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Coda Benevento SampdoriaGetty Images

Coda racconta la svolta: "Un bambino ci indicò... il Benevento, quelli scarsi"

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Se il Benevento si salverà dopo un inizio di stagione da incubo, gran parte del merito sarà delle 3 reti in 2 partite segnate da Massimo Coda, che sono valse le due vittorie consecutive contro Chievo e Sampdoria.

Intervistato da 'Repubblica, l'attaccante racconta: "Il calcio è strano. Ero sicuro di andarmene, quando De Zerbi mi ha dato un’altra possibilità. E ora non parto più, ovvio. Sono uno che lavora tanto per la squadra. Prendo botte, presso l’avversario, torno a difendere. Chi mi vede giocare lo sa. Magari sotto porta arrivo stanco, poco lucido. Ma sapeste come brucia, per un attaccante, essere giudicato solo dal numero di goal. Che poi io neanche volevo fare il centravanti: ero un centrocampista, ma proprio perché segnavo tanto gli allenatori mi hanno spostato in avanti...".

"A Parma avevamo l’alibi della società assente. Qui no, il presidente è sempre stato con noi, i tifosi sono stati eccezionali nonostante le sconfitte: era solo colpa nostra se ci trovavamo a zero punti - dice Coda - Non so spiegarlo: gli infortuni, la squalifica di Lucioni, molti episodi negativi dopo il 90’. Eravamo diventati una barzelletta, il termine di paragone di un disastro".

Il 29enne bomber racconta un episodio significativo: "Ho un’immagine: un bambino che in aeroporto ci indica e dice al papà: 'Sono quelli del Benevento, sono tutti scarsi…'. Ci serve un miracolo, ma almeno ci siamo dati una speranza. E che bellezza vedere questa gente che dopo mesi da incubo ha ripreso a sorridere. Qui mi chiamano Hispanico, dal Gladiatore. Dicono che è per lo spirito combattivo...".

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