Due anni fa Carpi e Frosinone, un anno fa il Crotone. Oggi è il grande giorno del Benevento, della festa di un club e di una città che mai avevano assaporato una gioia così grande. È Serie A: impensata, inattesa, insperata, e per questo ancora più bella.
La finale con lo stesso Carpi, altra bellissima sorpresa di una Serie B che di sorprese ne sa proporre ogni stagione, si è conclusa in bellezza: un goal di George Puscas, attaccante romeno ancora di proprietà dell'Inter, ha mandato in delirio il Vigorito, pieno come non mai e colorato da 15000 anime festose e vocianti.
Premiata la programmazione di una società che aveva già centrato una storica promozione in B 12 mesi fa, che certamente non si sarebbe attesa il bis nella stagione d'esordio in cadetteria, ma che ha fatto le cose per bene: ha puntato sulla freschezza dei giovani, sia in campo che in panchina, scommettendo sui prestiti giusti e non facendo mai il passo più lungo della gamba.
È stata la stagione di Marco Baroni, che da giocatore aveva vinto il secondo scudetto maradoniano a Napoli e che arrivava da un paio di delusioni professionali: due anni fa il Pescara lo aveva cacciato a una giornata dalla fine, poi il Novara non lo aveva confermato nonostante il raggiungimento dei playoff. Benevento rappresenta la sua grande rinascita.
E poi i giovani, dicevamo. Da Alessio Cragno, 'l'uomo Cragno', portiere di presente e futuro, convocato da Gigi Di Biagio per gli Europei Under 21, a Lorenzo Venuti, scuola Fiorentina; da Amato Ciciretti, che tanto giovane non è più ma che ha finalmente espresso anche tra i grandi il talento intravisto nelle giovanili della Roma, allo stesso Puscas. Decisivo, quest'ultimo, proprio nei momenti giusti.
Ecco, se c'è un uomo simbolo della stagione del Benevento può essere individuato proprio nel talento romeno: se nella stagione regolare Puscas ha segnato appena 4 reti, ai playoff ha punito tutti, infilando in successione lo Spezia, il Perugia e il Carpi, le tre avversarie eliminate cammin facendo dai sanniti giallorossi.
L'altro uomo simbolo, ovviamente, risponde al nome di Fabio Ceravolo, il finalizzatore, l'unico in grado di tenere il passo dell'imprendibile capocannoniere Pazzini: 20 i goal in campionato, più un altro nei playoff. Fanno 21, come quelli sommati nelle due stagioni precedenti spese con la maglia della Ternana. A 30 anni, anche lui è finalmente esploso.
Anche la stagione regolare è stata più che positiva: il Benevento è rimasto lassù per gran parte del campionato, lottando con SPAL, Verona e Frosinone addirittura per l'accesso diretto alla Serie A. Poi è crollato tra febbraio e aprile, collezionando due vittorie in 12 giornate. Baroni, a rischio esonero dopo il tremendo ko di Cesena (1-4), è stato però confermato.
Scelta saggia, perché sul finire della stagione i sanniti si sono ripresi, centrando la qualificazione ai playoff e non sbagliando più un colpo fino alla festa di stasera. La città è in festa, e lo sarà almeno fino all'inizio del prossimo campionato di Serie A. Dalla Lega Pro all'élite del calcio: non è un sogno, è pura e semplice realtà. Benvenuto tra i grandi, Benevento.


