Bolliti. Finiti. Anacronistici. Sono solamente tre degli aggettivi che nel corso dell'ultimo lustro sono stati usati in relazione a Carlo Ancelotti e José Mourinho.
Due allenatori che, se si prova a mettere insieme in un'unica stanza i titoli vinti rispettivamente in carriera, serve una bacheca lunga di qualche decina di metri per tenerli tutti.
Artefici di un calcio non spettacolare ma efficace, Carletto e Mou sono stati derubricati ad allenatori "passati di cottura" per essere stati qualche anno senza incrementare il loro straordinario palmarès.
Ad Ancelotti sono state fatali le avventure a Napoli ed Everton, dove secondo qualcuno ha raccolto meno di quanto avrebbe potuto.
Ma è davvero così? Si poteva fare di meglio di un secondo posto a 91 punti, dietro soltanto a una Juventus schiacciasassi in grado di portarne a casa 95? Oppure era lecito aspettarsi un balzo in avanti tale da una squadra che negli ultimi 17 anni non ha chiuso mai al di sopra del quinto posto?
Stessa cosa, forse anche peggiore, per Mourinho. L'unico ad aver vinto qualcosa al Manchester United dopo l'addio di Sir Alex Ferguson di ormai dieci anni fa.
Esonerato dai Red Devils prima, lo Special One ha provato nell'impresa impossibile di riportare un trofeo al Tottenham. E forse ci sarebbe riuscito, avendo raggiunto la finale di Coppa di Lega prima di essere cacciato via da una proprietà che spende e spande senza un criterio, facendo e disfacendo al punto da rendere una dilettante la Penelope omeriana.
Sembravano sul viale del tramonto, Carlo e José. Invece si sono rimessi in gioco e ancora una volta hanno dimostrato come si fa. Sia ai bravissimi allenatori che in questi ultimi anni hanno trionfato tramite il gioco, Guardiola e Klopp su tutti, sia ai tanti ai quali viene appiccicata l'etichetta di maestri o scienziati per qualche diagonale difensiva o un'uscita dal basso riuscita un po' meglio dalla propria squadra.
Il fascino e la riconoscenza per quanto fatto in passato hanno riportato Ancelotti sulla panchina del Real Madrid. Alertper gli amanti dei luoghi comuni: le minestre riscaldate sanno essere anche meglio di quelle appena fatte.
Carletto ha ripagato la fiducia dei blancos vincendo il campionato e tornando a sollevare la ChampionsLeague. Due traguardi che gli valgono un primato: è il primo a vincere tutti e cinque i top campionati europei e ben quattro edizioni della Champions.
Lo Special One ha invece accettato un'altra sfida impossibile. Dopo il Tottenham ha provato a vincere alla Roma. E c'è riuscito, al primo tentativo.
Dopo 14 anni i giallorossi riaprono la bacheca per inserirci la Conference League, primo trofeo europeo dal 1961 (e stavolta senza contenziosi con la Uefa per il riconoscimento).
E anche Mou si prende il suo bel primato, diventando l'unico allenatore a vincere tutte e tre le competizioni europee in circolazione.
Insomma belle soddisfazioni per due che a detta di molti sembravano destinati a un buen retiro. Ma Ancelotti e Mourinho, al parco, sembrano intenzionati a mandarci tanti altri colleghi. Forse anche qualcuno di quelli più giovani.




