Nè brasiliani, a centinaia in Serie A, nè macedoni, appena dieci nella storia della massima serie. I giocatori polacchi transitati in Italia e in campo negli ultimi quarant'anni, sono stati 36. Non è un difficile calcolo, anche se non perfetto: praticamente un calciatore proveniente dalla Polonia ad annata. Precisamente 38 anni i primi due, rimasti soli a lungo. Poi negli anni duemila la mini-esplosione, con tanti flop, tantissimi meteore, alcuni nomi che i tifosi ricordano positivamente e una manciata di big. O presunti tali.
E' il 1982, estate calda per una Nazionale azzurra nuovamente sul tetto del mondo. Internamente si festeggia (senza po-po-po, quello che verrà dopo) con il tricolore, ma attorno alla bandiera verde, bianco e rossa, cominciano a sventolarne tantissime alte in virtù dell'apertura della frontiere avvenuta due anni prima. Dal 1982 ogni squadra può ingaggiare due giocatori stranieri. E credeteci, non se lo faranno ripetere.
Arrivano tanti nuovi nomi, alcuni faranno la storia, altri rimarranno nel dimenticatoio. Non è il caso dei primi polacchi sbarcati in Italia trentotto anni fa, rispondenti ai nomi di Zibì Boniek e Wladyslaw Zmuda. Il primo, attuale presidente della federcalcio del suo paese, capace di rappresentarlo ad ogni livello, arriva dal Widzew Lodz per ricoprire il ruolo di seconda punta ed ala. Non in squadra qualsiasi, ma bensì nella Juventus.
Nessun grande dato relativo ai goal segnati caratterizzerà l'esperienza di Boniek alla Juventus, con appena 14 goal in 81 presenze in Serie A. Eppure è sempre stato ricordato come uno dei migliori stranieri bianconeri negli anni '80, con il peso della serata dell'Heysel sulle spalle. Amore e odio con i tifosi di Madama, che hanno combattuto per far sì che la sua stella non fosse presente allo Stadium. Vincendo.
Solo amore e nessun odio invece da parte dei tifosi della Roma, con dati leggermente migliori (17 goal in 76 presenze) e la conquista dello Scudetto 1984, trofeo che ai tempi della Juventus non riuscì ad ottenere, vincendo però tutti gli altri trofei in palio, dalla Coppa dei Campioni alla Coppa delle Coppe, passando per la Coppa Italia alzata anche in giallorosso.

La storia di Zmuda è invece la più classica di quelle che fa rima con sfortuna: a 28 anni in Italia, accolto alla grande al Verona, dovette stare fermo a lungo per un infortunio patito al ginocchio nella prima amichevole con i gialloblù. Risultato, sette presenze in due annate e sogni infranti per lui e i fans. Per il fato avverso strappa sempre un sorriso a chi lo ricorda in maglia veneta.
Dopo una parentesi ai New York Cosmos, Zmuda torna in Italia per vestire la maglia della Cremonese neo-promossa: il difenosre polacco non riuscirà ad evitare l'immediata retrocessione, scegliendo però di rimanere in Italia nonostante un nome importante (con quattro Mondiali disputati) anche in Serie B, per due stagioni.
Boniek e Zmuda sono 'italiani' in Serie A rispettivamente fino al 1988 e al 1985 (il secondo fino al 1987, ma in B): tra la fine del decennio e l'inizio di quello nuovo, nessun prospetto interessante sbarcherà nell'allora campionato più importante del mondo. Il motivo? Nessuna grande stellina sta venendo fuori, per una Nazionale in grave crisi di talenti. Lato, Deyna e Lubanski (mai sbarcati in Italia) sono solo un ricordo.
Per rivedere i polacchi in Serie A servirà attendere il 1992, ma i nuovi arrivati non saranno certamente a livello dei precedenti. E' Piotr Czachowski ad inaugurare la nuova era dei connazionali nella massima serie italiana nell'ultimo decennio del secondo millennio. E' l'Udinese ad acquistare questo centrocampista, inebriata dall'essere stato nominato miglior giocatore del suo paese qualche mese prima. Non farà mai vedere i perchè di quel riconoscimento. A differenza di Marek Koźmiński.
