La FIGC ha presentato al Governo il protocollo che i club dovranno seguire in merito agli allenamenti e alle partite qualora il calcio dovesse riprendere il suo regolare cammino: tante misure rigide ma inevitabili per far sì che la stagione riparta e venga completata.
Un argomento ovviamente molto caro al presidente federale Gabriele Gravina che, ai microfoni della trasmissione 'Che tempo che fa' in onda su Rai 2, ha ammesso le difficoltà che stanno caratterizzando questo periodo di dubbi e incertezze sul destino dell'annata 2019/2020.
"Se lo stop arrivasse dal Governo? Accoglierei con sollievo questa scelta, potete immaginare il dramma con cui sto affrontando questa battaglia. Il calcio non è una monade che vive separatamente dalle altre categorie del Paese, facciamo parte di federazioni europee e mondiali. Voglio essere considerato alla pari di ogni altro settore".
Nel calcio vi sono molti interessi economici da difendere e Gravina lo sa benissimo.
"Non entro nel merito delle decisioni prese da alcuni presidenti di federazione, ma so che l'unico sport professionistico ad aver fermato tutto è il basket. Il calcio muove 5 miliardi di euro, siamo preoccupati perché una mancata ripartenza inciderebbe negativamente sul futuro".
C'è attesa per conoscere il parere delle istituzioni governative sul protocollo approntato per l'eventuale ripresa degli allenamenti, che potrebbe avvenire il prossimo 4 maggio.
"Vorrei abbandonare la falsa retorica. C'è un protocollo che abbiamo inviato ai ministri Speranza e Spadafora, aspettiamo che venga validato. Per quanto concerne tamponi e test ci sono cliniche apposite, questo non può essere un ostacolo in grado di non far ripartire il calcio. Chiudere tutto? Non posso. Una scelta del genere comporterebbe una grandissima responsabilità: non posso essere il becchino del calcio italiano. Difendo il calcio e, in generale, lo sport: non capisco perché contrastarne la valorizzazione".
