Si fa presto a dire meteora - il calcio italiano ne ha viste passare parecchie - ma a volte quell'oggetto misterioso che non ha lasciato tracce nei nostri cieli può raccontare tutt'altra storia in altri mondi. Una storia così incredibile da far pensare che stiamo parlando di un caso di omonimia.
E invece no. Invece Morten Bisgaard, dimenticato centrocampista che ha militato nell' Udinese per tre anni a cavallo degli anni 2000, è lo stesso Morten Bisgaard che in patria ha scolpito il suo nome nella storia del calcio danese. Perché stiamo parlando del protagonista del "Miraklet i Madrid", ovvero il Miracolo di Madrid. Il primo miracolo, 27 anni prima dello Sheriff Tiraspol. È così che l'epica dello sport locale ha tramandato ai posteri quello che avvenne - contro ogni pronostico, logica e persino fervida immaginazione - al Santiago Bernabeu la sera del 6 dicembre 1994.
Rewind. Bisgaard nasce nel 1974, comincia a giocare a calcio a 6 anni, poi all'età di 12 entra nelle giovanili del Randers - club della sua città - e via via scala le tappe della carriera, debuttando nella nazionale danese Under 19 nel 1990, a 16 anni. Insomma, è un buon prospetto del calcio scandinavo. Ed infatti nell'estate del 1992 l' Odense, uno dei club di punta danesi, lo acquista, prestandolo per una stagione prima di integrarlo in squadra l'anno dopo.
È il 1993, il giovane Morten ha solo 19 anni e comprensibilmente il suo primo campionato di vertice vede molte panchine e poche presenze. Ma l'Odense ci punta e lo tiene in rosa anche l'anno successivo, intingendo il pennino nell'inchiostro della storia. Perchè i miracoli spesso hanno fondamenta lontane e all'apparenza insignificanti.
-Autunno 1994, ottavi di finale di Coppa UEFA. Il tabellone ha messo di fronte la cenerentola Odense - squadra composta da perfetti sconosciuti all'estero - e il fortissimo Real Madrid, corazzata che annovera tra le sua fila gente come Hierro, Redondo, Martin Vazquez, Luis Enrique, Laudrup, Zamorano, Butragueno. Se qualcuno avesse avuto dei dubbi sulla differenza di valori in campo, le due stesse squadre si erano incontrate al primo turno della Coppa dei Campioni nel 1990/91 e il Real Madrid aveva avuto la meglio con un 10-1 totale nell'arco delle due partite. Peraltro l'Odense nel turno precedente aveva fatto fuori a sorpresa il Kaiserslautern di bomber Kuntz, Brehme e Sforza, il che poteva far venire il sospetto che stavolta dietro quei nomi assolutamente ignoti ci fosse della materia calcistica non fasulla.
Tuttavia l'andata del doppio confronto sembra scrivere una sceneggiatura senza colpi di scena: vittoria fuori casa del Real per 3-2, grazie alle reti di Zamorano, Amavisca e Laudrup. La partita di ritorno si annuncia come una formalità: nessun calciofilo senziente può infatti mai pensare che i danesi possano vincere al Bernabeu con due goal di scarto. Ma che miracolo sarebbe altrimenti?
Il 6 dicembre l'arbitro Stafoggia - ebbene sì, anche un italiano entra nella fotografia tramandata agli almanacchi - fischia l'inizio del match davanti a 50mila persone. Il Real allenato da Jorge Valdano attacca, perché non sa fare diversamente né potrebbe. E tuttavia al minuto 72 segna l'Odense con Pedersen. Basterebbe un'altra rete ospite per andare a casa, ma le merengues incuranti di mantenere il risultato continuano ad attaccare e le occasioni fioccano. Tuttavia tra i pali dell'Odense Lars Høgh sta giocando la partita della vita, parando qualsiasi cosa assomigli a un pallone.
InternetMinuto 76: dalla panchina si alza Morten Bisgaard, 20 anni e mezzo. Minuto 91, pieno recupero: il Real attacca a testa bassa con massima arroganza, tiro centrale bloccato dal portiere danese che rilancia subito l'azione. Quattro tocchi, cross dalla sinistra e chiusura in rete dal lato opposto di Bisgaard. Silenzio spettrale al Bernabeu, rotto dalle urla della panchina ospite e dal commento impazzito della TV2 scandinava. Pochi secondi dopo, il fischio finale affida agli annali il Miracolo di Madrid, una delle pagine più gloriose del calcio danese.
Il Real Madrid a fine stagione vincerà la Liga, l'Odense invece vedrà il suo cammino in Coppa UEFA finire immediatamente al turno successivo per mano del Parma di Zola e Asprilla, che poi vincerà la competizione. Ma nulla toglierà all'epicità della notte del Bernabeu. E ancora oggi - a distanza di 27 anni - Bisgaard è ricordato per quel goal fatto della materia dei sogni. Il seguito della sua storia calcistica non avrà altri squilli. Nel 1996, a 22 anni, diventa titolarissimo all'Odense ed esordisce in nazionale maggiore, poi nel 1998, a 24, approda in Serie A nell'Udinese allenata da Guidolin. Sembra l'inizio di qualcosa ed invece il meglio è già alle spalle.
InternetIn maglia bianconera il centrocampista danese gioca tre stagioni, mettendo assieme 51 presenze in tutte le competizioni e un solo goal, realizzato alla terza giornata del campionato 1999/00, a Torino contro la Juventus vittoriosa per 4-1. Eh già, solo reti segnate ad avversari DOC per il buon Morten, che tuttavia a Udine già comincia la parabola discendente, visto che dopo il 2000 non vestirà più la maglia della propria nazionale (8 presenze e 1 goal il ruolino finale). Lasciata l'Udinese nel 2001 con una Coppa Intertoto messa in bacheca, giocherà poi con Copenaghen, Derby County e ancora Odense, prima di appendere le scarpette al chiodo nel 2009 a 35 anni.
Persona brillante fuori dal campo, Bisgaard si è laureato in giornalismo nel 2013 , diventando commentatore della tv danese e poi rientrando nel mondo del calcio in veste di allenatore: attualmente è assistente sia nella Danimarca Under 17 che nel Vejle. Ma il suo nome sarà per sempre associato al Miracolo di Madrid. Semplicemente una delle più clamorose imprese calcistiche di tutti i tempi.


