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Cristiano Ronaldo Vs. EspanyolGetty

Cinque goal e un assist in una sola gara: quando Cristiano Ronaldo superò i limiti

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Che cosa è la normalità? Routine, abitudine, ciò che percepiamo come un carattere continuo, in una curva che sale e scende impercettibilmente, senza modificarsi in carattere shock. Altrimenti non sarebbe tale. Ci aspettiamo tanto dalla normalità e non conosciamo mezze misure. Esaltazione o mortificazione. Tre goal a gara per Cristiano Ronaldo: normalità. Zero o uno: assurdità. Cinque: oltre l'umana comprensione, in positivo. Onniscenza del dato numerico, calcistico.

Duello Cristiano Ronaldo-Messi, si è scritto tanto, bombardati di notizie e grafici, di confronti e sali, più che scendi. Uno arriva a cinquanta reti stagionali, l'altro si issa a sessanta. Vince la Champions? Risponde con il Pallone d'Oro. E così via. Ecco perchè parlare di singole incredibili prestazioni appare quasi noioso, drogati da quella giusta esaltazione della normalità derivante dalle triplette. Eppure quel particolare match contro l'Espanyol a settembre del 2015 va veramente più in alto, perchè non era stato raggiunto prima e non è stato superato ora.

Maniche corte, ma certo: siamo ancora in estate. Verso la conclusione, ma guai a darla già per spacciata. C'è il sole a Barcellona, su Cristiano Ronaldo. Il Real Madrid affronta la squadra di casa. Non quella, l'altra. L'Espanyol, carne da macello alla vigilia. Carne da macello nel post-partita. Saltella, petto in fuori, siuuu nelle vene. Cristiano Ronaldo si erge ad adone e idolo delle folle una, due, tre, quattro, (seriamente?), cinque. Cinque gusti più uno.

Show, spettacolo, assurdo, fantascienza, alieno. Bla, bla, bla. Le parole viaggiano, ma in realtà rimangono incatenate ad uno che fa della normalità e della routine il suo stile di vita. Allenamento, record, allenamento, record. Sì, sorride, no non si esalta per aver segnato cinque goal e aver fornito un assist al compagno. In termini fantacalcistici che voto? Probabilmente 9,5 di base, più 16 di bonus. 25,5. Fa quasi ridere e portare alla pazzia.

Forse sì, non se ne parla ancora oggi perchè quel match non è rimasto nell'immaginario collettivo. Nessun siuuu per la prima volta, nessuna rovesciata, nessun goal da centrocampo. Ordinaria amministrazione, che vuoi che sia? Certo, arrotondata, ma vabbè cinque goal non sono poi così difficili, dai. Il senso della posizione, lo svicolare tra le viuzze dell'area, precisione e mirino. No. E invece sì.

Perchè la normalità non sempre lo è, la crea chi scrive la storia e la rende tale. Può anche non esserlo in realtà. Per 34 minuti Cristiano Ronaldo non riuscirà a portare bonus alla sua pagella. Che vergogna. Oddio, in effetti occorre evidenziarlo: sì, è ironia. Non sempre viene colta.

Minuto 7, lancio sulla sinistra, in area. Controlla, aggiusta il pallone, chirurgia sulla destra. 1-0 per il Real Madrid. Boato a casa Espanyol. Sì, succede sempre così, il popolo avversario genera l'onda d'urto se facente parte di un club con così tanti tifosi. Braccia al cielo, salto, urlo, siuu.

Al 17', fallo su Bale, stessa zona del vantaggio. Rigore. Il gallese si allontana, purtroppo non è compito suo tirare. Cristiano Ronaldo guarda l'arbitro, lingua fuori, sudore sulla fronte. Destro, stesso angolo, stesse braccia al cielo, stesso urlo. Aggiungiamo gli abbracci.

Sinistro di Bale (oh ma chi difende sulla corsia mancina?) al centro, sinistro di Cristiano Ronaldo in semi-scivolata-caduta-girata. Angolo opposto, braccia, salto, urlo. Tutto normale, tripletta dopo venti minuti. Mano, cinque, anche qualche sorriso in più, disteso e non rabbioso.

28, fuga sulla sinistra, assist col mancino in mezzo. Tocco sotto, quattro a zero dopo neanche mezzora. Va beh ma quanti ne dobbiamo prendere? Catalani attoniti. Stavolta è Benzema a segnare. Cavolo, si è spezzata la routine. Quasi, perchè a fornire il passaggio preciso da spingere in rete è C, R, 7. Nessuna esaltazione, realtà dei fatti.

Poi il settimo giorno Cristiano Ronaldo si riposò, fu sera e fu mattina. Metà tempo, anzi. 34 minuti dopo, 62', c'è solo da abbellire il quadro, con il tocco più facile. Cinque a zero, poker di reti, tris di baci e abbracci. 81, minuto. Dischetto del rigore, troppo, troppo facile. Sembra e forse lo è. E' normalità, è routine ancora più distopica e pressante.

Avete mai visto qualcun altro farlo? No. Sei volte decisivo tra goal e assist, potete spulciare ma no. Nè Messi, nè prima, nè dopo Ronaldo. Nè Lewandowski o Ibrahimovic. Spezzare la consuetudine non è poi così facile.

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