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Catapultato dentro il Triplete: Krhin, la grande speranza di Mourinho

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Avete presente quella cantilena? Sarti; Burgnich, Facchetti; Bedin, etc. Se avete meno di 30 anni forse non ne avete mai sentito parlare. Nessun rancore. L'Inter letale prima del Triplete, quella di Herrera, così famosa da essere messa insieme e continuamente cantata il più velocemente possibile. Qualcosa che gli altri grandi undici, continuamente in cambiamento, non hanno potuto creare. Né il Milan di Sacchi, né l'altra Grande Inter, quella triplettista di Mourinho. Se ci fosse una filastrocca però non ne farebbe parte, se non allungandola a dismisura, Rene Krhin.

Trent'anni, centrocampista del Nantes, sloveno, un Viareggio, una cinquantina di presenze con la Slovenia, capelli lunghi e furbo sguardo. Ah sì, anche una Champions League, con attaccata una Coppa Italia e in cima uno Scudetto. Tutte nel 2010, a vent'anni, di chi è stato folgorato sulla via di Damasco dal Re dei Re interista, quel Mourinho che lì intimò di alzarsi e camminare, perché poteva tutto. Poteva, voleva? In parte.

2009, estate. Flashblack e non flashforward, macchina del tempo per tornare nel passato al momento della scelta decisiva. Niente Europeo Under 21 con la sua amata Slovenia, da Maribor con furore, e viaggio negli Stati Uniti con i grandi compagni interisti, con Mourinho. Che può osservarlo da vicino e metterlo nel mirino. E se uno come Mou, di solito restio dall'affidare le chiavi del suo cuore ad un giovane, allora ti sorride, è fatta. Il tuo futuro è assicurato.

Il futuro di Krhin sarà anche il suo presente, perchè oltre quella stagione non riuscirà ad andare. Non si fermerà ancorato al terreno come tanti giovani di belle speranze, ma volerà comunque basso tra Bologna, Cordoba, Granada e Nantes, con le antenne da tripletista ben issate e quelle parole che non vennero gettate al vento. Mourinho credeva in lui, lo catapultò dentro il Triplete in mezzo agli animali sacri che ancora nelle chiese nerazzurre si venerano ,tra un Ave Milito e ti ringraziamo Signor Zanetti.

Mourinho sorride in maniera quasi malefica, non tendente alla malvagità, ma allo sfregamento di mani per aver trovato ciò che cerca. Lo inserisce in prima squadra, strappandolo alla Primavera, alla mercè di Cambiasso, Stankovic, Thiago Motta e gli interni intenti a costruire la piramide della storia.

Khrin Inter

Gioca cinque gare in Serie A, esordendo al posto di Sneijder, calpestando l'erbetta da titolare contro il Livorno, mese nerazzurro numero undici, novembre. Alza la testa e la tiene così, davanti all'inserimento in lista Champions B, da giovane qual è, con l'etichetta di altro Santon, di altro giovane con le ali. Che forse si avvicinerà troppo al sole, bruciandosele. Tutto e subito, e lì l'inghippo. A 19 anni vinci tutto, come superarlo? Krhin non ci riesce.

C'è lui a festeggiare per le vie di Milano insieme a Cambiasso, l'idolo alla cui vista quasi scoppia in lacrime, ma con il mento fuori di chi non deve mettere in mostra il cuore che scoppia d'emozione. Essere forte, per essere considerato maturo e grande abbastanza da restare in squadra. Non ci riuscirà, andando a farsi le ossa, dopo che queste erano già cresciute sotto le vittorie del 2009/2010. Lui cresce, e le sue ambizioni con lui. Senza però scavalcare l'abisso del tutto e subito, senza riuscire a passare all'ottica del tutto, sempre.

Il problema del grande amore è che dopo averlo superato in senso letterale, non viene superato, in senso mentale. Krhin considera Mourinho il migliore, estasiato dalle sua parole, ma dal 2010 non c'è più. E le vecchie dichiarazioni appaiono come macigni di un amore corrisposto, ma non duraturo:

"E' stata veramente una settimana da sogno, devo ringraziare tanto il mister Mourinho, che è una persona speciale, mi ha dato tanti consigli. Mi ha detto di andare in campo e fare vedere a tutti cosa so fare, ha molta fiducia in me".

Era il settembre 2009 e Krhin entrava a sua insaputa (vuoi mettere la sorpresa) e senza spoiler, in un mondo dorato, culminato a Madrid. Non giocherà mai in Champions League, ma ne farà parte. Tutt'uno col gruppo, protetto di Mourinho, continuamente pronto e in prima linea nell'esporre la sua grande opera:

"Krhin è entrato in un momento delica­to della gara e, nonostante la re­sponsabilità, ha mostrato persona­lità. Può giocare davanti alla dife­sa e fare bene".

Quella consapevolezza di chi sta plasmando il presente non porterà alla grande scoperta del futuro, perché lo scienziato (pazzo?) Mourinho lascia l'Inter senza completare quel lavoro iniziato ad agosto 2009, nell'idea di un Krhin superstar:

"Ha tutto quello che mi piace in un ragazzo di 18 anni. E' molto serio nel suo lavoro, con talento, disciplina e per questo ha già giocato con noi in prima squadra. Gli auguro un grande futuro perché la sua personalità è quello che serve a un giovane giocatore".

Krhin viene blindato in quella stagione, ma anche incatenato a quei trofei che non saranno mai veramente suoi, catapultato nel Triplete più che da operaio, da giovane passante entrato dalla porta giusta nel momento giusto. Con i se, i ma e i forse non si costruiscono carriere ed imperi ed in maniera imperativa c'è da scriverlo chiaro: non si saprà mai cosa sarebbe stato del centrocampista sloveno con più stagioni sotto Mourinho.

I prestiti e l'addio all'estero lo hanno reso dimenticato del Triplete per una lunga serie di motivi. Fuori dall'Italia, a dieci anni di distanza, senza quelle domande continue su un solo e unico argomento d'elite, si è perso il ricordo di Krhin tripletista. Perchè non giocò mai in Champions, ma fu parte integrante di quella stagione e in parte simbolo.

Oggi gioca Rene Krhin è finito in Spagna, ha firmato per il Club Deportivo Castellon, società della seconda divisione iberica. Prova a rilanciarsi con mille difficoltà.

Simbolo sopratutto di quei giocatori che hanno sfiorato la mano di Mourinho senza mai stringerla in maniera decisa, navigando nel fiume del post José senza che la gloria e le medaglie finissero al loro collo come numeri uno. Perchè alla fine quel ruolo, in qualche modo, l'avevano già raggiunto. Lontano, dimenticato. Ma avvenuto, reale ed indelebile.

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