Chi è cresciuto con il calcio di metà anni '90 non può aver dimenticato il difensore classe 1971, nato a Cracovia ed argento olimpico con la sua Nazionale alle olimpiadi catalane del 1992. Proprio dopo i Giochi, sbarca a Udine insieme al connazionale e amico Czachowski: farà dell'Italia la sua seconda patria, rimanendovi un decennio, divenendo idolo prima in bianconero e dunque al Brescia, prima di terminare la carriera in A all'Ancona, nella sfortunata stagione dei biancorossi anno domini 2002.
Getty ImagesIn quegli anni l'Udinese è l'assoluta patria dei polacchi, visto e considerando che se nel 1992/1993 Kozminski e Czachowski sono i rappresentanti biancorossi in Serie A, partito il secondo, sbarca in Friuli Dariusz Adamczuk. Alla pari del predecessore, un flop. Ancor più grande, con due presenze e zero rimpianti da parte della famiglia bianconera. E neanche del ragazzo, capace di vincere tutto coi Rangers qualche anno dopo.
Qualcosa si spezza. La Polonia ha ottenuto un riconoscimento importante alle Olimpiadi, ma non ha top assoluti a cui affidarsi. I suoi giovani non rispettano le aspettative, perdendosi in campionati minori o rimanendo fedeli, magari controvoglia, al proprio torneo. Nessuno in Serie A vuole rischiare. Per un decennio, fino alle porte del 2010, zero polacchi giocano in Serie A. Poi lampo, tuono e fulmine: l'esplosione.
Si diceva, 36. Di cui 5, citati. Tra il 2010 e il 2020 giocano in Serie A trentuno giocatori polacchi. Alcuni per una manciata di minuti e gare, come Teodorczyk (Udinese 2018-2020), Furman (Verona 2015/2016), Lasicki (Napoli 2013/2014), Wilczek (Carpi 2015/2016), altri spalmano le proprie poche presenze in diverse stagioni come Wolski (Fiorentina 2012-2014), Augustyn (al Catania in Serie A dal 2009 al 2013, ma appena 17 gettoni) e Wszołek (Sampdoria e Verona dal 2013 al 2016, buon rincalzo per i gialloblù).
C'è invece chi la Serie A l'ha assaporata per poco, prima di essere ceduto in Serie B o cadere con la stessa squadra in cadetteria dopo una retrocessione. Parliamo di Stepinski, ceduto al Lecce dopo aver ben impressionato con Chievo e Verona, del giovane Iskra della SPAL, di Jaroszyński (buon prospetto al Chievo, passato ad un Genoa che ha deciso di cederlo a Salernitana prima e Brescia poi), di Jagiello del Genoa attualmente in prestito al Brescia, e Żurkowski della Fiorentina, ora a titolo temporaneo all'Empoli. Per loro la massima serie potrebbe essere il futuro, insieme a chi c'è già e fa parlare di sè continuamente nel proprio paese.
Certo, c'è un abisso tra sua maestà Lewandowski e il resto dei giocatori polacchi, ma non solo il Re del Bayern Monaco ha un nome altisonante in Polonia. Basti pensare a Szczesny, estremo difensore titolare della Juventus, capace di spazzare i dubbi sulle sue qualità ai tempi dell'Arsenal, facendosi un nome alla Roma prima, divenendo tra i migliori estremi difensori del continente con la casacca di Madama. In un'eventuale classifica dei biancorossi più importanti, dietro Lewandowski c'è sicuramente il Campione d'Italia, titolarissimo della propria Nazionale nonostante una concorrenza da urlo e tutta italiana.
© imago images/hochzwei/syndicationPerchè se la scuola italiana dei portieri sta rinascendo ma non è ancora al top come in passato, quella polacca è di primo piano: Dragowski è titolare alla Fiorentina, Skorupski al Bologna. Non ci fosse Szczesny avrebbero senza dubbio ancor più visibilità, quella di cui era investito Boruc sopratutto prima di approdare in viola (2010-2012).
