Non bisogna essere necessariamente degli appassionati di calcio per ricordare cosa è avvenuto il 9 luglio 2006. Chi ha avuto la fortuna di vivere quel giorno sa perfettamente dove era e con chi era dalle 20.00 in poi, da quando cioè l’arbitro argentino Horacio Marcelo Elizondo ha decretato l’inizio della finale dei Campionati del Mondo.
All’ultimo atto del torneo organizzato in Germania si era spinta anche un’Italia che, a detta di molti, a quella competizione non avrebbe neppure dovuto prender parte. Il calcio nostrano era infatti alle prese con un terremoto che intanto era stato identificato da tutti come Calciopoli e, mentre i giocatori di tutte le Nazionali qualificate si preparavano a coronare il sogno di prender parte alla più importante manifestazione a livello mondiale, molti di quelli Azzurri erano costretti a difendersi dagli attacchi della stampa e di quei tifosi che avevano anche raggiunto i cancelli di Coverciano pur di urlare il loro sdegno.
L’Italia del calcio, a detta di molti, doveva espiare le proprie colpe non facendo partire Lippi e i suoi uomini per la spedizione in Germania, ma fu proprio quel clima, paradossalmente, ad aiutare una Nazionale a diventare sempre più forte. Così forte da sbaragliare tutti.
Mentre fuori dal ritiro Azzurro il calcio era alle prese con le aule dei tribunali e con le intercettazioni, oltre che con i suoi fantasmi, i giocatori al suo interno si compattavano e lo facevano anche attorno ad un commissario tecnico che intanto era stato capace di forgiare un gruppo straordinario.
Preparare un grande torneo vuol dire tanto lavoro, ma evidentemente anche la capacità di convivere e condividere con colleghi che per il resto dell’anno sono avversari. E’ proprio questo quello che riuscì alla perfezione a Cannavaro e compagni: non importava quale peso si avesse nell’undici titolare, ognuno in quella rosa di giocatori aveva un peso specifico importante.
In un clima serio quanto basta, ma anche scanzonato come è giusto che sia, si fece largo una figura che poi venne ribattezzata il ‘Barbiere di Berlino’. A vestirne i panni fu Massimo Oddo, forte terzino della Lazio che a 30 anni stava esaudendo il suo sogno di essere protagonista ad un Mondiale. Tra i giocatori a disposizione di Lippi era tra quelli che più teneva al suo look e la cosa non passò inosservata ai compagni che, ‘reclusi’ in hotel, decisero di affidare alle sue allenate mani le loro capigliature.
Pare che il primo ad accorgersi del suo insolito talento fu Rino Gattuso che, pur di farsi sistemare i capelli, garantì in cambio la più assoluta riservatezza. Come spesso accade in un gruppo affiatato, le notizie, soprattutto quelle più curiose, fanno presto a diventare di dominio pubblico e questo soprattutto quando chi ha promesso il silenzio in realtà ha impiegato pochissimo a svelare quello che doveva essere un segreto.
Oddo si accorse a cena, quando qualcuno urlò “E’ arrivato il Barbiere di Siviglia!”, che la cosa era ormai era nota a tutti e, oltre a dover fare i conti con le prese in giro di rito, si ritrovò anche costretto a diventare una sorta di parrucchiere ufficiale della Nazionale.
Getty ImagesLo stesso ex terzino, in una diretta Instagram con Filippo Inzaghi, ha recentemente ricordato quei giorni nel ritiro Azzurro.
“Nacque tutto in maniera fortuita. Venivamo da un mese di ritiro e poi ci siamo trasferiti in Germania, dove siamo rimasti chiusi in hotel. Non avevamo la possibilità di andare da un parrucchiere ed io mi sistemavo sempre i capelli da solo. Il primo a scoprirmi fu Gattuso, che mi chiese di tagliargli i capelli. Per lui l’aspetto estetico contava meno di zero e quindi acconsentii. Glieli feci bene e da lì iniziarono a venire Gilardino, che aveva i capelli lunghi e glieli ho tagliati corti, poi Perrotta, Buffon e tanti altri”.
Nel ristretto gruppo di coloro che decisero di non approfittare del talento di Oddo, faceva parte Mauro German Camoranesi. Era nato a Tandil, in Argentina, ma si era guadagnato la possibilità di giocare quel Mondiale con l’Italia perché aveva un bisnonno natio di Potenza Picena.
Era il primo oriundo dai tempi di Angelo Sormani e, oltre ad essere terribilmente forte, era anche uno dei fedelissimi di Marcello Lippi, tecnico che lo aveva voluto alla Juventus qualche anno prima. Il Verona lo portò in Italia nel 2000 e in breve tempo il suo status passò da semisconosciuto a elemento di caratura internazionale.
Fu Trapattoni a convocarlo per primo in Nazionale nel 2003 e l’Azzurro l’avrebbe lasciato solo nel 2010 e 55 partite dopo.
Tra i suoi tratti distintivi c’erano la velocità, la tenacia, il dribbling, la capacità di coprire egregiamente tutta la fascia, ma anche una caratteristica che meno aveva a che fare con il calcio: una lunga chioma spesso raccolta in una coda di cavallo.
Proprio quella coda finì nel mirino di Oddo che, dopo aver in più occasioni cercato di ‘mettere le mani’ sulla testa dell’italo-argentino, riuscì a strappare una promessa.
“Mi lascerò tagliare i capelli solo se vinceremo il Mondiale”.
E’ così che si torna a quello storico 9 luglio 2006. L’Italia vincerà quella finale con la Francia ai rigori e si laureerà per la quarta volta Campione del Mondo.
Tra le immagini iconiche di quella notte di Berlino, ce ne sono diverse impresse nella memoria e nel cuore di molti: lo stacco di Materazzi, il miracolo di Buffon nei supplementari, la testata di uno Zidane che sceglie il modo peggiore per congedarsi dal calcio dopo una carriera straordinaria, la sua uscita dal campo senza guardare la Coppa, il rigore decisivo di Grosso, l’esultanza degli Azzurri e capitan Cannavaro che alza al cielo il trofeo.
Tra esse ce ne è anche una molto particolare: Camoranesi seduto su una sedia in campo, accerchiato dai compagni e pronto a pagare pegno. Il momento in cui Oddo gli tagliò i capelli resta tra i più divertenti di una festa che era appena iniziata e che sarebbe stata destinata a durare ancora a lungo.
“Non era un taglio, gli ho tranciato i capelli. Con Mauro tutto nacque perché gli chiesi di venire nella mia camera per farseli tagliare, ma lui era molto affezionato a quella capigliatura. Gli dissi che l’avrei fatto se avessimo vinto la finale e così è stato”.
GettyQuella sforbiciata (intesa non nel senso strettamente calcistico del termine) valse a Camoranesi un taglio tutto nuovo e ad Oddo un titolo di ‘Acconciatore honoris causa’ conferitogli dalla Federacconciatori della Confederazione Nazionale Artigianato, con una motivazione inattaccabile.
“Ha compiuto un’impresa da Guiness dei primati, effettuando il taglio dei capelli di Mauro Camoranesi davanti ad oltre 2 miliardi di spettatori, cosa assolutamente irripetibile per la categoria, dimostrando peraltro professionalità e perizia”.
Ci fu anche questo in una notte indimenticabile. Una Coppa del Mondo val bene un taglio di capelli.
