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L’ambizione non è cambiata: Berlusconi, il nuovo Monza come il primo Milan?

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Quella del 20 febbraio 1986 è una data che ai più dirà poco o nulla, in realtà però in ambito prettamente calcistico è coincisa con una giornata dopo la quale nulla sarebbe più stato come prima. In quello che era destinato ad essere un giovedì diverso da tutti gli altri, Silvio Berlusconi appose la firma sui contratti che decretarono un momento storico: l’acquisto del Milan.

Quella rilevata da colui che meglio di chiunque altro rappresentava la Milano del tempo, ovvero una città in netta ascesa, che stava vivendo il suo boom economico e che a livello italiano e mondiale era diventata sinonimo di benessere, moda e di quella ‘Dolce vita’ virtualmente ereditata dalla Roma degli anni ’50 e ’60, è una società certamente considerata tra le grandi del calcio italiano, ma che sta vivendo il momento peggiore della sua storia.

Mentre infatti Milano cresceva a dismisura e si prendeva il suo posto al centro del mondo, il Milan si avvicinava verso quel baratro che avrebbe potuto cancellare in un colpo solo decenni di successi. Gli anni ’80 si aprirono con la retrocessione in Serie B a seguito dello scandalo del Totonero poi, dopo una pronta risalita in Serie A, proseguirono con una nuova retrocessione questa volta figlia dei verdetti del campo, poi ancora con un ritorno nella massima serie seguita da annate anonime e culminate con una gravissima crisi societaria.

Quello che acquista Berlusconi è un Milan che nei mesi precedenti era stato duramente contestato dai suoi tifosi per i risultati sportivi, ma che soprattutto deve fare i conti con una situazione economica terribile. Il club è pieno di debiti e la Guardia di Finanza scopre che non sono nemmeno stati versati i contributi IRPEF. Il presidente Farina si dimette e nell’attesa che un nuovo acquirente salvi la società è Rosario Lo Verde a traghettare i rossoneri verso il momento che coinciderà con la rinascita.

Il primo atto del Berlusconi presidente è quello di ripianare i debiti sborsando molti miliardi di vecchie lire, ma una volta evitato un fallimento che prima del suo avvento sembrava inevitabile, la strada verso la storia è spianata.

Il nuovo proprietario del Milan deve attendere alcuni mesi prima di poter effettivamente mettere mano alla squadra per rafforzarla a dovere, ma intanto inserisce in società elementi che si sarebbero rivelati fondamentali per la crescita del club ed affida, in particolar modo, la carica di amministratore delegato a colui che nel corso degli anni è diventato più di un semplice collaboratore, un uomo che ancora oggi è al suo fianco in quella straordinaria avventura nel mondo del calcio che, a decenni di distanza da quel primo giorno, ancora gli regala grandi soddisfazioni: Adriano Galliani.

Berlusconi prima di tutti aveva capito che calcio e spettacolo sono due cose che vanno in coppia e la cosa diventa evidente a tutti il 18 luglio 1986. Si presenta il nuovo Milan ed il fatto che tutto sia cambiato lo dimostra il fatto che l’Arena Civica, il luogo scelto per togliere i veli alla nuova squadra, è stracolma. Il nuovo numero uno rossonero e i giocatori della rosa, si presentano all’appuntamento in elicottero e al suono delle ‘Valchirie’, il tutto per un’entrata alla ‘Apocalypse Now’. In molti videro nella cosa una semplice spacconata, altri, la minoranza, capirono invece che tutto stava per cambiare… e non solo nel mondo Milan.

Franco Baresi, una delle più grandi leggende della storia del club, anni dopo ricordò quella giornata.

“La squadra si trovò a Linate senza rendersi conto di quello che stava accadendo. Ci presero in giro, ma con gli elicotteri il presidente dimostrò subito la voglia di stupire. E noi capimmo che il vento era cambiato. Cominciava un periodo di grande solidità economica. Il Milan stava per fallire, l'ex presidente Farina era in fuga: avevamo appena il pullman, ci siamo trovati in elicottero…”.

Eppure, a livello puramente sportivo, i primi indizi non erano stati dei migliori. La prima partita dell’era Berlusconi coincise con una sconfitta per 2-0 contro il Torino, mentre il campionato successivo, il primo del nuovo ciclo, si aprì con le sconfitte contro Ascoli (a Milano) e Verona. Presagi non propriamente positivi, soprattutto per chi pochi anni prima aveva pensato di acquistare l’Inter perché un mago gli aveva consigliato di stare alla larga dal Milan (“Porta sfortuna”).

