Pubblicità
Pubblicità
Tore Andre FloWilliam Hill / Steve Welsh Photography

Ballerino, goleador, idolo di Siena: le mille vite di Tore André Flo

Pubblicità

Quante vite ha avuto Tore André Flo? Quante vite ha Tore André Flo? Innumerevoli. Quella calcistica e quella danzante. Quella da idolo di Londra e di Siena, di Norvegia, di casalinghe e ragazzine connazionali pronte a votarlo per un movimento di bacino. Mentre i suoi ex tifosi esultavano per altri movimenti, quelli in area, da centravanti di peso, tendente continuamente alla doppia cifra e alla gloria. All'essere ispirazione per racconti e storie, delle leggende tanto care dalle sue parti.

Chi è stato Flo? Qualcuno con un nome veramente, ma veramente alla quadrupla, riconoscibile e sonoro, che ancora viene ricordato senza musica suadente dai brasiliani, dagli sconfitti di Premier League e quelli in gara con lui una volta appese le scarpette al chiodo. Flonaldo, prima dell'altro Ronaldo, Cristiano. Lui, norvegese con il volto da vero norvegese, possente, ma dolce, largamente legato a dei fratelli tutti ex calciatori, ma mai come lui: i Kjell Rune, Jostein e Jarle non sono stati come lui.

Lui, Flo, ci mette cinque anni e 67 goal per essere notati dai grandi campionati europei. Arriva in Premier League, in una big attuale, ma allora solo grande sorpresa di quegli anni. E' il Chelsea di Zola, capace di conquistare cinque coppe britanniche e continentali senza essere per nulla, ma per nulla, tra le favorite. E lui, che ha segnato a lungo in Norvegia, non è certo il favorito dei fans, che vedono nel suo vecchio campionato un torneo troppo poco d'elite per far bene in terra d'Albione. E invece no, tre stagioni di seguito in doppia cifra e ingresso eterno nei cuori Blues.

Il 1998 è il suo anno, tanto che qualcuno lo vede tra i finalisti del Pallone d'Oro, prima che il suo sogno di 25enne norvegese si sciolga come neve al sole. Che dalle parti della sua Stryn non succede praticamente mai, perché è il freddo ad avere la meglio.

E lui, Flo, è freddissimo e quasi impassibile quando al Mondiale 1998 decide il match contro il Brasile. Il Brasile Campione del Mondo in carica che arriverà secondo. Ma secondo, su due, il 23 giugno a Marsiglia: vince la Norvegia, vince lui, vincono i piccoli campionati che sempre più stanno portando i propri virgulti a girare per Liga, Serie A, Premier League. Il top del top.

E' un'altra epoca, e Flo non può essere ancora pescato da Real Madrid o Juventus, perché il Chelsea ha ancora una bassa considerazione e le doppie cifre a profusione, così come l'impresa norvegese al Mondiale, non bastano. Finisce al Rangers, allora considerato comunque di prima, al massimo di seconda fascia. Non perde il vizio e segna ancora, 29 reti in due stagioni, prima di tornare in Premier, quando i 30 si avvicinano, e deludere con il Sunderland. E così, altra sorpresa, altra vita, delle tante. A Siena. Il palio mette in palio Tore André.

Tore Andre Flo ChelseaGetty Images

Gioca centravanti, gioca esterno, segna di meno, ma per il pubblico di gara TAF è una garanzia, un idolo dalle mille facce e dai mille spunti. Forse non più dai mille goal, ma non si può avere tutto dalla vita. Anche perchè gli anni diventano trentadue e la squadra non è certo tarata per giocare l'Europa o avere vita facile. Lui si diverte, i tifosi di godono la massima serie. Poi tutto finisce, in campo, in patria e nelle serie minori inglesi. Perché Flo si ribalta, ci prova ovunque, vede nuove opportunità dove gli altri non le vedono. Accontentarsi non significa accontentarsi, significa fare ciò che piace, senza cadere in obblighi dati dalla società. E decide di ballare.

Sì, perché anche Flo entra in Ballando con le stelle, quello norvegese. Qua segna punti e non reti, fino ad un risultato notevole: secondo, nel 2008. A dieci anni dall'evento forse più importante della sua carriera, quel goal al Brasile di cui tra i fiordi ancora si parla. La neve a Oslo non si scioglie così in fretta, ma allora, i verdeoro si sciolsero al cospetto di Tore André. Eh già.

Poi si ritorna sempre dove si è stati bene e quando si parla di Flo, spesso e volentieri la rima primaria e unica è quella della Nazionale norvegese. Ma i dati di ieri al Chelsea, fossero oggi, porterebbero a decine di milioni sul piatto, e al collegamento immediato con i Blues. Ed è proprio lì che Flonaldo torna, senza scarpette da ballo o scarpette da calcio. Da allenatore, invece, con scarpe spesso poco comode forse, ma molto eleganti e professionali. Alternate a quelle in campo, per dirigere le giovani promesse.

Punta tutto sugli Under, prima al Chelsea, poi con la Norvegia. Per far sì che capiscano quanto chiunque, anche proveniente da un paese poco considerato a livello calcistico, da una città fredda, ma ospitale, possa arrivare al top, per decidere da solo il suo destino, senza farsi condizionare da voci su mancati trasferimenti nelle big, attue a nascondere il vero successo, che Flo ha ottenuto praticamente ovunque, escludendo quelle fallite per limiti d'età.

Per alcuni è stato solo una riserva di lusso, per altri semplicemente uno senza etichette. Capace di reinventarsi quando nessuno si aspettava una mossa simile. Siena, ad esempio. Lui ci ha visto lungo, ha vissuto in città d'arte e metropoli, si è allontanato dall'idea di essere una sola cosa, abbracciandone tante, segnando, colpendo di testa, fornendo assist e consigli. Mille vite, calcistiche e danzanti.

Pubblicità
0