Pubblicità
Pubblicità
Ciro Immobile - JuventusGetty

Ciro Immobile e la Juventus: rimpianto bianconero

Pubblicità

Ciro Immobile si diverte a giganteggiare a suon di goal con la Lazio. Ma per raggiungere tale picco di maturità c'è voluta una gavetta non indifferente. Momenti belli, ma anche complicati. Alti e bassi a forgiare un carattere forte e maturo.

Rimpianti? Pochi. Il destino non si pianifica. E' il calcio. Ed è sempre lui a decidere. Magari, con un pizzico di fiducia in più, sarebbe potuta andare diversamente con la Juventus, che però per il centravanti di Torre Annunziata ha rappresentato un ottimo trampolino di lancio.

Nome e cognome: Ciro Ferrara. L'ex difensore napoletano, nel 2007, ricopriva il ruolo di responsabile del settore giovanile bianconero. A lui, sostanzialmente, era sta affidata tutta la fase di scouting con pieni poteri decisionali. Da qui, giustappunto, la scelta di versare 80mila euro nelle casse del Sorrento, club in cui militava l'attuale bomber biancoceleste.

Una cifra significativa - se rapportata al periodo al contesto - ma lungimirante. Perché, senza tergiversare, Immobile ha saputo costruire tutta la sua centralità nel progetto zebrato appartenente alla linea verde dell'epoca. Tanto da contribuire, a suon di reti, alla vittoria del Torneo di Viareggio edizione 2009: con tanto di doppietta in finale rifilata alla Sampdoria.

Prestazioni che non potevano passare inosservate in chiave prima squadra e che, meritrocraticamente, sono state premiate dalla scelte di Claudio Ranieri. Ogni riferimento al debutto in Serie A è puramente voluto. Stagione 2008-2009, la Juve tra le mura amiche supera agevolmente il Bologna per 4-1, offrendo a Immobile l'opportunità di fare il suo esordio al 92' al posto di Alessandro Del Piero.

Altro giro, altro Viareggio vinto l'anno successivo. Ancora da protagonista. O meglio, da miglior giocatore della manifestazione, premiato come "Golden Boy" con il titolo di capocannoniere a quota 10 marcature.

Ciro Immobile Juventus Turin 07262011

Semaforo verde alla prima partenza tra i grandi, con il Siena ad assicurarsi il prestito secco. Ma le cose con Antonio Conte non vanno bene, poco spazio ed è quindi tempo di spostarsi verso un'altra piazza sempre della Toscana: Grosseto. Esperienza semestrale che terminerà con un solo lampo in 16 presenze.

Poi, l'esplosione nella cadetteria con il Pescara seguendo i preziosi insegnamenti di Zdenek Zeman. Poi, un'altra esperienza non esaltante questa volta alla corte del Genoa. Ma Torino, si sa, per Ciro è sempre una piazza speciale, anche quella granata. Sotto la Mole, con 33 gettoni conditi da 22 goal, Immobile si laurea capocannoniere della Serie A.

E patron Urbano Cairo, saggiamente, nel mercato estivo del 2014 decide di investire 8 milioni di euro per riscattare il cartellino dalla Juventus. Per poi vendere Immobile, nel futuro immediato, al Borussia Dortmund ricavando 19,4 milioni.

Negli anni di gestione della Signora, tuttavia, dirigenza e allenatori non hanno mai creduto concretamente nelle qualità di Ciro. Tanto da intraprendere strategie miopi, rappresentate da acquisti come quelli di Luca Toni - nel gennaio 2011 - poco o per nulla progettuali.

Sempre nella stessa sessione, Madama prese Alessandro Matri dal Cagliari pagandolo complessivamente 18 milioni. Una spesa non banale, snobbando perentoriamente quanto di buono presente in casa. Poco male, per Ciro, diventato grande tra i grandi altrove.

Pubblicità
0