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Hernan Crespo Andrea Pirlo AC Milan Liverpool Champions League 2005Getty Images

L'anno di Crespo al Milan: voluto da Ancelotti fu quasi eroe di Champions

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“Più lo fischiano e più io lo faccio giocare”. Quando un allenatore si spende così tanto per un giocatore non è per una semplice questione di testardaggine. Sullo sfondo c’è evidentemente la sensazione di aver intravisto qualità che possono fare la differenza, caratteristiche che possono risultare decisive quando più conta.

Carlo Ancelotti, nel corso della sua lunga avventura nel mondo del calcio, di grandi campioni ne ha visti moltissimi e questo gli ha dato la possibilità di affinare quel fiuto che gli ha permesso di lanciare tanti ragazzi che poi sono diventati degli autentici fuoriclasse.

Nell’estate del 2004 il tecnico di Reggiolo è già considerato tra i migliori in assoluto, quando si impunta per avere nel suo Milan un attaccante che conosce alla perfezione dai tempi di Parma e che ha difeso a spada tratta quando, appena approdato in Italia, venne criticato da molti a causa di un approccio con la Serie A non proprio semplice. Alla guida dei rossoneri aveva già vinto, tra le altre cose, uno Scudetto l'anno prima, una Champions League ed una Supercoppa Europea e allenava una rosa straordinaria che solo in attacco comprendeva giocatori del calibro di Shevchenko, Inzaghi e Tomasson. Sentiva però che mancava ancora qualcosa, ovvero una punta diversa da tutte le altre a disposizione che gli avrebbe dato importanti alternative in più: gli mancava Hernan Crespo.

Il ‘Valdanito’ che approda a Milanello nel luglio del 2004 non è più quel giovane attaccante esploso nel River Plate che prima di imporsi in Italia si è dovuto dimostrare più forte delle critiche. E’ un giocatore che nel frattempo si è consacrato come uno tra i più forti al mondo nel suo ruolo, che quattro anni prima è stato pagato qualcosa come 110 miliardi dalla Lazio, che ha alle spalle una parentesi all’Inter, ma che è anche reduce da un’esperienza amara: quella in Inghilterra al Chelsea.

Crespo Chelsea

Approdato in Premier League per essere uno dei pezzi pregiati del ‘dream team’ immaginato da Roman Abramovich, Crespo vedrà quella prima esperienza londinese scivolare via tra molti infortuni e poche soddisfazioni. In pochi però lo conoscono bene come Ancelotti che, intuendo che qualcosa per il suo pupillo in Inghilterra non va, decide di far di tutto pur di convincere il Milan a completare il suo attacco con l’ormai 29enne argentino.

A distanza di anni, ancora si racconta che dalle parti di via Turati fossero in pochi coloro pronti a puntare sull’attaccante. Lo stesso Adriano Galliani, uno che in casa rossonera si era abbondantemente guadagnato un certo peso, temeva che l’inserimento di un ulteriore pezzo da novanta in un reparto già estremamente forte, potesse creare qualche problema.

A dissipare i suoi dubbi fu evidentemente Carlo Ancelotti - (“Voi portatemi Crespo e poi ci penso io”) - il resto è storia nota. Quel Milan era una superpotenza del calcio mondiale, non era un club che solitamente prendeva giocatori in prestito, ma per ‘Valdanito’ si fece uno strappo alla regola. Abramovich non voleva infatti rinunciare definitivamente ad un giocatore di valore mondiale e così l’operazione si chiuse con la formula di un prestito secco, che prevedeva che i meneghini fossero chiamati a corrispondere solo parte di un ingaggio che intanto Crespo si era in parte decurtato pur di tornare in Italia. Galliani aveva dunque chiuso la sua ennesima grande operazione.

“Ancelotti mi ha assicurato che l’arrivo di Crespo non influenzerà sull’equilibrio dell’attacco. Quasi ogni giorno gli chiedo se ne è sicuro, ma non posso non ascoltare un tecnico che in due anni ha vinto tutto con noi. Conosce molto bene il ragazzo dai tempi di Parma e noi abbiamo bisogno di giocatori di alto livello”.

Quella di Crespo al Milan è stata una parentesi che si è aperta con un trofeo, ma anche con una smorfia di dolore. Il 21 agosto 2004 entra al 75’ della sfida contro la Lazio che al Meazza assegna la Supercoppa Italiana. Tutto va per il meglio, si aspetta solo il triplice fischio che vorrebbe dire alzare al cielo una coppa già ampiamente ipotecata, ma appena 8’ dopo un problema muscolare lo costringe a lasciare il campo. In molti intravedono il presagio di una stagione complicata come quella appena vissuta al Chelsea, ma non c’è nulla di più sbagliato.

