13 milioni di euro , il costo di un rimpianto che l’Inter si porterà dietro ancora per diversi anni. La troppa fretta nello scaricare Philippe Coutinho, in quel gennaio 2013, rimarrà probabilmente uno degli errori più grossi commessi dai nerazzurri in questi ultimi anni, in cui gli errori non sono certo mancati. Parlare col senno del poi è più facile, ma la sensazione che quel giovane brasiliano acquistato dal Vasco da Gama avesse bisogno soltanto di tempo e spazio era forte. E il rimpianto si è acuito in questo 2018, in cui il classe 1992 è diventato uno dei migliori al mondo, a distanza di 6 anni dal suo addio all’Inter.
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Arrivato in nerazzurro nell’estate 2010, Benítez voleva fare di lui uno dei punti di (ri)partenza dell’Inter post-Triplete. Delle 20 presenze accumulate nella prima stagione, 15 sono arrivate nella prima parte di stagione . Poi, con l’arrivo del connazionale Leonardo in panchina, Coutinho ha di colpo perso lo spazio, una tendenza confermata anche nei primi mesi dell’anno successivo. Dall’addio di Rafa non ha mai avuto continuità in campo, tanto da andarselo a cercare all’ Espanyol in prestito per 6 mesi, nel gennaio 2012. Al suo ritorno le cose non sono migliorate, Stramaccioni lo ha utilizzato come titolare in Europa League, classificandolo di fatto come una riserva. Finché a gennaio non è stata decisa la sua cessione al Liverpool per 13 milioni di euro.
Coutinho ha chiuso il suo triennio all’Inter con soltanto 47 presenze e 5 goal. Soltanto Benítez ha puntato forte su di lui, quando ancora aveva 18 anni, mentre per gli altri è sempre stato una riserva. Quello che poteva essere un giocatore su cui ricostruire dopo il post-triplete è diventato un rimpianto, soprattutto a causa della scelta di proseguire il percorso con i propri veterani anziché puntare sui giovani. Quello che di fatto è successo al Liverpool, dove Coutinho è stato da subito titolare: nelle prime 13 presenze con i Reds, 12 volte è partito dal primo minuto. E ha chiuso il girone di ritorno con 3 goal e 5 assist (dati Opta). In 4 mesi in Inghilterra è entrato nello stesso numero di goal raggiunto in due anni totali di Inter, 8 contro 8.

Nei successivi mesi nel Merseyside la crescita del brasiliano è stata vertiginosa. In poco tempo ha spazzato via tutti i dubbi sulla sua tenuta in un campionato così fisico. Ha sviluppato tecnica in velocità, è diventato un giocatore polivalente in grado di coprire più ruoli, dall’ala sinistra al trequartista, fino all’interno di centrocampo. L’essere inserito all’interno di un sistema, che ha portato il Liverpool a un passo dal titolo nel 2014, gli ha dato la spinta necessaria per poter sviluppare tutte le proprie doti. Quelle che già all’Inter erano evidenti, ma su cui solo Benítez aveva provato a insistere seriamente.
Ad Anfield invece Brendan Rodgers ne ha fatto un pezzo insostituibile della propria squadra, fino a renderlo forse il miglior giocatore della rosa dietro a Luis Suárez . La partenza dell’uruguagio verso Barcellona nell’estate 2014 lo ha reso anche leader, una responsabilità che Coutinho, nonostante i 22 anni, è riuscito a reggere. Sotto la gestione di Jürgen Klopp il brasiliano è migliorato ancora di più: ha iniziato a vedere sempre di più la porta, fino ad arrivare alla doppia cifra di goal in Premier League nella stagione 2016/17. Con il tecnico tedesco, l’ex Inter è diventato un giocatore da top club europeo a tutti gli effetti, una stella e un leader in grado di guidare una squadra, con la personalità e lo status per poter giocare con i migliori.
Cinque anni dopo quei 13 milioni di euro incassati dall’Inter, il Barcellona ne ha pagati dieci volte tanto per strapparlo al Liverpool nel gennaio 2018 . Con Messi e il suo ex compagno Suárez compone oggi uno dei migliori tridenti offensivi d’Europa: in 37 presenze, con 2564 minuti giocati, ha già segnato 15 goal e completato 9 assist. Ha già giocato più minuti con i blaugrana in 10 mesi che con l’Inter in due anni. Non male per uno che fino al 2012 all’Inter era considerato poco più che una riserva. Ora, beffardamente, i nerazzurri se lo ritrovano di nuovo davanti: il ragazzino minuto che cercava il suo spazio in Europa, senza trovarlo a San Siro, è diventato uno dei migliori al mondo.
