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Wu Lei Espanyol 2019-20(C) Getty Images

Crisi Espanyol: deve evitare lo spettro della retrocessione storica

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L'eterna lotta tra cugini e fratelli, tra i famosi congiunti. Nel bene e nel male. Condividono tutti, ma non la pensano allo stesso modo. Anche perchè c'è chi è nato prima ed ha quell'aura di superiorità derivante, chi ha ottenuto maggiori successi grazie ai quali i genitori possono farsi belli nel vicinato. Possono coesistere, ma inevitabilmente ci sarà qualcuno preferito rispetto all'altro, considerato più in alto, più bravo. A chi pensi riguardo a quella famiglia? A quella città? Non all'Espanyol.

Inutile girarci attorno trovando appigli e arrampicate sui vetri. Quando viene nominato il calcio e la città di Barcellona, si pensa ai Culè (altra storia sul motivo) e non all'Espanyol. A meno che tu non sia un loro tifoso.Il primogenito della grande madre catalana è arrivato un anno prima sulla scena e ha potuto muoversi, ricevere i regali e capire quello che il mondo offre. Quello che il mondo dà a chi vince, a chi arriva prima. Condivide l'identità catalana, la forza della regione, ma non è Barcellona, non è il Barcellona.

Eppure l'Espanyol è una grande classica della Liga, campionato che sta sfuggendo sensibilmente di mano in queste settimane. Ma anche all'inferno puoi trovare sollievo, andando a ritroso tra i gironi per arrivare in purgatorio. Il paradiso, quello no, di sola competenza del Barcellona, anche se in passato qualche tocco angelico l'ha avuto eccome. Passata la paura della retrocessione causata dallo stop del campionato, ora comincia la scalata.

Una scalata dura, con gradini pericolanti di sfide insidiose, ma sopratutto un carattere esageratamente verticale della piramide spagnola pre-coronavirus. Perchè prima dello stop l'Espanyol aveva messo insieme appena venti punti, finendo nel punto più basso della graduatoria, nelle acque della palude. Dalle sabbie mobili ora deve uscire, per evitare una storica caduta in Segunda.

C'è Abelardo alla guida, che qualcuno ha accusato essere solamente una spia del Barcellona, visto l'amore per i colori blaugrana durante la sua carriera da giocatore (otto trofei vinti al Camp Nou), ma la macchina sbanda ed è diretta sul precipizio. Non riesce a sterzare perchè i freni sono bloccati da piattezza tattica, velocità ridotta e passeggeri non adatti ad evitare che si generi il panico.

Raul De Tomas Espanyol Mallorca LaLigaGetty Images

Il panico in città c'è, da parte chi vedeva in maniera adrenalinica quella curva che poteva portare a rischiare la retrocessione. Ora però l'adrenalina è passata e nel corpo dei tifosi di casa Espanyol è subentrata la sola e mera paura di una classifica realmente disturbante, un horror psicologico al quale i giocatori di Abelardo devono rispondere sin dalla prima giornata post ripresa della Liga. Tutto o subito, perchè la caduta in seconda serie non è mai avvenuta dal cambio di nome.

Sei punti separano l'Espanyol dal Celta Vigo quartultimo, undici giornate tra la Liga e la Segunda. Un'onta che può colpire chiunque, ma se colpisce qualcuno a Barcellona genera tsunami di disapprovazione. Sia che ti chiami con il nome della città, sia che rifletti il carattere spagnolo e non solo catalano della tua squadra. La salita è ardua, ma non impossibile. Si è già trovato a sfidare gigantesche avversità, navigando a vista, ora la più grossa.

Avversità che partono da un presupposto semplice e allo stesso complesso: l'Espanyol non riesce a segnare. E' in quella fase in cui il tiro preciso si stampa sul palo, la conclusione da fuori fluttua tra le stelle e il passaggio preciso trova sembra una zolla sbagliata sul suo cammino. Raúl de Tomás è il capocannoniere della squadra, con quattro goal. E se il calcio non è una scienza esatta, qualche suo assioma lo è per forza: se i tuoi giocatori non sono in doppia cifra dopo un così lungo periodo di tempo, sei nei guai.

Eppure l'Espanyol non è neanche la squadra meno prolifica della Liga, ma alle basse prestazioni offensive unisce il dato del maggior numero di reti subite fin qui e ad un carattere timido che non aiuta la sfortuna nel gioco e nell'amore. Il crollo verticale è ancor più netto, considerando il settimo posto dell'anno scorso, uno dei pochi posizionamenti nella parte sinistra della classifica nel nuovo millennio.

L'Espanyol ha spesso rischiato grosso, ma non lo ha mai mostrato. A testa alta ha sconfitto le contendenti rimanendo stabilmente nella Liga e dal 1995, anno in cui ha cambiato il nome nell'attuale Reial Club Deportiu Espanyol de Barcelona e ottenuto il quarto posto, miglior piazzamento dal 1987, non è mai retrocesso.

Non è il Real Madrid, nè il Barcellona. Neanche l'Atletico Bilbao. Ha partecipato 85 volte alla Liga, solamente quattro volte in meno rispetto alle tre immortali del massimo campionato. Un dato che significa molto e la erge a simbolo del torneo spagnolo. Quelle quattro mancate partecipazioni sono dimenticate, stupiscono le nuove generazioni. Perchè magari l'Espanyol non vince, non porta alla luce grandi futuri campioni spagnoli, ma è colonna eterna. Nonostante condivida la città con i Re, ha considerazione.

Per questo la retrocessione sarebbe storica e per ora, con il campionato che continuerà fino alla sua naturale conclusione senza verdetti nelle sedi federali, la possibilità di rimanere è ancora vita e vegeta. Nella primavera del 1993 l'ultimo arrivederci alla Liga, quando una larga percentuale di tifosissimi del club non era ancora nata. Da lì hanno ammirato Pandiani e Tamudo, urlato le prime loro parole di gioia nel vedere due Coppe del Re ed adattarsi ad amare e soffrire, soffrire ed amare per non essere solo 'facili' fans del Barcellona.

Tutto quello che ha un inizio ha anche una fine: troppe volte l'Espanyol è stato sull'orlo del baratro, salvandosi. Ha sfidato la sorte sempre e comunque, ma stavolta dovrà veramente correre sul burrone senza cadere, perchè i venti la spingono giù ed anche la sua attidudine troppo restia, debole, incapace di ergersi come in passato, accontendadosi del minimo ma vivendo in ogni caso sul tetto di Spagna.

L'Alaves sarà la prima sfida, squadra non pericolante, ma decisa a scappare il più possibile dal quartultimo posto. Definirla ultima spiaggia all'istante sarebbe forse esagerato, ma dietro quel vetro la realtà nascosta appare essere proprio quella. Perchè gli scontri diretti, la mancanza dei tifosi, il richiamo della storia bussano alla porta di Abelardo e dell'altra Barcellona.

Negli ultimi otto incontri sono arrivati due successi, una neanche troppo timida ripresa, di misura, dopo la catastrofe degli ultimi mesi dell'anno. Quattro gare fondamentali, prima del Real Madrid: Alaves, Getafe, Levante, Betis. Qua passa la vita calcistica di Darder, Wu Lei, Vilà e Lopez (sì, gli ex Milan). Perchè la storia si fa in ogni caso, ci si entra dal portone principale o dalla porticina di servizio. Quella secondaria, come la Segunda Division.

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