I due estremi difensori non sono però certo gli unici polacchi attualmente in Serie: si passa da un terzino di assoluta affidabilità come Bereszynski, titolare della Nazionale e della Sampdoria, ad un collega di reparto come Dawidowicz, a cui il Verona si affida senza paura. Reca è al Crotone ma non è ancora a livello dei connazionali, nonostante sia continuamente nel giro della propria rappresentativa, mentre Linetty è stato l'acquisto a colpo sicuro del Torino nell'estate 2020. Non ha ancora mostrato le doti viste alla Sampdoria, ma i granata vogliono aspettarlo.
Ha aspettato di essere protagonista Walukiewicz in Sardegna e finalmente ora, dopo aver guardato diversi difensori centrali titolari al suo posto, può prendersi la scena imparando da un mostro sacro come Godin: è il centrale polacco del futuro e al Cagliari sta maturando settimana dopo settimana. Di sei anni più 'vecchi' i classe '4 del Napoli, Milik e Zielinski.
Storie ben diverse per i due azzurri polacchi, con Milik continuamente considerato fuori dalla lista degli attaccanti top, nonostante doti fuori dal comune continuamente mostrate. E' rimasto imprigionato in equivoci tattici e decisioni tecniche, prima di finire isolato all'inizio dell'annata 2020/2021. Una stagione che Zielinski non ha certo iniziato alla grande causa coronavirus, deciso però a tornare decisivo in ogni zona del campo, da jolly da urlo che ha dimostrato di essere, prima a Udine e dunque ad Empoli.
Se Cionek e Salamon hanno girato diverse squadre di Serie A, segno del loro buon rendimento nonostante qualche retrocessione di troppo sul groppone, l'ultima parte della storia dei polacchi in Serie A è quella che racchiude ogni categoria dello straniero nella massima serie italiana. Uno per ogni gusto.
GettyIl top all'estero, che non è riuscito a ripetere i fasti in Serie A. Il giovane destinato a spaccare ogni record, bollato come deludente alle prime difficoltà. La roccia della difesa. Il grande flop. Qualcuno ha già capito di chi si tratta, guardando tutta la lista dei già citati? Mancano loro. In fila, rispettivamente, Blaszczkowski, Piatek, Glik e Matusiak.
Ah, seriamente arriva Blaszczkowski in Serie A? Fanta-allenatori all'erta, pronti a renderlo bomber-centrocampista della propria squadra. Memori dei fasti al Dortmund. Due goal nell'annata alla Fiorentina, in prestito. Trentenne, cominciava a dirigersi verso la seconda, deludente, parte di carriera, lontano dai fasti gialloneri.
Al KS Cracovia, Piatek è un mito. E' giovane, forse è il nuovo Lewandowski. Dopo la sfilza di reti segnate col Genoa tra estate ed autunno, forse può anche superarlo. Le big non possono perdere l'occasione. Il Milan ci arriva per primo, lasciando lo score in rossoblù a 13 goal in 19 gare: top. In rossonero spara da una parte all'altra, scivola dopo un goal e fa dannare le difese avversarie. Nove goal nei primi diciotto incontri sono un'ottimo biglietto da visita. Poi, i dubbi cominciano, aumentati spropostivamente da un Milan in continua discesa: 4 goal in 18 partite nella prima parte dell'annata 2019/2020 e cessione in Germania. Qual è il vero Piontek? Si vedrà.
Quando si parla di difensori stranieri esperti in Serie A, non si può non parlare di Glik. Se si aggiunge anche la nomea di giocatore col vizio del goal, il suo cognome spunta prepotentemente. Il Torino l'ha coccolato a lungo prima dell'esplosione al Monaco, come titolare in Champions League. Poi però il richiamo della Serie A si è fatto sentire: il Benevento non ha perso tempo.
Infine lui, Radosław Matusiak. 75 kg per 184, goleador al Górniczy Klub Sportowy Bełchatów. Il Palermo strappa l'assegno da due milioni di euro per portarlo in Sicilia nel 2007, l'Aston Villa rimane a bocca asciutta. Risultato, tre presenze, un goal. Un'ottima media, certo. Peccato che si sia registrata in una manciata di gare, perchè i rosanero non riuscivano a dargli fiducia. Mentalmente era fortissimo, tanto da evidenziare di essere un mix tra Ibrahimovic e Van Basten (!), ma non abbastanza per sfondare. Come tanti altri colleghi, connazionali, e amici in Serie A.
