17 anni all'Arsenal tra giovanili e prima squadra, inframmezzati da un paio di prestiti al Bolton e al Bournemouth. Quasi 200 presenze con la maglia dei Gunners. Ma l'inizio del rapporto tra Jack Wilshere e l' Arsenal fu, come dire, abbastanza travagliato.
In che senso? Nel senso che il giovanissimo Jack non era esattamente convinto, giusto per usare un eufemismo, di approdare nel Nord di Londra e di accettare l'offerta dell'Arsenal. E a raccontarlo al podcast di 'Lockdown Tactics' è stato lo stesso centrocampista inglese, che da un quasi due anni milita nel West Ham.
"Ero al Luton, una volta giocammo contro il Barnet e l'arbitro di quella gara era anche un osservatore dell'Arsenal. Dopo la gara andò da mio padre e gli disse che mi voleva. Non fu nemmeno un provino, mi voleva all'Arsenal e basta. Ma onestamente, io non volevo andarci. Da Luton ci volevano 15 minuti per andare a Londra tutti i giorni, mio padre avrebbe dovuto finire di lavorare presto per portarmici".
Insomma, porte chiuse nei confronti dell'Arsenal da parte di Wilshere. Almeno inizialmente.
"Mio padre non mi mise pressione, ma in quel momento non sapevo cosa fare. Lo ricordo chiaramente, anche se avevo solo nove anni. Poi un giorno ero al parco con un amico e papà mi disse: 'Questo è l'ultimo giorno, devi prendere una decisione'".
E dunque ecco che, forse per sfinimento, Wilshere decise che sì, l'Arsenal avrebbe rappresentato il suo futuro.
"Dissi al mio amico: 'Fan**lo, vado all'Arsenal". E il resto è storia".
Già, il resto è storia. Wilshere ha vestito la maglia bianca e rossa dell'Arsenal, tra una grande giocata in campo, tanti infortuni e qualche comportamento fuori alle righe all'esterno del rettangolo verde, per 10 anni fino al 2018, prima di andarsene a parametro zero. Più altri 7 nelle giovanili. Un rapporto duraturo, ma iniziato in una maniera particolare ed insolita.
