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2019_8_8_Asensio(C)Getty Images

La ribalta di Asensio: quel goal alla Juventus diventato uno sfottò

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Avete presente i tormentoni estivi, quelli che spesso ci capita di canticchiare senza sosta, magari sotto la doccia? Bene, anche il calcio ha i suoi. Esattamente assumono il nome di 'sfottò', pungenti e mai banali, allo scopo di ferire nell'orgoglio i rivali appena sconfitti. E, sempre riguardo al calcio, ce n'è uno entrato di diritto nella storia dei campanilismi nostrani: vittima la Juventus.

Il protagonista indiscusso della storia è Marco Asensio, autore di un goal che gli ha letteralmente cambiato la vita, permettendo al suo nome di travalicare i confini spagnoli fino a raggiungere lo spicchio antijuventino dell'Italia che ancora oggi lo ricorda come un eroe. Merito della finale di Champions League disputata tre anni fa a Cardiff, in Galles, ennesima chance gettata al vento da 'Madama' di conquistare la coppa più ambita che sfugge ormai dal 1996.

Allora Cristiano Ronaldo faceva ancora le fortune dei 'Blancos' e il compito di guidare l'attacco dei campioni d'Italia era affidato a 'mister 90 milioni' Gonzalo Higuain: per Asensio, arrivato a Madrid l'estate precedente, solo panchina e la promessa di un impiego a gara in corso se la situazione avesse preso una piega favorevole. Piega puntuale al 19' con il primo sigillo di 'CR7' a cui risponderà, sette minuti più tardi, Mandzukic con una magia da rivedere in loop.

Si va al riposo sull'1-1 ed è proprio in quel lasso di tempo che separa le squadre dal ritorno in campo che succede qualcosa all'interno dello spogliatoio bianconero: cosa di preciso non lo sapremo mai, fatto sta che al rientro sul terreno di gioco i ragazzi di Allegri sono la copia bruttissima del gioco corale offerto nella prima frazione. Improvvisamente manca il mordente, la voglia di fare proprio il risultato, e gli spagnoli ne approfittano: prima con un tiro beffardo di Casemiro, poi con il secondo sigillo di Ronaldo. Un uno-due micidiale che mette ko la Juventus a livello psicologico.

Esattamente lo scenario sognato alla vigilia da Asensio che può così fare il suo ingresso in campo al minuto 83 al posto di Isco: gli spazi offerti dai piemontesi (nel frattempo rimasti orfani di Cuadrado, espulso) sono delle vere e proprie praterie che esaltano il gioco a massimo due tocchi dei madrileni, che penetrano nella difesa avversaria alla pari di un coltello che affonda la sua lama nel burro.

La lama in questione è Marcelo, il cui assist è un invito a nozze per il rimorchio di Asensio che non può sbagliare da pochi metri e con l'intero specchio della porta a disposizione: è il goal che mette il punto esclamativo su una finale equilibrata solo per metà e, allo stesso tempo, il simbolo indiscusso della delusione juventina che per i rivali interisti e milanisti è pura manna dal cielo.

Settima finale persa e via, come prevedibile, agli sfottò: i cellulari si surriscaldano, pieni zeppi di messaggi irriverenti che fanno da proiettili per l'anima dei tifosi perdenti. Uno, in particolare, risalta sugli altri: "Asensio 4-1, è finita". Pochi caratteri che racchiudono l'essenza di una rivalità giunta ormai a livelli ineguagliabili, oltre che lo slogan perfetto da riutilizzare in caso di nuovo 'fallimento' europeo della Juventus.

Asensio, a sua insaputa, diventa l'eroe designato dell'antijuventinità, lo spauracchio su cui fare affidamento per rievocare gli spettri di quella serata da dimenticare per Buffon e compagni: i 'meme' sui social si sprecano e, da riserva di lusso, si trasforma in patrimonio inestimabile del Real Madrid che qualche mese più tardi gli rinnoverà il contratto, blindandolo dagli assalti delle altre big europee.

"Il mio goal preferito resta quello segnato in finale di Champions League, fu incredibile".

Attualmente Asensio si sta rimettendo in sesto dopo il grave infortunio estivo rimediato in International Champions Cup contro l'Arsenal: rottura del legamento crociato anteriore e del menisco esterno, roba che solo a sentirla fa venire i brividi. Dovrà avere un pizzico in più di pazienza prima di tornare ad aleggiare, sotto forma di incubo, nei sogni di gloria continentale della Juventus.

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