La Champions League regala da sempre le emozioni più forti coinvolgendo le più grandi squadre del continente, ma il recente passato del torneo ha dato luce e riflettori al sorprendente cammino di due particolari outsiders: da una parte l'Ajax della stagione 2018/19, dall'altra l'Atalanta dell'ultima edizione.
Il destino le ha volute mettere una contro l'altra inserendole nel 'girone del bel gioco', dove figura anche il Liverpool di Klopp. Due realtà europee ormai consolidate, due modelli a confronto tra passato e presente con analogie e differenze.
Un anno e mezzo fa la formazione olandese meravigliava il mondo con un calcio spumeggiante, capace di eliminare la Juventus di Cristiano Ronaldo e sfiorare la finalissima: un'impresa quasi emulata dai nerazzurri di Gasperini, arrivati a un soffio dal trionfo contro il PSG di Neymar. Un cammino che ha inevitabilmente scatenato i più forti paragoni tra le due società.
Getty ImagesAnalizzando le due squadre dal punto di vista del gioco è impossibile non trovare analogie: quella forte tendenza nel portare tanti uomini in area avversaria , quella spensieratezza nelle giocate accompagnata da una freschezza atletica tipica di chi mette tutto sul campo, sia fisicamente che mentalmente.
Dalla cavalcata dell'Ajax sono emersi gioielli come De Ligt, De Jong, Van de Beek e Ziyech, pagati poi a peso d'oro dalle big d'Europa: dal fenomenale gruppo costruito da Gasperini le rispettive nazionali stanno attingendo a piene mani, sottolineando il talento di alcuni elementi ormai elevati nell'olimpo dei grandi, fino a qualche mese fa oscurati soltanto dall'estrema bellezza di un sistema di gioco quasi maniacale.
E' proprio però addentrandoci nei dettami tattici che iniziamo a trovare le prime differenze: se a Bergamo lo schema di gioco del 3-4-3 o 3-4-1-2 diventa quasi un vincolo imprescindibile, ad Amsterdam i giocatori vengono cresciuti per essere capaci di ampliare i propri orizzonti, figli di una mentalità maturata nel corso dei decenni in grado di cambiare per sempre le regole del gioco.
Se in casa Atalanta i giocatori vengono scelti per essere funzionali al diktat del Gasp, nel club orange è ancora ben impresso il marchio di quel 'calcio totale' che imponeva a ogni elemento della rosa di saper fare tanti ruoli, di dover essere efficaci in più zone del campo e in diverse fasi di gioco.
La base del 4-3-3 in casa Ajax è soltanto il punto di riferimento iniziale di un club che fa crescere in fretta i suoi ragazzi allenandoli per modificare e ricostruire, portandoli ad essere efficaci in più zone del campo e in diverse situazioni.
GettyAllargando invece il discorso sul piano societario troviamo sicuramente altre analogie: la Dea sta ormai da diversi anni emulando quella politica di valorizzazione dei talenti che per anni è stata il punto di forza dell'Ajax, con una fondamentale attenzione per il settore giovanile e in generale per la crescita interna dei talenti.
I lancieri hanno però dalla loro il fatto di essere storicamente una big del proprio paese, con una tradizione internazionale ormai consolidata nei decenni: l'Atalanta sta invece sgomitando con un ambizioso progetto tra le big del Nord Italia, nel tentativo di portare quel tanto celebrato 'gioco europeo' in un paese che recentemente ha fatto fin troppa fatica
Differenze e analogie sottolineate anche dallo stesso Gasperini nel corso della conferenza stampa della vigilia:
"Dal punto di vista tattico siamo due squadre diverse, loro sono un laboratorio anche sotto questo punto di vista. In Champions sperimentano di meno, ma per me rimane un punto di riferimento. Propone sempre alcune idee molto efficaci, l'Ajax per me è sempre stato un modello . Ma siamo organizzati in modo diverso".
Due modelli economici sani, due modi di vedere il calcio a tratti simili, due squadre capaci di emozionare e incantare per mesi: Atalanta e Ajax, ancora sotto i riflettori della Champions, questa volta una contro l'altra: a voi la scena.




