Quella contro l'Argentina è stata l'ultima gara in Nazionale di Giorgio Chiellini: una chiusura amara, con uno 0-3 che sa di passaggio di consegne per le nuove leve, chiamate a riportare l'Italia in alto dopo la 'sbornia' post-Europei.
Lo stesso difensore toscano avrebbe preferito un epilogo diverso, che sarebbe potuto arrivare anche dopo se solo gli azzurri si fossero qualificati ai Mondiali in Qatar: nell'intervista concessa a 'Sportweek' c'è tutta l'amarezza per il rapporto complicato con la rassegna iridata, mai veramente vissuta fino in fondo. Queste le dichiarazioni riportate da 'La Gazzetta dello Sport'.
“Avrei continuato in caso di qualificazione? Sì, perché volevo provare a cambiare la mia storia con il Mondiale, che non è mai stata felice. Ci ho provato con tutto me stesso, ma non ci sono riuscito. Nel 2010 siamo usciti in malo modo in un girone più che abbordabile, nel 2014 eravamo partiti alla grande ma ci siamo complicati la vita perdendo il posto da testa di serie perché poi abbiamo giocato in condizioni davvero proibitive, con viaggi, orari e caldo folli. Nel 2018 non ci siamo nemmeno qualificati e io avevo questo grande rammarico.”.
Già nel 2018, nella mente di Chiellini, balenava l'idea di una separazione dalla maglia azzurra: il disastro della mancata qualificazione ai Mondiali di Russia ha finito per allungare i tempi.
“Penso che se fossimo andati in Russia avrei lasciato la Nazionale dopo quel Mondiale. E probabilmente avrei fatto male, perché poi ho avuto i miei anni migliori. In quel momento però ero convinto di aver già dato il mio massimo. A Milano, dopo la sconfitta con la Svezia, ero talmente devastato che volevo dire addio anch’io come Pirlo, Buffon, Barzagli e De Rossi, ma i consigli delle persone vicine, Oriali per primo, mi hanno convinto a non prendere decisioni a caldo. Poi è arrivato Mancini e mi ha conquistato con un’umanità che non pensavo avesse”.
Alla fine la scelta di continuare ha ripagato con l'immensa gioia del trionfo ad Euro 2020.
“Il momento più emozionante è stato in pullman, verso lo stadio. Un’ora in mezzo al traffico di Londra con Sirigu che ci mostrò i video di saluti dei nostri familiari e scrisse un biglietto per ognuno di noi. Le parole che scelse per me mi toccarono molto. Ricordo che avevo Donnarumma e Locatelli accanto e un nodo in gola. Mi sono detto: 'Se crollo io, che cosa devono fare questi due che hanno vent’anni?'. Non so come ho fatto a trattenere le lacrime, sarei scoppiato a piangere come un bambino. Il resto lo sapete già, è storia. E io sono fiero di aver gioito da capitano con un gruppo di uomini pieni di valori".
