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Conte & Agnelli - JuventusGetty Images

C'eravamo tanto amati: Conte e la Juventus, storia di un rapporto rovinato

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"Senza di te non andremo lontano, Antonio Conte nostro capitano"

Il coro lo conoscono un po' tutti. Lo cantavano i tifosi della Juventus quando Conte indossava la fascia di capitano - appunto - bianconera, ma anche quando la Juve l'allenava. Un trascinatore in campo e poi in panchina. Un bianconero nel sangue. O almeno, così si pensava ai tempi. Prima che le cose prendessero una piega diversa, inaspettata, fino a deragliare completamente nella serata in cui la Signora ha conquistato a spese dell'Inter la finale di Coppa Italia.

Dall'idolatria al dito medio indirizzato alla tribuna. Da una simbiosi totale alla lite con Andrea Agnelli. C'eravamo tanto amati. Ma ora, Conte e la Juventus non si amano più. Botte, risposte, provocazioni social, tanto veleno in corpo da sputar fuori appena se ne ha l'opportunità. Impossibile prevedere un finale del genere 10 anni fa, quando il matrimonio perfetto prendeva il via, destinato in apparenza a durare nei secoli dei secoli.

IL RISTORANTE DA 100 EURO: L'INIZIO DELLA FINE

"Quando ti siedi in un ristorante da 100 euro, non puoi pensare di pagare con 10 euro".

Parte tutto da lì. In sostanza: per lottare ad armi pari con le altre grandi europee per la Champions League, l'ossessione proibita della Juventus ormai da 25 anni, bisogna spendere. E la Juventus di Conte, reduce da due settimi posti e abituata a controllare in maniera dettagliata entrate e uscite, di far follie sul mercato non ha troppa voglia. Quelle arriveranno in seguito, con i Cristiano Ronaldo, i de Ligt e gli altri campioni messi a disposizione di Allegri, Sarri e poi Pirlo.

In quei tempi il mal di pancia di Conte pare appena accennato. Deflagrerà nell'estate del 2014, quella della separazione a ritiro già iniziato, notizia scioccante per l'intero ambiente. Il mancato arrivo di Juan Cuadrado, che il tecnico salentino troverà al Chelsea e che - ironia della sorte - la Juventus prenderà qualche anno dopo, come miccia per far esplodere la bomba.

"Sei stato un grande condottiero per i nostri ragazzi e la notizia di oggi mi rattrista enormemente. Penso ai tre anni trascorsi insieme, tre anni che ci hanno portato a scrivere la storia di questa Società: tre scudetti consecutivi, due Supercoppe italiane, ma sopratutto un percorso di crescita esponenziale. Ma di fronte ai sentimenti e alle ragioni personali anche un Presidente deve fare un passo indietro - gli scrive Agnelli nella sua lettera d'addio - Alla storia dei colori bianconeri hai contribuito anche tu, e so che, qualunque scelta tu faccia, la notizia di una vittoria juventina ti strapperà sempre un sorriso".

Conte & Agnelli - JuventusGetty

LE PROVOCAZIONI

Sembra solo un incidente di percorso, grave sì ma non tanto da minare un rapporto saldissimo. Conte è ancora il pilastro della Juventus lippiana campione di tutto negli anni 90. È ancora il condottiero capace di tirare il gigante addormentato fuori dalla melma di due settimi posti di fila. Conte e la Juve, pur tra qualche scricchiolio sinistro, sono ancora una cosa sola. Anche se formalmente non stanno più insieme. Tanto più che Antonio va ora ad allenare la Nazionale, un patrimonio comune. Anche degli juventini.

Nel corso degli anni, però, l'amore lascia sempre più il posto alla freddezza. Conte si stacca da quella Juventus che ha rappresentato quasi interamente la sua carriera e la Juventus non fa molto per ricucire lo strappo. Qualche accusa reciproca, come due innamorati che proprio non riescono a voltare pagina. Qualche provocazione. Qualche battuta al vetriolo.

Un esempio? Eccolo. Nell'ottobre 2014 Agnelli prende la parola durante l'Assemblea degli Azionisti e spara: "Ringrazio personalmente Massimiliano Allegri, che ha svolto un lavoro straordinario. Ha portato avanti un lavoro che per altri pareva concluso". Riferimento a Conte? Forse sì, forse no. Ma il tecnico si sente chiamato in causa e risponde sui social a stretto giro di posta: "Nella vita non si finisce mai di conoscere le persone. A volte basterebbe soltanto un minimo di riconoscenza. E di maturità".

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LO STRAPPO DEFINITIVO: IL PASSAGGIO ALL'INTER

Nel 2019 Conte oltrepassa quello che, per ogni juventino, è il vero limite: diventa l'allenatore dell'Inter. Già a Torino diceva: "Se dovessi andare ad allenare il Milan o l'Inter, ne diventerei il primo tifoso". Una dichiarazione che qualcuno legge male, ma il futuro è il futuro, ci si penserà domani. Fino a quando si vince, ognuno può dire quel che vuole. E a dirla tutta l'ambiente non pensa davvero che possa accadere, che la bandiera girerà le spalle.

Invece succede davvero. Conte diventa ufficialmente un "nemico". Agnelli lo punge: "Antonio è una bandiera juventina e un capitano juventino. Ha vinto scudetti e vinto la Champions. Conte è la Juventus". Però dicono che un anno e mezzo fa sia stato lui personalmente a chiudere le porte a un ritorno del grande ex, puntando deciso di Maurizio Sarri. Una decisione che l'ha ripagato con l'ennesimo Scudetto, ma che ha segnato lo strappo definitivo. Fino alle tensioni della serata di Coppa Italia.

La scelta di Conte ricalca quella compiuta in passato da altri grandi del panorama bianconero, da Marcello Lippi a Giovanni Trapattoni, peraltro tornati a Torino dopo l'esperienza milanese. Altri tempi: Calciopoli ha esacerbato gli animi e infuocato una rivalità mai così sentita. Per questo il matrimonio tra Antonio e l'Inter è stato visto non come un semplice tradimento sportivo, ma come un affronto. A proposito: la stella di Conte è ancora lì, all'esterno dell'Allianz Stadium, ma molti vorrebbero farla rimuovere, e non da ieri. L'epilogo più triste di una lunga storia d'amore.

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