rosso è scattato tangibilmente con l'addio del tuttofare transalpino. Impossibile da sostituire, la sua partenza è stata poco digerita dal popolo bianconero. Madama, con l'uscita di scena di un solo interprete, ha perso geometrie, corsa e fisicità.

Complessa, dunque, la fase di rimpiazzo. Bocciati i movimenti del 3-5-2, non irrinunciabili quelli del 4-3-3 e del 4-3-1-2. Senza saper né leggere né scrivere, decidendo di approfittare della bontà del mercato, l'a.d. Beppe Marotta s'è assicurato Miralem Pjanic dalla Roma. Oggi, valutando gli 8 goal e i 9 assist messi in scena dal bosniaco, i 32 milioni d'investimento appaiono persino noccioline.

Il tutto impreziosito dal 4-2-3-1, modulo che valorizza anche la figura di Sami Khedira . Allora viva l'abbondanza con Claudio Marchisio , ormai specializzato davanti alla difesa, ampiamente intelligente dal punto di vista calcistico per esplorare nuovi orizzonti tattici.

Ecco per magia, quindi, che un centrocampo monco sfocia addirittura nell'abbondanza. Tre stelle per Allegri, più una serie di valide alternative: da Tomas Rincon e Stefano Sturaro ai più distaccati in ordine gerarchico Rolando Mandragora, Mario Lemina ed Hernanes. Dalla disperata ricerca dell'Axel Witsel di turno agli esuberi. Il 4-2-3-1 fa proprio miracoli.

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