Segnare cinque goal in una partita è già di per sé un’impresa che possono vantare pochissimi. Lionel Messi ci è riuscito soltanto una volta, tanto per dire. Cristiano Ronaldo, invece, due. Ecco. Ora immaginate: segnare un pokerissimo in un arco di tempo talmente ristretto da far sembrare incredibile addirittura una tripletta. Tipo: nove minuti. Impossibile, apparentemente. Cinque punti in nove minuti sarebbero una media di tutto rispetto in uno sport come il basket. Nel calcio, ancora di più. Ecco perché non è follia dire che il 22 settembre 2015, esattamente sei anni fa, Robert Lewandowski ha reso possibile l’impossibile segnando cinque goal in nove minuti. In più, da subentrato.
Quel Bayern Monaco-Wolfsburg per Guardiola stava andando proprio come non voleva. Per la ‘Englische Woche’, la ‘settimana all’inglese’ come viene denominato il turno infrasettimanale in Germania, Pep aveva scelto di muovere un po’ le carte in attacco alla ricerca di alternative. Tridente con Götze, Müller e Douglas Costa. Soltanto panchina per Lewandowski, reduce da qualche problema alla caviglia che gli aveva fatto saltare il match col Darmstadt. Probabilmente, se la partita si fosse messa bene, non sarebbe nemmeno entrato. E invece.
Getty ImagesIl Wolfsburg, definito da Pep come una candidata credibile al titolo, nel primo tempo se l’era giocata effettivamente alla pari. L’ultimo precedente tra le due squadre, in effetti, lo avevano dominato i ‘lupi’: 4-1 a gennaio, con protagonista quel Kevin De Bruyne che un anno dopo Guardiola avrebbe trovato al City. All’intervallo c’era frustrazione per il Bayern. La squadra di Hecking era un vantaggio giocando in contropiede. Possesso bavarese, concretezza degli avversari. 0-1, a firma Caligiuri, al termine di una ripartenza. Già al duplice fischio, Guardiola aveva deciso di liberare il kraken: Robert Lewandowski per un deludente Thiago, più Javi Martínez per Bernat, passaggio a una specie di 3-4-3. Da lì, la storia. Tutta nella porta sotto la Südkurve.
Minuto 51: palla vagante in area, Lewa ci mette il piede sinistro a pochi metri dalla linea. Pari. E uno. Minuto 52: recupero palla immediato dopo il calcio d’inizio, dai venti metri il polacco prende la mira e centra l’angolino basso. Vantaggio. E due. Minuto 55: contropiede guidato da Müller, rifinito da Götze, concluso da Lewandowski in uno contro uno con Benaglio, prima sul palo e poi sulla ribattuta in porta. E tre. Sarebbe già record: tripletta più veloce nella storia della Bundesliga. Non basta. Minuto 57: Douglas Costa fa il vuoto a sinistra, prende il fondo, cross sporcato che diventa perfetto, tanto per cambiare, per il nove. Destro di prima a rimorchio, rigore in movimento con palla a mezz’aria. E quattro, indicato con le dita al pubblico in delirio. Minuto 60: apoteosi. Götze pennella dall’out di destra, Lewandowski si coordina in mezza rovesciata dal limite. Sforbiciata impeccabile, palla nel sette. C’erano dubbi? E cinque. In 8 minuti e 59 secondi. Record polverizzati.
In panchina i giocatori del Bayern si abbracciavano. Assistenti, compagni, dirigenti, tutti increduli. Compreso Robben in tribuna. L’espressione che meglio ha riassunto quei 539 secondi di onnipotenza calcistica è stata quella di Pep Guardiola. Mani in testa, guardando verso la tribuna. Probabilmente scambiando uno sguardo con qualcuno. Una mimica facciale che ha fatto il giro del web. Che è diventata un meme.

L’espressione che, probabilmente, tutti avevano in quel momento davanti alla tv. L’espressione che forse aveva dentro di sé anche lo stesso Lewandowski, mentre mostrava il ‘cinque’ con la mano a tutta l’ Allianz Arena. Dopo aver segnato il goal che lui stesso ha definito tra i più belli della sua carriera.
Il resto della partita, di fatto, è stato un allenamento. Con la difesa del Wolfsburg che ha recuperato un minimo di dignità dopo aver perso ogni orientamento per una decina di minuti. Con i giocatori del Bayern che ogni tanto affondavano, perlopiù tenevano palla. Quasi a non voler sporcare con altri goal un bilancio tanto perfetto, una filastrocca destinata a rimanere negli annali, probabilmente ineguagliabile. Cinque goal in nove minuti. Se Thomas Müller lo chiama Lewangoalski, insomma, ha i suoi buoni motivi. E non è solo per la Scarpa d'Oro che gli è stata consegnata proprio ieri.


