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Fabregas MonacoGetty Images

Come arriva Fabregas al Como: nel 2021/22 non ha quasi mai giocato

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Sembra un acquisto da calciorandom, ma è tutto vero: Cesc Fabregas diventerà presto, a ore, un nuovo giocatore del Como. E dunque aggiungerà l'Italia alla collezione dei paesi in cui ha vissuto e giocato a pallone: la Spagna, naturalmente, ma anche l'Inghilterra e la Francia. O meglio, il Principato, con la maglia bianca e rossa del Monaco.

Non sarà, questo è più che ovvio, lo stesso Fabregas che una quindicina d'anni fa incantava con la maglia dell'Arsenal. Neppure quello che partecipava all'abbuffata di trofei del Barcellona di Pep Guardiola. E neanche quello che andava a cercare spazio, e a vincere di nuovo, con il Chelsea.

Sarà un Fabregas diverso anche perché l'età è avanzata inesorabilmente: a maggio Cesc ha compiuto 35 anni, e c'era chi si chiedeva, prima che lo spagnolo scegliesse di proseguire la propria carriera in riva al lago, se non fosse arrivato il momento di appendere le scarpe al chiodo. Il dubbio c'era, in effetti. Anche perché le ultime stagioni sono state sofferte, travagliate, piene di ostacoli e poverissime di soddisfazioni personali.

Basta un dato per fotografare al meglio la situazione: nell'ultima annata, Fabregas è sceso in campo appena due volte in Ligue 1, entrando in entrambi i casi nel finale, oltre a collezionare un paio di presenze nei preliminari di Champions League e un'ultima in Europa League. Colpa di guai fisici che lo hanno perseguitato per mesi, impedendogli di essere, oltre a un uomo spogliatoio, anche una guida in campo.

Prima un serio infortunio a una coscia, poi a una caviglia. In mezzo, pure la positività al Covid-19. Ad aprile Fabregas è tornato in campo con la seconda squadra del Monaco, nel CFA, la quarta serie francese: ha giocato da titolare i primi 42 minuti, poi è stato costretto a uscire di nuovo per un guaio a una caviglia.

"È stato l'anno peggiore non solo della mia carriera, ma anche della mia vita - ha detto a maggio in un'intervista a 'So Foot' - perché quando non sono felice nel calcio, non sono felice nemmeno nella vita. Ho sofferto molto quest'anno, è stata dura mentalmente. Bisogna rimanere forti. Ma a volte le cose accadono per una ragione. Sono grato che sia successo a 35 anni anziché a 25, quando ero all'apice della mia carriera. Quindi, guardandola in questo modo - 19 anni, quasi 900 partite, ho vinto quasi tutto - poteva andare peggio".

Il Monaco, in ogni caso, sapeva bene cosa stava facendo quando nel gennaio del 2019 aveva deciso di portare Fabregas nel Principato: aveva scommesso su un calciatore alle ultime curve della carriera, importante fuori dal campo nel Chelsea ma meno presente di un tempo dentro il rettangolo verde. Tradotto: il minutaggio che nelle annate precedenti gli avevano concesso Antonio Conte e Maurizio Sarri non era direttamente collegato al curriculum di un calciatore che, in pratica, nella propria carriera aveva vinto tutto.

Fabregas ha scelto il lusso del Principato, e le speranze di un Monaco ridimensionato dopo il trionfo in Ligue 1 di un anno e mezzo prima, convinto magari di chiudere lì la carriera. Ha firmato per tre anni e mezzo, fino al giugno del 2022: un attestato di stima non indifferente per un (quasi) trentaduenne. Il club ha ricevuto in cambio leadership, la sua capacità di fungere da modello per i più giovani, un buon bottino di presenze (una ventina a stagione in media).

Nel novembre del 2020, Fabregas ha vissuto una delle serate più esaltanti della sua parabola recente. Al Louis II il PSG conduceva per 2-0 dopo 37 minuti: doppietta di Kylian Mbappé, il grande ex. Ma nella ripresa è cambiato tutto: rete dell'1-2 di Volland, doppietta del tedesco dopo una giocata nei pressi della porta di Cesc e clamoroso 3-2 dello spagnolo, su calcio di rigore, a 6 minuti dalla fine. A conti fatti, sono punti persi che hanno segnato il destino dei parigini, alla fine arrivati secondi alle spalle del Lille di Maignan e Galtier. Un dolce ricordo, alla luce di quanto accaduto nei travagliatissimi mesi successivi.

Como rappresenterà l'occasione per rimettersi alla prova un'ultima volta, in un contesto minore, lontano dai lustrini della Liga, della Premier League e delle notti di Champions League. La Serie B, che accoglierà un secondo campione del Mondo dopo Gigi Buffon, si strofina le mani. E in riva al lago, dove la A manca dai tempi della promozione targata Lulù Oliveira, i sogni non sembrano più essere proibiti.

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