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Celtic Bodo/Glimt Conference LeagueGetty

"Dream of Paradise", il Bodo/Glimt non è più una favola: 1-3 al Celtic Park

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Il Bodo va in "Paradiso", sognando trionfi inimmaginabili e cartoline da consegnare alla storia: come un Glimt, un "fulmine", nella notte di Glasgow. L'ennesima in Conference League: perché la Norvegia calcistica, spenta da metà dicembre, continua ad ingannare l'attesa di un'altra data da aggiungere agli annali, trasformando in gloria e concretezza i progetti di una formazione che non vuole proprio smettere di essere quel che è. Pura e semplice euforia.

Per analizzare la notte del Celtic Park, prima di passare alla nuda e cruda cronaca, bisogna premettere le condizioni di partenza: bisogna, cioè, ricordare il momento degli Hoops di Postecoglou, reduci da 20 risultati utili consecutivi in Scottish Premiership senza mai passare in svantaggio, striscia che gli ha consentito di completare, poche settimane fa, la rimonta ai Rangers, battuti nell'ultimo Old Firm con un secco 3-0.

Quindi, in seconda analisi, occorre aprire una parentesi sulla situazione del calcio norvegese che ha visto sì trionfare il Bodo/Glimt per la seconda stagione di fila in campionato, ma che come al solito è fermo da dicembre (l'ultima sfida del Bodo, quella della festa contro il Mjondalen il 12 dicembre): va bene l'euforia, va bene la sfrontatezza, ma giocare da dicembre a marzo, da quelle parti, è cosa ardua. Se ne riparlerà ad aprile.

Al Bodo non interessa mica, tutto questo: sceso in campo come se stesse per affrontare una squadra qualsiasi e non un'istituzione del calcio europeo, al netto della solita ed errata visione di un calcio scozzese scontato e ai margini. E' la Conference League, signori: è l'Europa, non ci sono valori predefiniti.

Chiedetelo alla Roma, che con i norvegesi di Knutsen ha preso 6 goal nella notte delle critiche di Mourinho alla squadra e al gruppo di giocatori definito dal portoghese, usando altri termini, poco idoneo: più in generale, nel giorno in cui l'Italia ha conosciuto meglio il Bodo, se volete.

Neanche la solita sciarpata dei tifosi degli Hoops, né "You'll never walk alone" hanno potuto alcunché contro di loro: spinti dall'insana passione di chi vuole riscrivere le gerarchie calcistiche, persino in una competizione nuova. Al "Paradise" non c'è quasi stata storia: il Celtic crea gioco e pericoli, il Bodo/Glimt concretizza il resto. Espejord e Pellegrino siglano il doppio vantaggio norvegese in meno di 60 minuti, mentre a 10 giri d'orologio dal termine Maeda, uno dei tanti giapponesi della formazione di Postecoglou, accorcia le distanze.

Sta qui l'emblema dei ragazzi di Knutsen: subiscono un goal, ne segnano un altro con Vetlesen, uscendo tra gli applausi. Per il Celtic l'ennesima "strana" notte europea caratterizzata dalla consapevolezza che dall'altra parte di Glasgow, con mente e cuore rivolti a Dortmund, si continuava a festeggiare per la clamorosa vittoria dei Rangers contro i tedeschi, avvenuta nel pomeriggio.

Al ritorno sarà differente, almeno il clima: con uno stadio da 9mila anime pronte a cantare e sostenere il Bodo/Glimt per l'ennesima volta, verso un'altra impresa. Favola non lo è più da un po': tanto vale provarci.

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