La storia dirà poi dirà che la sfera di quel mago il giorno di quella profezia era evidentemente poco precisa e che Berlusconi, che proprio all’inizio della stagione 1986-87 e proprio perdendo aveva intravisto in un giovane e sconosciuto allenatore del Parma l’uomo da quale far partire un progetto visionario, Arrigo Sacchi, non solo di sconfitte ne collezionerà poche, ma che a colpi di intuizioni che sembravano figlie più del futuro che del suo presente, si guadagnerà un posto tra i più grandi del calcio mondiale.

Silvio Berlusconi Zlatan Ibrahimovic KakaGetty Images

Quando il 13 aprile 2017, dopo mesi di trattative, la holding di famiglia cederà il Milan all’imprenditore cinese Li Yonghong, nella bacheca rossonera, rispetto a quel 20 febbraio 1986, ci saranno 8 Scudetti, 1 Coppa Italia, 7 Supercoppe Italiane, 5 Champions League, 5 Supercoppe Europee, 2 Coppe Intercontinentali ed 1 Mondiale per Club in più. Come dire 29 trofei ufficiali in 31 anni, ovvero i trionfi che hanno fatto di Berlusconi il presidente più vincente della storia del calcio.

Quello che il ‘Cavaliere’, così lo soprannominò un altro grande del calcio, Gianni Brera, si lascia alle spalle è un Milan che per anni è stato sul tetto del mondo e che per anni ha accolto alcuni tra i più grandi calciatori che abbiano mai calciato un terreno di gioco: Baresi e Maldini li ha già trovati in squadra, ma a loro, tra gli altri, si sono aggiunti fuoriclasse come Gullit, Van Basten, Weah, Shevchenko e Kakà, solo per citare coloro che hanno vinto il Pallone d’Oro (sette in totale) e tralasciando i tanti che quel riconoscimento l’avrebbero meritato.

Restare lontano dal calcio per chi il calcio ha contribuito a cambiarlo è però evidentemente complicato ed è per questo che il 28 settembre 2018, lo stesso Berlusconi ha di nuovo stupito tutti (è evidentemente un dono di natura), ufficializzando l’acquisizione del Monza.

Quello acquistato è un club che da anni galleggia tra la Serie D e la Serie C, ma che oggi sogna in grande. Ad accompagnarlo anche in questa avventura c’è Adriano Galliani e la sensazione è quella che il duo che ha reso grande il Milan, non abbia perso il tocco. Dopo una prima stagione di assestamento, è arrivata una promozione in Serie B attesa da 19 anni e che nei programmi deve solo un momento di passaggio verso il nuovo naturale collocamento della società: la Serie A, tra i grandi.

Lo stesso Adriano Galliani, non ha mai nascosto quelle che sono le reali ambizioni.

“Berlusconi ormai dà per scontato il fatto di essere in Serie A. Lui già mi chiede che tipo di Serie A dobbiamo fare l’anno venturo. Sarò in grande difficoltà se non riusciremo ad ottenere la promozione, lui il campionato di quest’anno già non lo considera più. E’ solo un momento di passaggio, è come per i figli: per farli bisogna attendere nove mesi e noi attenderemo nove mesi”.

La campagna acquisti portata avanti da Monza in estate non mente. Cristian Brocchi, un vecchio ‘Cuore rossonero’, che Berlusconi già aveva scelto per guidare uno dei suoi ultimi Milan, avrà a disposizione undici giocatori nuovi rispetto alla scorsa stagione. Si va dal terzino Carlos Augusto (che viene dal Corinthians e che aveva attirato l’interesse di molti club di A), agli attaccanti Maric e Gytkjaer, passando per Donati, Barberis, Barillà e soprattuto Kevin-Prince Boateng, ovvero tutta gente che la massima serie la conosce benissimo e che è pronta a fare la differenza.

Il suo vero primo Milan ripartì dagli acquisti di Giovanni Galli, Roberto Donadoni (strappato di fatto alla Juve), Dario Bonetti, Giuseppe Galdersi e Daniele Massaro, oggi il calcio è diverso. Solo il campo dirà cosa riuscirà ad ottenere il nuovo Monza, intanto però la ricetta non è cambiata: stupire e dimostrare fin da subito che le cose sono cambiate.

Immaginare il club brianzolo sul tetto del mondo è difficile, ma intanto, con le dovute proporzioni, la strada intrapresa ricorda tanto quella del 1986. Berlusconi ha creato il Milan più forte di sempre e vuole costruire il Monza più forte di sempre. L’ambizione è sempre la stessa, nonostante il passare degli anni.

“Per me il calcio è una metafora della vita alla quale ho dedicato tempo e passione. Sono il presidente che ha vinto più di tutti nel mondo, mentre il Monza per me è una scommessa suggestiva e un atto d’amore verso una città che mi ospita e che lo merita”.

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