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Lukaku Conte InterGetty

Conte e l'acquisto di Lukaku: "I dirigenti dell'Inter volevano abbattere l'egemonia della Juventus"

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Le sfide non lo hanno mai spaventato, semmai lo hanno sempre stimolato a dare il massimo e anche di più per superare limiti mentali e fisici: Antonio Conte ha scelto di ripartire dal Tottenham, scivolato indietro nelle gerarchie inglesi dopo l'apice raggiunto nel 2019 con la finale di Champions League persa contro il Liverpool.

Nell'indole del tecnico salentino, intervistato da 'SportWeek', c'è sempre stata la voglia di ricostruire dalle macerie, innalzando veri e propri grattacieli.

"Non mi hanno mai spaventato le sfide, mi basta avere anche solo un 1% di possibilità di vincerle per iniziare la mia battaglia. Non ho mai preso squadre che avevano vinto l’anno prima, ma sempre percorsi di ricostruzione. La Juve veniva da un ottavo posto, il Chelsea da un decimo, l’Inter da un quarto. So che ci vorrà un po’ di pazienza stavolta. A Milano ho lasciato un lavoro finito. Qui devo ricominciare daccapo ed entrare a stagione in corso non è mai semplice".

La richiesta di Conte è soltanto una: tempo, parola chiave per i successi attuali di allenatori come Klopp e Guardiola.

"Le grandi squadre si costruiscono nel tempo. Klopp nei primi anni a Liverpool non è entrato in zona Champions, ma gli hanno dato fiducia e anno dopo anno ha plasmato la squadra che poi l’ha vinta. Anche Guardiola il primo anno non ha vinto. Noi stiamo ripartendo dall’a-b-c, ma strada facendo conto di accelerare con le lettere dell’alfabeto. Il percorso è accidentato ma non mi spaventa, mi entusiasma".

Nelle liste della spesa di Conte c'è stato soltanto un giocatore dal valore economico importante: quel Romelu Lukaku che all'Inter lo ha aiutato ad interrompere il dominio juventino in Italia.

"Lo chiesi in base agli obiettivi che mi erano stati presentati. I dirigenti dell’Inter vennero a casa mia a dirmi che volevano abbattere l’egemonia della Juve e portare l’Inter sul tetto del mondo, sfruttando grandi disponibilità economiche. Chiesi Lukaku ritenendolo fondamentale. Ma guardi anche a quanto è stato rivenduto: quasi il doppio. Come Hakimi. Ma potrei citare la valorizzazione di Barella, Bastoni, Lautaro, che prima del mio arrivo non giocava… Alla Juve ho avuto il piacere di lavorare con Barzagli, Bonucci e Chiellini: fenomeni, ma quando li avevo io ancora non avevano vinto nulla".

Conte è consapevole che, dopo di lui, è difficile fare di meglio per i suoi successori.

"Voglio dire che dove vado costruisco sempre qualcosa di importante e quando vado via lascio un solco, una cultura del lavoro, una organizzazione e una mentalità vincente. Mi spendo totalmente, anima e corpo per il club per cui lavoro. Fedele a quel motto degli All Blacks: ‘Lascia la maglia meglio di come l’hai trovata’. Io ho sempre lasciato case con fondamenta ben costruite dove altri, dopo di me, hanno avuto la possibilità di continuare a vincere, chi di più, chi di meno. Non è presunzione, sono fatti".
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