Mancino educatissimo, poco dinamismo ma tanta, tanta qualità. Mariano Bogliacino - classe 1980 - arriva dall'Uruguay e si ritrova in Europa col Napoli, culmine di una risalita che vede gli azzurri rinascere dalla C. Ironia della sorte, a far scoccare la scintilla col club di De Laurentiis sono i goal segnati... al Napoli.
Bogliacino viene portato in Italia dalla Sambenedettese (abile a notarlo dagli spagnoli del Las Palmas), dove si rivela uno degli elementi più interessanti del campionato di terza serie: seppur non un fulmine in quanto a velocità, il fantasista sudamericano mostra doti balistiche e una visione di gioco decisamente fuori concorso per la categoria. Ne sanno qualcosa i partenopei, puniti ben due volte nella prima stagione post-fallimento della Napoli Soccer: è il 2004/2005, Bogliacino e la Samb danno fastidio alle prime della classe e Mariano in quell'annata pensa bene di trafiggere 2 volte gli azzurri.
La prima in campionato, al 'San Paolo', nella vittoria per 2-1 ottenuta dai campani, nel cui tabellino marcatori spunta la firma di Bogliacino; l'altra, più prestigiosa, nell'andata della semifinale playoff che oppone i marchigiani al Napoli: a San Benedetto del Tronto finirà 1-1 con reti dell'uruguagio e di Capparella, al ritorno i partenopei si imporranno 2-0 eliminando l'allora squadra del sudamericano, ma ormai Cupido ha colpito.
Il Napoli fallirà l'approdo in Serie B perdendo la finalissima con l'Avellino, Bogliacino è forte e merita di alzare l'asticella: durante il mercato estivo, lui e il connazionale Nicolas Amodio - mediano ed altro pilastro della Samb - si trasferiscono all'ombra del Vesuvio con l'obiettivo di centrare la promozione in cadetteria.
Mariano Bogliacino ha avuto un impatto significativo durante il suo periodo al Napoli, regalando indimenticabili giocate che hanno consacrato il suo ruolo nel cuore dei tifosi partenopei. Per gli amanti delle scommesse che vogliono puntare sul Napoli di oggi, esplorare i migliori siti scommesse è un ottimo modo per avvicinarsi ancora al mondo del calcio scommettendo in modo sicuro e responsabile.
"Amodio e Bogliacino sono due ottimi giocatori che potranno fare comodo al Napoli - assicura Edy Reja in precampionato - Li abbiamo incontrati diverse volte, l'anno scorso, contro la Sambenedettese e mi hanno fatto una buona impressione. Mentre Bogliacino è un fantasista che può fare bene anche a sinistra, Amodio è un buon centrale di centrocampo, che si può integrare con Montervino".
Mariano, dal canto suo, non sta nella pelle.
"Sogno l'esordio al 'San Paolo' - le sue parole a 'Canale 9' - E' uno stadio che fa venire i brividi. Tutti i sudamericani ne conoscono l'importanza e quella della maglia del Napoli. Essere qui è un sogno".
Se qualcuno nutre dubbi sul salto dalla Samb all'azzurro, viene smentito dai fatti: Bogliacino diventa preziosissimo e titolarissimo negli schemi di Reja, si guadagna la B stracciando il campionato insieme al resto dei compagni ed anche in una categoria con la quale non si era mai misurato riesce a guadagnarsi elogi e continuità. Nel 3-5-2 si ritaglia uno spazio 'ad hoc' come mezzala sinistra, sfruttando il suo mancino per andare alla conclusione, cucire il gioco e fungere da raccordo tra centrocampo e attacco. Insomma, un acquisto azzeccatissimo per alimentare la scalata. Scalata che, nell'estate del 2007, vede il Napoli di De Laurentiis tornare in Serie A. Il popolo azzurro torna a sognare, nella testa di Bogliacino c'è una sorta di luna park.