Bisogna aspettare fine novembre per il suo primo goal in campionato, quello decisivo contro il Chievo, e da allora il discorso si fa in discesa. Nel giro di poche settimane arriverà un’altra rete contro la Fiorentina e una tripletta contro il Lecce, saranno le prime cinque marcature delle undici complessive nel torneo. L’argentino però il meglio di sé lo dà in Champions League, dove dopo una doppietta contro lo Shakhtar nella fase a gironi, segna prima all’andata e poi al ritorno negli ottavi contro il Manchester United.

Le sue prestazioni europee sono di altissimo livello, ma la migliore di tutte coinciderà con quella che è forse stata la serata più difficile della sua intera carriera. E’ il 25 maggio 2005, il Milan e i suoi tifosi sanno che stanno per vivere una serata storica, quello che però non possono sapere è che il destino ha riservato loro un dolore atroce.

Si gioca ad Istanbul, in palio c’è la Champions League. L’avversario, il Liverpool, è stata la grande rivelazione del torneo, ma oggettivamente non sembra un ostacolo insuperabile. Quando al 1’ Paolo Maldini, uno dei giocatori più forti della storia, ma non propriamente un bomber, sblocca il risultato con un destro a giro dal centro dell’area di rigore, sono in molti a pensare ad una sorta di ‘segno divino’.

Il primo tempo racconta di una partita senza storia e quando al 39’ Shevchenko serve a Crespo in area un pallone che va solo spinto di destro alle spalle di Dudek per il 2-0, la sensazione è quella che il Milan meriterebbe un vantaggio ancora più ampio. A ‘fare giustizia’ ci pensa al 44’ ancora l’argentino che, sfruttando questa volta un illuminante passaggio filtrante di Kakà, supera il portiere polacco in uscita con uno splendido pallonetto. E’ 3-0, la ‘Coppa dalle Grandi Orecchie’ è già di fatto in volo verso Milano, peccato però che il Liverpool non la pensi così.

Hernán Crespo AC Milan Champions League Final 2005

Nella ripresa, appena 6’ minuti di ordinaria follia, consentono ai Reds di portarsi sul 3-3, poi ai supplementari un miracolo di Dudek su Shevchenko vorrà dire prima calci di rigore e poi trionfo per gli uomini di Benitez.

Crespo assistette impotente a quell’epilogo amaro, perchè la sua partita era già finita all’85’ quando Ancelotti decise di puntare sulle forze fresche di Tomasson.

“Quando il Liverpool ha segnato il rigore decisivo, io stavo già andando negli spogliatoi. Poi mi sono fermato e mi sono detto che non era possibile che stavamo perdendo quella Champions League. Mi sedetti dietro i fotografi, vidi Gerrard alzare quel trofeo e non potevo crederci. Rimasi completamente senza parole. In albergo sembrò di essere ad un funerale. Alcuni piangevano, altri erano abbracciati a moglie e figli. E’ stata durissima, tolti quei sei minuti siamo stato l’unica squadra ad aver giocato. Il destino ha voluto così”.

Doveva essere la notte che gli avrebbe dovuto garantire un posto tra i grandi del Milan, fu quella delle lacrime più amare. Poche settimane dopo la sua avventura in rossonero si sarebbe chiusa, perché ad attenderlo c’era un biglietto già prenotato da un anno per Londra e ancora il Chelsea.

La parentesi al Milan è stata breve, ma talmente intensa da essere rimasta impressa nella memoria di tutti gli appassionati. Ancelotti ancora una volta ci aveva visto giusto, ma il destino decise che non dovesse essere quella sua intuizione a portarlo di nuovo sul tetto d’Europa.

“E’ stato quello il miglior Milan? Se si guardano i risultati no, non è stato il miglior Milan di Ancelotti. Abbiamo perso la finale di Champions di Istanbul, siamo arrivati secondi in campionato dietro la Juve e abbiamo vinto solo una Supercoppa Italiana. Credo però che quella fosse una squadra incredibile che giocava in maniera impressionante. Basta rileggere la formazione: Dida, Cafù, Nesta, Stam, Maldini, Gattuso, Pirlo, Seedorf, Kakà, Shevchenko e Crespo. E’ stato bellissimo far parte di una società che ti faceva sentire un giocatore vero”.

Il Milan e quella generazione straordinaria di fuoriclasse la loro rivincita se la prenderanno due anni dopo ad Atene e proprio contro il Liverpool. Crespo nel frattempo era già tornato in Italia e a Milano, ma questa volta per vestire di nuovo la maglia dell’Inter. La sera del 23 maggio 2007 avrà probabilmente pensato a ciò che sarebbe potuto essere e che non è stato… ma questa è un’altra storia.

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