Immaginatelo, vestire la stessa maglia rossonera, forse leggermente (ma proprio leggermente) più piccola rispetto ai grandi. Aveva 9 anni, 10, 11. E vedeva Gullit, Van Basten, Savicevic, Maldini e Rijkaard sfilarsi la stessa casacca dopo ogni gara di Coppa dei Campioni, di Serie A. Competizione che ha vissuto, neanche marginalmente, conquistando la Nazionale, un soprannome unico, un nome da calciatore. Da simbolo bresciano, lombardo. E a 39 anni, Andrea Caracciolo riparte, da zero. Dai dilettanti.
Ha vissuto tutte le categorie calcistiche italiane durante la sua carriera, da quella Serie A calcata per sette anni consecutivi alla D, nella quale ha esordito nel lontano 1998/1999, dopo che il suo amato Milan decide di non dargli un'ooportunità in prima squadra dopo un decennio di giovanili. Il Sancolombano era l'inizio della gavetta, prima di approdare nella massima serie un triennio dopo. Ed ora, venti dopo, nuovamente i non professionisti.
Sì perchè se parli di Caracciolo parli di qualcuno che ha sempre calcato grandi campi, riuscendo persino, non va dimenticato, a giocare due gare con la Nazionale azzurra. Ad essere il terzo marcatore più prolifico della Serie B, a sole tre lunghezze da Re Schwoch, a divenire il massimo cannoniere del Brescia di tutti i tempi. Non proprio una squadra qualunque, che nella sua storia ha ospitato campioni e fuoriclasse, tra tutti Roby Baggio.
Ha deciso, nel 2020, lasciato il Feralpi Salò e la Serie C, di tornare tra i dilettanti, nella quinta categoria. Ha scelto il Lumezzane, di cui è capitano, di cui è attrazione principale per i tifosi di casa e in futuro, davanti alla possibilità di un ritorno negli stadi, anche di quelli in loco. Ha scelto i colori rossoblù perchè a questa età può permetterselo, di optare per il progetto più interessante, serio e importante per il futuro. Per creare qualcosa:
"Ho conosciuto Camozzi, uno degli imprenditori che fanno parte di questa società, mi ha colpito il suo lato umano e il progetto che mi è stato proposto. Ho accettato senza guardare ala categoria anche perchè, a quasi 39 anni, credo sia più importante guardare alla serietà della società a cui ti affidi. Partendo da una categoria inferiore avrò la possibiità di trasmettere ai ragazzi più giovani il mio credo e i miei valori. Nel calcio non è facile trovare persone corrette e leali".
E in più se il tecnico si chiama Stankevicius, vecchia conoscenza di Brescia, Serie A e dello stesso Caracciolo, allora si tratta di un terno al lotto per tutti. Avere uno come Caracciolo in Eccellenza è una manna per tutto il movimento, anche per gli avversari che nel prossimo biennio dovranno cercare di bloccarlo con le buone e le cattive. Niente maniere gentili, in Eccellenza.
Oltre la sfera del tuono e dei trenta, Caracciolo ha sempre raggiunto la doppia cifra, escludendo l'ultima tribolata stagione. Vuoi i problemi del mondo, e dell'età, si è fermato ad otto, che per uno come lui sono pochi, ma per un 38enne non sono affatto male. Non abbastanza per i tifosi del Lumezzane, che già sognano di tornare tra i professionisti, nell'idea che rappresenta il classe '81, fama, goal, dedizione.
Non ha mai giocato in B, il Lumezzane, fermandosi alla C, comunque grande traguardo per chi per decenni ha navigato in Promozione. La società ha grandi progetti, magari con Caracciolo come dirigente. Per ora si pensa al presente, di cui fa parte l'Airone, 236 goal in carriera con il colpo di testa preciso, forte, letale. Di chi sa trovare l'attimo giusto sul filo del fuorigioco e la squadra perfetta, a 39 anni.
Lo è stato il Brescia, ma in una certa misura anche il Perugia, perchè lì ha cominciato ad essere Airone, prima di sposarsi brevemente con Genoa, Novara, Sampdoria, Palermo. E tutto attorno il Brescia, dall'alto delle 179 reti che lo hanno portato tra i grandi della storia della B, del club, del calcio lombardo. Lui, milanese che a Milano ha avuto speranze da giovanissimo, prima di capire che non tutti i sogni diventano tali, ma possono evolversi per portare ad altre strade, lastricate di ricordi.
In un viale, che non è ancora del tramonto, ma ha portato Caracciolo al Lumezzane, strana la vita, allenato da Stankevicius, in Eccellenza, nuovamente tra i dilettanti un ventennio dopo l'ultima volta. Lui, capace di giocare in Nazionale nei primi anni 2000, quando in attacco la lista dei colleghi di reparto azzurri era sconfinata e assurdamente, incredibilmente, variegata.
Lui, capace di essere anche fenice più che airone. Quasi. Perchè non è rinato, non è mai caduto. Ma ha scelto in un certo senso di farlo, in basso, ripartendo dove nessuno si aspettava. Ecco, la parola giusta: ripartenza. Da dove aveva iniziato.