L'uruguagio resta in rosa, continuando ad essere parte integrante del progetto: nel suo ruolo arriva Marek Hamsik, colpo che porta Mariano a diventare l'alter ego dello slovacco e talvolta essere impiegato come 'play'. Tra maglie da titolare e presenze da subentrato, il sudamericano recita la propria parte anche in A e debutta anche in Europa (col botto): 20 luglio 2007, Coppa Intertoto, Panionios-Napoli 0-1, goal vittoria del 'celeste'.
Nell'esperienza partenopea di Bogliacino, spiccano senza dubbio anche altri 2 goal: quello alla Juventus in Serie B, datato 6 novembre 2006, nonchè il timbro rifilato al Cagliari in massima serie al minuto 96, il 12 dicembre 2009, in un 3-3 sconsigliato ai cuori deboli.
GettySulla rete ai bianconeri, ecco quanto affermato in un'intervista del 2018 a 'Gonfialarete.com'.
"Quel goal fu una sensazione inspiegabile, una gioia tremenda, realizzare quella rete con tutta quella gente allo stadio e contro la Juventus è stato bellissimo, non ci sono parole che possano descrivere quel momento. Due settimane prima, peraltro, era nata mia figlia Celeste, quindi ho vissuto tante emozioni insieme".
Bogliacino, inoltre, durante gli anni in azzurro può forgiarsi di aver vestito la 10 che fu di Diego. In particolare, l'ultimo calciatore ad indossarla ed andare anche a segno: accade il 18 maggio 2006, contro lo Spezia, nel ritorno della finale della Supercoppa di Serie C1.
"E' stato un grandissimo onore, in pochi l’abbiamo avuto e grazie al Napoli ci sono riuscito - le sue parole a 'Radio Kiss Kiss' di un paio d'anni fa - A Napoli non dovrà essere più indossata a vita, negli altri Paesi non credo che si possa togliere ai bambini il sogno di indossarla".
Tra Bogliacino e i partenopei è un matrimonio azzeccatissimo, che si conclude dopo 6 anni, un rinnovo, 158 presenze, 20 goal, due promozioni dalla C alla A ed il prestito al Chievo nel 2010/2011. Al termine di quella stagione il mancino nativo di Colonia del Sacramento si separa dal Napoli e passa a titolo definitivo al Bari ("Non trovavo spazio ed al tempo stesso volevo dimostrare tutto il mio valore - spiegherà a 'NapoliSoccer.net' - Mister Mazzarri voleva che restassi, ma non mi andava di fare panchina e andai via per giocare un pò di più").
"Ringrazio la Società per questi anni bellissimi. Un grazie va ai miei compagni, agli allenatori che mi hanno aiutato tanto ed a tutti i tifosi che mi sono stati sempre vicino con il loro affetto".
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GettyDalla Campania alla Puglia, la 'parte 2' della carriera italiana di Bogliacino: una stagione in B coi 'Galletti', poi il triennio in C a Lecce, dove brilla ma non riesce a fare il paio con quanto compiuto col Napoli, ossia riportare in Paradiso i salentini.
La parentesi vissuta a Martina Franca nel 2015/2016 rappresenta l'ultimo atto del viaggio nel nostro calcio dell'uruguagio, che sceglie di tornare nel club che lo ha cresciuto e della propria città natale: il Plaza Colonia.
Tre anni, poi un'altra tappa in una carriera su cui Mariano di mettere un punto proprio non vuole saperne, perchè sfonda il muro delle 40 primavere indossando la maglia del Deportivo Maldonado dal 2019 allo scorso gennaio, momento nel quale resta svincolato. In attesa di capire se gli scarpini verranno appesi al chiodo o meno, nell'album dei ricordi le pagine azzurre restano e resteranno quelle più belle da sfogliare.
"Di Napoli mi mancano tante cose - ha ammesso in una diretta Instagram su 'NapoliSoccer.net' - La città, gli amici, il cibo, andare allo stadio. Da quando sono ritornato in Uruguay, in Italia non sono tornato più ma, non so quando, ritornerò per venire a Napoli e portare i miei figli a vedere lo stadio bellissimo dove ho giocato".


