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Andrei KanchelskisGetty Images

Andrei Kanchelskis, re della sfortuna: "Ho dato una chance a Beckham"

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L'episodio se lo ricordano un po' tutti, nostalgici di un calcio perduto e non: Andrei Kanchelskis che scatta sulla fascia, Taribo West che entra in maniera completamente scomposta sulle sue gambe. Solo giallo per il nigeriano, uscita in barella per il russo. Inter-Fiorentina 3-2, terza giornata del campionato 1997/98. Una sorta di spartiacque dell'avventura italiana, e in fondo della carriera, dell'ex esterno del Manchester United.

All'epoca Kanchelskis aveva 28 anni. Era arrivato dall'Everton qualche mese prima, nel gennaio del 1997, acquistato da Vittorio Cecchi Gori per 15 miliardi delle vecchie lire. Un colpo per la Serie A, l'ennesimo di quegli anni di spese e vacche grasse. E un colpo per la Fiorentina di Toldo, di Rui Costa e di Batistuta, di Claudio Ranieri e poi di Alberto Malesani.

L'esperienza italiana di Kanchelskis, però, non va come tutti si aspettano. Se la fortuna è cieca, con lui la sfortuna pare vederci benissimo. Un infortunio ad aprile in Nazionale e un altro a maggio in campionato ne condizionano pesantemente i primi mesi viola. E poi, all'alba dell'annata successiva, ecco l'entrata assassina di West che lo costringe a rimanere lontano dai campi per un mese. Nulla in confronto a quanto accade il 29 ottobre: Andrei recupera più in fretta del dovuto, scende in campo nello storico spareggio mondiale tra Russia e Italia, quello disputato sotto una tormenta di neve, e si frattura la rotula. Stagione non finita, ma quasi. E carriera compromessa.

E dire che Kanchelskis, il Kanchelskis sano, era un giocatore vero. Verissimo. Un aneddoto su tutti: dicono che sia stata l'ascesa di un giovanissimo David Beckham a costringerlo a emigrare all'Everton, ma la realtà pare essere leggermente diversa.

"Beckham ha scritto nella propria autobiografia che, se io non avessi lasciato Manchester, lui non avrebbe giocato. Sono contento di avergli dato una chance... - ha scherzato, intervistato dal sito russo 'Sport-Express' - E il risultato è che mi riconoscono più in Inghilterra che in Russia".

Altro aneddoto? Riguarda il rapporto con Sir Alex Ferguson, che allenò Kanchelskis dal 1991 - anno del suo arrivo a Manchester dallo Shakhtar - e che, quattro anni più tardi, decise di lasciarlo andare in direzione Liverpool.

"Quando lasciai il Manchester United, Ferguson si scusò con me davanti a tutta la squadra".

Andrei Kanchelskis Manchester UnitedGetty Images

Ecco, dunque, perché Kanchelskis pareva davvero poter sfondare anche in Serie A. Un'aletta di quelle che non se ne vedono più, sempre pronte a puntare l'uomo e a scattare verso il fondo. Tutto spazzato via in quel pomeriggio di San Siro. Fino alla cessione agli scozzesi dei Rangers al termine della stagione 1997/98.

"Dopo quel fallo di West è stato difficile riprendermi. Ho vissuto un periodo di depressione sportiva quando non giocavo, anche se sia Ranieri che Malesani mi hanno sempre sostenuto", ha detto Kanchelskis qualche anno fa a 'Radio Bruno'.

Qualità tecniche a parte, poi, Kanchelskis era un personaggio capace di lasciar trasparire i propri contorni bizzarri. Come quella volta, proprio ai Rangers, in cui salì con entrambi i piedi sul pallone e si portò la mano sulla fronte per fingere di cercare un attaccante non troppo alto. La sua squadra, per la cronaca, stava vincendo per 3-0. Sorriso e irriverenza al potere, tra un infortunio e l'altro.

In quale categoria, dunque, può essere racchiuso il Kanchelskis versione Fiorentina? Flop, bidone? Forse meteora, ecco. Non tanto per colpa sua, quanto per i continui guai fisici che lo hanno tormentato e gli hanno fatto perdere il sonno. Per informazioni, chiedere a Taribo West.

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